IL BUCO CON LA REGIONE INTORNO

L’Abruzzo bucherellato: la Regione dirà di sì a cavare 10mln di metri cubi

La provincia di Chieti fa la parte del leone

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ABRUZZO. L'Abruzzo rischia di perdere 10 milioni di metri cubi del suo territorio giovedì prossimo.
Al comitato Valutazione di Impatto Ambientale convocato per quel giorno su ben 30 interventi all'ordine del giorno 21 sono progetti di cave.
Dunque dalle prossime settimane si inizierà a scavare e ancora a scavare dopo un blocco durato un paio di anni. Aumentano le domande e le richieste che passeranno il vaglio del comitato Via mentre i tecnici sono al lavoro per la redazione del nuovo piano cave, una sorta di piano regolatore generale del settore che dovrebbe stabilire le zone di pregio e quelle dove è possibile prelevare materiale ed in che misura.
Prima delle regole arriveranno però le autorizzazioni e poi di vedrà.
Il Wwf, con un faticoso lavoro sul sito internet della Regione, («possibile solo a chi ha maturato lunga esperienza nel settore e certamente non al semplice cittadino»), ha provato a sommare le richieste dei cavatori per ogni singolo intervento. Prendendo in considerazione 20 dei 21 progetti («uno non è stato rintracciato») si arriva all'incredibile cifra di 9.835.817 metri cubi di nuovi possibili scavi.
Come sia possibile conciliare turismo, bellezze naturali, parchi con le cave è un dilemma non ancora risolto.
Ma gli ambientalisti sono abituati alle contraddizioni stridenti e mai chiarite in Abruzzo, la regione che quando deve fare turismo è la “Regione verde d’Europa” e quando c’è crisi energetica diventa nera e si vota al petrolio, quando c’è da rilanciare l’economia meglio il cemento e quando bisogna salvare la regione dalle emergenze rifiuti preferisce il proliferare di inceneritori.


Dunque la vicenda cave è solo l’ultimo mistero irrisolto che la Regione guidata da Chiodi e Castiglione dovrebbero spiegare.
Intanto i numeri diffusi dal Wwf parlano chiaro. La parte del leone la farebbe la provincia di Chieti con oltre 6 milioni di mc e mezzo (6.593.906, più i metri cubi di una cava a Paglieta di cui non è stato possibile risalire all'entità della richiesta), seguita dalla provincia di Pescara con 2.212.121 metri cubi, dalla provincia di L'Aquila con 607.000 mc e dalla Provincia di Teramo con 599.726 mc.
Il progetto più rilevante è quello proposto dalla società DAS per l'ampliamento di una cava a Civitaluparella per l'incredibile ammontare di quasi 4 milioni di metri cubi di calcare da estrarre (per la precisione 3.764.502 mc). Si ricorda che questa società si è vista recentemente sequestrare una cava proprio a Civitaluparella (la stessa?) dal Corpo Forestale dello Stato che ha contestato addirittura l'assenza delle autorizzazioni dal 2009 e il mancato ripristino ambientale stabilito dal vincolo paesaggistico cui la zona è sottoposta!
A seguire, in ordine di entità dell'intervento, vi è la cava della Laterlite a Lentella con una richiesta di scavo per 2.670.422 mc (di cui 1.960.000 di materiale utile). Anche in questo caso ricordiamo che recentemente il Comitato VIA ha già rilasciato un'autorizzazione “in sanatoria” «avendo la Ditta proceduto ad avanzare una richiesta di autorizzazione nello stesso comune a scavo già effettuato».
Tra gli altri interventi di grande entità si segnalano la nuova cava proposta dalla G.T.V. Inerti a S. Benedetto in Perillis (per 520.000 mc) posta in un'area ad elevatissimo valore paesaggistico in cima alle svolte di Popoli, l'intervento della T.I.S.A.M. a Turrivalignani per 600.000 mc di argilla (prossimo ad un Sito di Interesse Comunitario), quello della Lafarge Gessi ad Abbateggio (per 1.300.000 mc di cui 1.095.000 utili) e quello della DAELI a Civitella del Tronto (per 196.595 mc), in un territorio letteralmente crivellato dalle cave. 


«Il Wwf non ha più aggettivi per descrivere la situazione del comparto cave nella nostra regione e delle procedure di valutazione ambientale che vengono seguite in Abruzzo», Luciano Di Tizio, presidente del WWF Abruzzo, «Come si fa a valutare tutti questi interventi senza avere un quadro d'insieme che ci dica quali sono i reali fabbisogni e che indichi chiaramente le soluzioni alternative che pure ci sono? Ricordiamo che l'Italia è largamente inadempiente per quanto riguarda il recupero e il riutilizzo degli inerti, con un misero 10% rispetto al 90% della Danimarca e degli altri paesi del nord Europa. L'Abruzzo doveva redigere il Piano cave dal 1983: quest'anno malediciamo 30 anni di deregulation estrattiva che ci consegna un territorio martoriato da centinaia di cave, gran parte delle quali non recuperate. E' veramente sconfortante che il Consiglio Regionale abbia annullato la sacrosanta moratoria che aveva bloccato quest'assalto al territorio. In convegni e sedi istituzionali sentiamo da anni pomposi appelli circa i danni per la collettività derivanti dal consumo del suolo: parole vuote e ipocrite».
L’Abruzzo in queste condizioni se la “cava”?