Camoscio d’Abruzzo, anche il Parco contro il ‘declassamento’: «rischio bracconaggio»

Presentate osservazioni: «formalmente ineccepibile ma…»

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Camoscio d’Abruzzo, anche il Parco contro il ‘declassamento’: «rischio bracconaggio»
ABRUZZO. A dicembre è pervenuta anche al Parco la proposta di review dello status del Camoscio d’Abruzzo formulata dal Central Eastern office-TRAFFIC Europe .


Della questione si parlerà nei prossimi giorni a Bangkok dal 3 al 14 Marzo 2013. L’ iniziativa è di tutti i Paesi europei (Italia compresa), guidati dalla Danimarca.
L’animale non è più a rischio estinzione da qui l’iniziativa di un ‘declassamento’ che secondo alcuni lo potrebbe mettere in pericolo: oggi ci sono oltre 1.500 esemplari grazie anche al lavoro del parco e alle leggi che lo hanno tutelato.
Dopo la proposta di ‘declassamente’ il Parco Nazionale d’Abruzzo si è subito attivato formulando commenti e osservazioni nei primi giorni dell’anno, nella speranza del sostegno anche da parte della Autorità di gestione CITES nazionale in sede di Conferenza delle parti.
«La proposta di review è in qualche modo da collegarsi alla decisione dell’UICN di modificare la categoria di rischio con cui era stata a suo tempo classificata la specie», spiega il commissario straordinarioGiuseppe Rossi, «considerandola da endandered a vulnerable. Questo ovviamente a fronte dell’indubbio successo delle operazioni di reintroduzione che hanno consentito il formarsi di nuovi nuclei della specie nei Parchi della Majella, del Gran Sasso-Laga e dei Monti Sibillini portando il numero di effettivi a oltre 1500».
All’inizio degli anni settanta la popolazione di Camoscio d’Abruzzo, concentrata praticamente in un’unica area del Parco, aveva un consistenza di appena 200-250 esemplari. Quindi, dal punto di vista formale, la classificazione della specie nella Appendice II anziché nella Appendice I, con conseguente “declassificazione”, potrebbe considerarsi ineccepibile.
Ma potrebbe risultare «prematura», continua Rossi, «anche in considerazione dei casi di bracconaggio che ancora si verificano o che potrebbero essere indotti da tentativi di commercializzazione illegale dei trofei che, come è noto, in questo caso sono particolarmente belli».


Per questo il Parco ha chiesto che, in ogni caso, la specie venga comunque attenzionata e sottoposta a monitoraggio costante per una eventuale revisione di tale decisione (qualora dovesse essere assunta) nell’arco di 2 massimo 3 anni quando saranno acquisiti i risultati definitivi delle ricerche in atto e delle attività che si stanno conducendo nell’ambito del progetto Life Coornata in corso di attuazione.
Le operazioni di introduzione e reintroduzione sin qui condotte ha portato il numero alle circa 1500 unità, le attuali condizioni non consentono di considerare il camoscio d’Abruzzo/appenninico del tutto fuori dal rischio estinzione.
«Il numero di effettivi rimane comunque ridotto, la presenza è ancora concentrata in poche aree, i possibili rischi non possono essere considerati superati», sottolinea ancora Rossi. «Tali rischi, anche di carattere sanitario, possono infatti discendere dalla compresenza di bestiame domestico e fauna selvatica nelle aree di pascolo frequentate dal camoscio, dalla competizione alimentare con bestiame domestico ma anche con altre specie selvatiche con conseguente trasformazione di alcuni pascoli, da un forte inbreeding, e da altre cause che si stanno studiando. In conclusione, la proposta di revisione della classificazione del Camoscio d’Abruzzo, può essere considerata il risultato ultimo di quanto sin qui fatto per la tutela della specie per cui, se da una parte non si può che essere soddisfatti del successo dei progetti di reintroduzione, dall’altra è un passaggio che va gestito con attenzione anche dalla comunità internazionale, trattandosi della conservazione e della tutela di una specie rara e comunque ancora a rischio».