DOPO VOTO

Abruzzo/Costantini prova a salvare l’Italia dei Valori: «torniamo a bordo, cazzo»

Il partito di Di Pietro mai così vicino al naufragio

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Costantini, Di Pietro, Mascitelli

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ABRUZZO. L’Italia dei Valori come la Costa Concordia che è naufragata.
E Carlo Costantini come il capitano Gregorio De Falco che la notte del 18 gennaio gridò al capitano Francesco Schettino: «vada a bordo, cazzo».
Antonio Di Pietro ha presentato le sue dimissioni irrevocabili da presidente dell’Idv (congelate però fino al prossimo Congresso) e dall’Abruzzo parte il tentativo di salvare il partito.
L’Italia dei Valori si è presentato alle ultime politiche insieme ad Antonio Ingroia e a Rivoluzione Civile. Il risultato è stato disastroso. L’1,79% dei consensi in Senato (circa 500 mila voti), il 2,25% alla Camera (700 mila voti). Nessun rappresentante entrerà in Parlamento. Il giorno dopo Di Pietro si è dimesso, Ingroia si è eclissato e questa settimana dovrà decidere se tornare al suo incarico in Guatemala.
«Ho doverosamente rassegnato le mie dimissioni, in segno di rispetto verso il partito, i suoi militanti e gli elettori», ha scritto su Facebook l’ex pm di Tangentopoli. Poi, però, ha annunciato di aver congelato le dimissioni «in modo da accompagnare il partito fino al Congresso».


Un Congresso che secondo Carlo Costantini, consigliere regionale dell’Idv, bisogna fare al più presto: «occorre cambiare davvero e occorre farlo subito. Non alla fine dell’anno, quando saremo rimasti qualche decina e l’Italia sarà cambiata per sempre, dopo averci visto semplici spettatori. Il congresso va fatto subito, domani».
Anche in Abruzzo la delusione per il responso elettorale è stata scottante sebbene il risultato regionale sia stato superiore alla media nazionale con un 3,3% alla Camera e un 2,6% al Senato. Nessuno, comunque, entrerà in Parlamento. Nemmeno il senatore uscente Alfonso Mascitelli che martedì mattina ha annunciato le proprie dimissioni dalla carica di segretario «per accelerare al massimo l’avvio di una nuova stagione, per recuperare la credibilità delle battaglie fatte e del nostro impegno futuro». 


L’inizio della fine del partito di Di Pietro, nessuno lo nega, è stata l’inchiesta televisiva di Report  che ha messo in grosse difficoltà il leader molisano. Anche Costantini lo ha confermato qualche giorno fa sui social network: «errore e' poco. Ha fatto una cazzata epica !!»
E poi ha spiegato ancora: «che la performance di Di Pietro a Report sia stata pessima ed indifendibile e' noto a tutti. Ma considero una offesa alla mia intelligenza l'autodifesa della giornalista (Sabrina Giannini, ndr), che sul Corriere ha tenuto a sottolineare che, in fondo, anche il Pd in quella trasmissione era stato messo in difficolta' per il caso Lusi». Costantini, (che subito dopo quella puntata ‘profetizzò’ «ci hanno ammazzato») chiede alla giornalista di rivelare «oggi che il disegno e' andato a buon fine, chi le ha commissionato il lavoro».


Intanto il consigliere regionale ha preparato un documento che pubblicherà nelle prossime e che chiederà venga messo a votazione nell’esecutivo del 10 marzo. «I Partiti possono cambiare e l’Idv, in particolare, deve cambiare: e l’unico modo per farlo è azzerando tutto, senza esclusioni e deroghe. Nel frattempo, considerato che la partita congressuale è già iniziata e che le regole non si cambiano in corsa, ho chiesto a tutti i miei colleghi dell’Ufficio di Presidenza non solo di non modificare neppure di una virgola le attuali regole statutarie (dunque, dal mio punto di vista il Notaio già convocato per martedi può anche evitare di venire in sede) ma anche di dimettersi tutti insieme a me dalla carica, in occasione della prossima riunione. Nessuno ci impedirà di gestire solo l’ordinaria amministrazione nell’attesa che, in poche settimane, un congresso straordinario ci restituisca una linea politica, delle ferree regole di comportamento e di partecipazione ed una leadership».
a.l.