OPERE E OMISSIONI

La spina nella costola della Snam si chiama Abruzzo

Comitato contro gli amministratori e politici del centrodestra latitanti

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Chiodi, Scelli, Pelino

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ABRUZZO. La definizione (abusata) è “infrastruttura strategica” che sarebbe per gli ideatori-promotori, «necessaria per lo sviluppo energetico del Paese» e non solo.
La Snam (società controllata da Eni) prevede la realizzazione di una rete di metanodotti per una lunghezza di circa 690 chilometri che collegano Massafra in provincia di Taranto a Minerbio in provincia di Bologna.
Il metanodotto si muove lungo tutta la dorsale adriatica e passa anche per l’Abruzzo dove però ha incontrato una resistenza “ambientale” diversa e rischia l’intoppo definitivo.
Mentre nel resto d’Italia il progetto ed i lavori sono andati avanti senza troppi problemi il metanodotto rischia di non congiungersi proprio nel territorio abruzzese dove -nella zona di Sulmona- dovrebbe nascere una centrale di compressione che è stata presa di mira dai comitati ambientalisti ed ora anche dalla Commissione Via della Regione che ha bocciato il progetto.
Si preannuncia, tuttavia, una procedura piena di sorprese e cavilli, con una serie di appelli e decisioni che si attendono a breve e che potrebbero far riprendere l’iter amministrativo che ora deve ricominciare da capo. Le spinte e gli interessi miliardari sono tali e tanti che difficilmente si fermeranno davanti ad un gruppo di persone, seppure agguerrito, come gli aderenti al comitato abruzzese.


Così dopo la bocciatura arrivata dalla Conferenza dei Servizi della Regione, la Snam continua il suo cammino verso l’obiettivo prefissato ma nel territorio tale comportamento è stato visto come «sprezzante dei legittimi diritti delle popolazioni coinvolte».
Come molti dei progetti avversati in Abruzzo anche questo è stato fin dall’inizio calato dall’alto, mai concertato, imposto. A questo si è aggiunto anche il fatto che molti aspetti sono rimasti oscuri e non senza piccoli e grandi scandali rimasti confinati in piccole parentesi già dimenticate.
Il principale argomento di scontro (tra l’altro inoppugnabile) è che l’opera dovrebbe attraversare zone ad alto rischio sismico (tra l’altro attraversando zone del cratere del terremoto de L’Aquila del 2009).
«Ma tutto questo la Snam continua a non volerlo capire e continua ad anteporre su tutto e su tutti i suoi interessi», spiegano i componenti del comitato dei cittadini per l’ambiente, «la multinazionale del gas può permettersi questo atteggiamento arrogante perché vi sono politici che, tradendo i loro doveri istituzionali, ne favoriscono il gioco. In testa alla classifica dei politici che, anziché difenderlo, hanno voltato le spalle al territorio ci sono Paola Pelino e Maurizio Scelli. Di loro non si ricorda nessuna iniziativa che, in quanto deputati, abbiano mai preso per contrastare il pericoloso e dannoso progetto della Snam. Non si sono mai visti in nessuno dei tanti momenti di lotta messi in atto dai cittadini né hanno avuto alcun ruolo nella approvazione della risoluzione antigasdotto della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Anzi, i loro amici Ministri del Governo Berlusconi, Prestigiacomo e Romani, ci hanno "regalato" i due decreti a favore del progetto Snam, senza che si degnassero di dire una sola parola in merito. Bene ha fatto Maurizio Scelli a non ricandidarsi. Ci chiediamo, invece, con quale faccia la Pelino può ripresentarsi e tornare a chiedere la fiducia degli elettori».


Parole dure anche per l’attuale presidente della Regione, Gianni Chiodi «degno compare di latitanza della Pelino», «il quale continua a non aver nessun rispetto della Istituzione che presiede. Da lungo tempo stiamo attendendo l'attuazione delle risoluzioni del Consiglio Regionale e della legge regionale che gli impongono di negare l'intesa con lo Stato. Perfino il Collegio regionale per le garanzie statutarie è intervenuto, ma inascoltato, sottolineando che la mancata attuazione delle decisioni consiliari equivale a trasmettere ai cittadini "lo svuotamento completo dell'istituto della rappresentanza politica».
Tra i pubblici amministratori che non si sono mai visti, il comitato annovera anche il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo ed Antonella Di Nino.
«L'amministrazione provinciale non solo ha disertato la Conferenza dei Servizi sulla centrale», dice il comitato, «ma ha addirittura trasmesso alla Regione un parere favorevole dell'Ente, a firma del suo dirigente tecnico, facendo così carta straccia delle tre delibere di contrarietà approvate alla unanimità dal Consiglio Provinciale. Questo risultato è anche frutto del totale disinteresse dei consiglieri Gerosolimo, Caparso e Fusco».
C'è, infine, un ultimo presunto «fantasma»: il sindaco di Sulmona Fabio Federico.
«Adesso, dopo la positiva conclusione della Conferenza dei Servizi», accusa il comitato, «canta vittoria; ma affinché si arrivasse a questo risultato egli non ha mai mosso un dito. In Regione non si è mai visto con i cittadini. Ricordiamo invece la lettera segreta con cui, per conto del Comune, egli chiede alla Snam un milione e mezzo di euro in cambio della costruzione della centrale. Così come ricordiamo la sua difesa a spada tratta dell'assessore Gianni Cirillo, mantenuto al suo posto nonostante la sfiducia votata dal Consiglio Comunale per la sua posizione pro-Snam».