IL FATTO

Abruzzo/Trema l’aeroporto: 5 mln di finanziamento a rischio. Consiglio Ministri si oppone

«Finanziamento di Stato non autorizzato»

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AEROPORTO

 

 

ABRUZZO. Una tegola pesantissima che potrebbe segnare il destino dello scalo aeroportuale che nel 2012 ha fallito l’obiettivo che si era posto dei 600 mila passeggeri.
L’8 febbraio scorso il Consiglio dei Ministri ha impugnato la Legge Regionale 69/2012 che rifinanziava per 5,5 milioni di euro l'aeroporto d'Abruzzo. Una somma necessaria per la sopravvivenza dello scalo. Il sì della maggioranza era arrivato alla vigilia delle festività di fine anno: una boccata d’ossigeno infiocchettata sotto l’albero di Natale della Saga. Il 2013 è cominciato con il piede giusto e le perturbazioni sembravano essersi allontanate. L’equipaggio era pronto al decollo. Anche perché pochi giorni dopo, sempre lo scalo abruzzese, era stato ‘promosso’ dal Governo e inserito nella lista dei magnifici 31 che potrebbero ottenere sostegni economici dallo Stato. Per il momento c’è solo un atto di indirizzo e la proposta dovrà essere sottoposta alla Conferenza Stato-Regioni.

I 5 MILIONI

Ma questo pare che sia il momento di allacciare le cinture di sicurezza. Da Roma, infatti, arriva la notizia che nessuno in Regione voleva sentire. Il Consiglio dei Ministri impugna il provvedimento e si rischia un brusco atterraggio.
Il Governo, infatti, fa notare che i 5 milioni che avrebbero dovuto garantire una nuova vita all’aeroporto sono stati stanziati «per il finanziamento di attività di internazionalizzazione attraverso progetti di promozione dello scalo».
Ma questa finalità, si contesta, «si pone in contrasto con i principi comunitari». E qui iniziano i problemi. Il finanziamento non è stato sottoposto al vaglio della Commissione Europea che avrebbe dovuto valutare la compatibilità della norma con l'impatto sulla concorrenza sugli scambi tra Paesi membri, e si configura «come un aiuto di Stato non autorizzato».
Il Cdm impugna così la legge e contesta il «mancato rispetto dei vincoli comunitari» e di aver ‘scavalcato’ lo Stato che, stando alla Costituzione, è l’unico a poter operare in materia di tutela della concorrenza.
La manovra di finanziamento della Saga oggi contestata non è nemmeno la prima volta che viene fatta, già in passato i soldi della Regione sono finiti a vario titolo alla società pubblica all'85% che gestisce lo scalo che poi li ha girati alle compagnie che nello scalo lavorano.
Dalla Regione a questo punto si può opporre. Signori e signori restate seduti fino allo spegnimento del segnale luminoso corrispondente.

Alessandra Lotti