L'INCHIESTA

Luigi Lusi: «facevo false fatture, me lo chiedeva il partito»

Seconda udienza del processo all’ex senatore

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L'inchiesta de L'Espresso

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ROMA. Seconda udienza a Roma per il processo che vede tra gli imputati l’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi.
«In politica non si lascia traccia di nulla e dico questo non perché‚ tutti sono cattivi e io sono l'unico buono ma perché‚ mai il sottoscritto ha ricevuto un ordine scritto di fare o non fare qualcosa. Le cose si dicevano sempre a voce, in politica si fa così».
Sono queste le dichiarazioni spontanee rilasciate dell’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, davanti ai giudici della IV sezione penale. Lui è imputato, con altre tre persone, di associazione per delinquere finalizzata all'appropriazione indebita.
Lusi ha spiegato che dal 2007 ha pagato «fatture il cui oggetto non corrispondeva al vero perché‚ ma solo perché‚ me lo chiedevano le singole correnti del partito. Pagavo una cosa la cui prestazione non era mai pervenuta: si tratta di fatture false»
Dal settembre scorso, dopo 91 giorni trascorsi nel carcere di Rebibbia e a seguito del voto favorevole del Senato, Lusi sta scontando i domiciliari nel Santuario della Madonna dei bisognosi a Pereto - Rocca di Botte, località di Monte Serra Secca.
Lusi oggi è accusato di appropriazione indebita (20 mln di euro sottratti alle casse della Margherita) e di concorso in intestazione fittizia di beni.
Dalle indagini è emerso che Lusi avrebbe speso 70 mila euro per una settimana alle Bahamas, pranzato con spaghetti al caviale (180 euro il piatto) al Pantheon e pranzi a Carsoli da 1.500 euro. E poi viaggi esclusivi a Londra, New York, Parigi. Faceva la bella vita, insomma, e a pagare erano le casse della Margherita.
Secondo la ricostruzione della procura di Roma sono transitati dalla cassaforte della Margherita alla società Ttt Srl (si contano almeno 90 bonifici diversi), una società riconducibile al senatore. I soldi venivano trasferiti con la causale «pagamento di fatture per consulenze».
Da qui, poi, avrebbero preso strade diverse tramite bonifici bancari. Ci sono ad esempio 49 mila euro finiti direttamente nel conto personale dell’ex tesoriere, 1,9 milioni di euro sono stati utilizzati per l’acquisto di un appartamento in via Monserrato 24 a Roma, 272mila euro sono finiti alla Luigia Ltd, società canadese sempre riconducibile a Lusi, 60 mila euro allo studio legale Lusi (il suo), 119.000 euro allo studio di architettura canadese Giannone-Petricone. Si noti che Pina Petricone è la moglie italo canadese di Lusi. 5,1 milioni sono serviti per pagare le imposte mentre gli ultimi 4,6 milioni di euro sono stati versati in due tranches alla ‘Paradiso Immobiliare’ un'azienda canadese che si occupa di transazioni di stabili e appartamenti e parte di quei soldi sarebbero serviti per acquistare una villa a Genzano, ai Castelli Romani. La causale dei versamenti, però, è sempre la stessa: ‘consulenza’.