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Abruzzo/Ombrina Mare, la Regione tace e il Ministero acconsente

Wwf: «il presidente Chiodi chiarisca, fatto gravissimo»

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ABRUZZO. La Regione Abruzzo sul progetto di Ombrina Mare non ha mai fatto pervenire il proprio parere.
E’ quanto emerge dal Decreto positivo del Ministero dell'Ambiente sul progetto al largo della costa teatina, per la realizzazione di una mega-piattaforma con centro di raffinazione in mare di fronte alla costa teatina. Il decreto è stato pubblicato dal professor Enzo Di Salvatore sul proprio blog e l'ufficio stampa del Ministero dell'Ambiente ha confermato la firma da parte del ministro Clini.
Il documento, tra le altre cose, riporta una frase inquietante: «preso atto che, seppur sollecitata in data 11.07.2012, la Regione Abruzzo non ha fatto pervenire il proprio parere di competenza».
«Si tratta di una mancanza, se confermata, di inaudita gravità», denuncia il Wwf, «chiediamo al presidente Chiodi di chiarire, documenti alla mano, quale è stata la posizione della Regione Abruzzo in questa vicenda».
Per l'associazione è ormai evidente che le uniche due strade da seguire sono i ricorsi in sede amministrativa davanti al Tar da parte di tutti coloro che possono essere danneggiati da questo progetto (associazioni, enti) e l'immediata cancellazione da parte del nuovo parlamento delle norme che hanno portato alla riattivazione del procedimento autorizzatorio di Ombrina.

Il Wwf, assieme alle altre organizzazioni e ai cittadini, come emerso in un'assemblea ieri sera a S. Vito, intende proporre una grande manifestazione per il prossimo aprile per la salvaguardia della Costa dei Trabocchi e del medio e basso Adriatico. 
Per concordare con tutti queste proposte, i cittadini, gli amministratori e le associazioni si incontreranno venerdì 1 marzo alle ore 15 presso la Camera di Commercio di Chieti Scalo in via Fratelli Pomilio (ex Foro Boario), iniziativa promossa dal WWF assieme a Confcommercio .
«I cittadini non possono e non vogliono più subire scelte compiute sulla propria vita e sulla propria testa», interviene anche la Cgil. «L'opposizione dei cittadini, le delibere delle amministrazioni locali, le nette prese di posizione di tante associazioni non hanno ricevuto alcuna considerazione». 

La Cgil Abruzzo, insieme a quelle di Puglia e Molise, è stata e resta contraria alla trivellazione nel mare Adriatico, di fronte al Parco della costa dei Trabocchi, e denuncia «lo scempio ambientale ed economico che tale scelta comporterà per lo sviluppo futuro».
La Cgil Abruzzo chiede al governo regionale di ascoltare la voce dei cittadini, «di farla propria, assumendola nella programmazione, confermando e rafforzando la scelta compiuta alcuni anni fa e diventando “portavoce” istituzionale presso il governo nazionale delle ragioni scientifiche, sociali e culturali che sorreggono lo sviluppo sostenibile della nostra regione».

«Come balneatori del tratto di costa interessato da questo attentato al turismo, ci opporremo con tutte le forze alla realizzazione di questo progetto scellerato e privo di qualunque rispetto della volontà popolare», annuncia Fiba-Confesercenti, la più rappresentativa associazione delle imprese balneari d’Abruzzo.  «Non permetteremo – proseguono i balneatori di Fiba-Confesercenti – che il futuro dei nostri figli, dei nostri territori e delle nostre imprese sia compromesso da scelte compiute dalla burocrazia contro la volontà di chi vive in questi luoghi. Il futuro di quest'area è lo sviluppo sostenibile ed è in quella direzione che abbiamo investito: nessuno si permetta di fare pericolose inversioni di marcia».
I BALNEATORI: «PRONTI ALLA MOBILITAZIONE»

«Come balneatori del tratto di costa interessato da questo attentato al turismo, ci opporremo con tutte le forze alla realizzazione di questo progetto scellerato e privo di qualunque rispetto della volontà popolare», annuncia Fiba-Confesercenti, la più rappresentativa associazione delle imprese balneari d’Abruzzo.  «Non permetteremo – proseguono i balneatori di Fiba-Confesercenti – che il futuro dei nostri figli, dei nostri territori e delle nostre imprese sia compromesso da scelte compiute dalla burocrazia contro la volontà di chi vive in questi luoghi. Il futuro di quest'area è lo sviluppo sostenibile ed è in quella direzione che abbiamo investito: nessuno si permetta di fare pericolose inversioni di marcia».

CHIODI: «INTERVENGA IL PARLAMENTO»

A tempo ampiamente scaduto (il ministero ha sollecitato la Regione a luglio scorso ma da L’Aquila non sono arrivate risposte) Chiodi sostiene che la Regione è contraria («da sempre») ad Ombrina.   Il governatore ha chiesto ad Alfano che, appena possibile, il Parlamento italiano faccia valere le disposizioni contenute nel decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128, a firma dell'allora ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Il decreto istituiva, di fatto, il divieto di ricerca, prospezione o coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi all'interno di aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, nonché all'esterno delle stesse, nelle zone marine poste entro dodici miglia dalle aree protette. 

«La Regione Abruzzo, lo ripeto ancora una volta, - ha detto il Presidente - sotto la mia amministrazione si è sempre dichiarata contraria a tutti i progetti petroliferi, nel nostro mare e sulla terraferma. Ombrina mare nasce, non dimentichiamolo, con il governo Prodi, con Pecoraro Scanio e Bersani ministri, che firmarono gli atti autorizzativi. La concessione all'estrazione fu bloccata dopo forti pressioni da parte nostra al Governo e solo grazie al ministro Prestigiacomo, con il governo Berlusconi, nel 2010. Noi eravamo rimasti a questo atto di diniego. Oggi, invece, la decisione del Governo Monti ci riporta indietro nel tempo, al 2008. Bisogna fare presto per bloccare ogni procedura autorizzativa». «Oggi – commenta invece il presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo, Nazario Pagano – è necessario aprire una profonda riflessione su questo tema, che veda Stato e Regioni sedere allo stesso tavolo con pari dignità, nell’interesse generale del nostro Paese».