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Sanità Abruzzo, taglio lineare del 9,26% alla specialistica ambulatoriale privata

Spending review all’abruzzese: il governo voleva ridurre dell’1%

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ABRUZZO. «Firmare il contratto entro il 5 aprile e accettare il taglio di 3 mln alla specialistica ambulatoriale».
Il decreto del commissario Gianni Chiodi arriva improvviso, ma non inaspettato per la sanità privata. Questa decisione è però la conseguenza pratica per la seconda annualità della “spending review”: nel primo anno ci doveva essere un taglio dello 0,50 (in Abruzzo lievitato al 9,9%), nel secondo anno il taglio annunciato era dell’1% che però, da quanto si legge nel Decreto commissariale, è arrivato al 9,26%.
I tagli previsti sono: 600 mila euro per la Fisiokinesiterapia e gli studi radiologici, 1 mln e 892 mila per le Cliniche, 27 mila euro per le banche a visita (medici privati) e 535 mila euro per i laboratori analisi.
Dunque il budget iniziale di 32.988.000 euro iniziali (2010) arriva nel 2013 a 29.942.000 euro con una tappa intermedia di 30.244.000 da cui è stato detratto l’1% pari a 302 mila euro. Il tutto concorre al taglio della spesa sanitaria nazionale che per il 2013 prevede una riduzione di 1.800 mln. In realtà, fatti i conti tra le attività che hanno smesso di operare e quelle nuove e considerato anche che i tetti pre-spending review erano già stati ridotti con i decreti commissariali 55-56 e 57 del 2011, c’è però il rischio che si vada a ripetere la stessa conflittualità verificatasi con i tagli sull’ospedalità.


 Infatti secondo il decreto Monti, questi tagli dovevano essere dello 0,5% per il consuntivo 2011. Ma in Abruzzo il taglio è arrivato al 9,9% tanto che sull’argomento si aspetta la sentenza del Consiglio di Stato: infatti il Tar ha dato ragione al ricorso delle cliniche contro l’applicazione troppo onerosa della spending review da parte del Commissario che ha applicato il taglio dello 0,5% ad un consuntivo del 2011 inferiore di molto al preventivato. Così, visto che alcune cliniche non avevano lavorato causa terremoto, la cifra di molto ridotta è stata rispalmata sulle cliniche che invece avevano lavorato e che sono state fortemente danneggiate.
Ora per la specialistica ambulatoriale - riferita solo alle cliniche - il tetto complessivo scende da 20.436.355 euro a 18.543.925 euro (comprensivo della mobilità extra regionale), con una diminuzione – come detto – di 1.892.430 euro, pari al 9,26%. 


In ordine decrescente questo significa un taglio di 385.826 euro per Villa Serena (Pescara), di 381.185 per Villa Pini (Chieti), di 322.765 per Pierangeli (Pescara) e di 218.894 per Spatocco. A seguire, con importi minori, Immacolata di Celano, Sanatrix, Santa Maria, Villa Letizia, San Raffaele e Ini.
Si tratta – come si può capire – di una decisione che applica la ratio della “spending review”, ma non lo scaglione dell’1%, così come non era stato applicato quello dello 0,5%.
Altri ricorsi-fotocopia in vista?
 Non è escluso perché un conto è tagliare l’1% ad un budget di 4 mln di euro (si tratterebbe di 40 mila euro), un altro conto è tagliare quasi 400 mila euro con il 9,26%.
Infine appare un pò vessatorio il termine ultimo fissato al 5 aprile prossimo per gli imprenditori che vogliono sottoscrivere  i nuovi contratti.
E questo non tanto per i tempi che necessariamente debbono essere anticipati il più possibile all’inizio dell’anno solare, quanto per la mancata concertazione con la sanità privata alla quale resta solo l’arma del ricorso al Tar o al Consiglio di Stato per contestare tagli e criteri.
 Dal punto di vista della politica sanitaria, questo ennesimo taglio lineare fa risaltare ancora di più  la contraddizione del decreto  governativo intitolato: “ Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”. Resta infatti un mistero come si possa attuare questa «invarianza dei servizi» quando è del tutto pacifico che con meno personale e meno attrezzature i servizi non possono che diminuire. 


Sebastiano Calella