ECONOMIA

Turismo, gli Italiani viaggiano di meno: male montagna e città d’arte

Aumentano i viaggi religiosi. Gli albergatori lanciano allarme Imu

Redazione Pdn

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Turismo, gli Italiani viaggiano di meno: male montagna e città d’arte
ROMA.  Diminuiscono i viaggi degli italiani, soprattutto quelli che vengono fatti per motivi di vacanza, e a risentirne sono innanzitutto la montagna, che registra un calo del 21% e le città d'arte, con il -19%.





I dati, relativi al 2012, lanciati ieri dal Report dell'Istat 'Viaggi e vacanze in Italia e all'estero in occasione dell'apertura della Bit di Milano, che verrà inaugurata domani, suscitano non poche preoccupazioni negli imprenditori, negli operatori del settore e anche nel mondo politico.
E dunque l'Istat certifica che nel 2012 i viaggi con pernottamento effettuati in Italia e all'estero dagli italiani stati 78 milioni e 703 mila. Rispetto all'anno precedente la riduzione è stata del 5,7%, che conferma la tendenza negativa avviata dal 2009.
In particolare i viaggi di vacanza (che rappresentano l'87,3% del totale) registrano il calo più significativo (-5,3%), anche se la flessione è meno marcata rispetto a quella osservata tra 2010 e 2011. Rispetto al 2011, si riduce leggermente la quota di persone che mediamente viaggiano in un trimestre (dal 23,6% del 2011 al 23,2% del 2012), ma è tra i residenti al Centro ad essere più decisa la flessione (-5,6%).
Il Rapporto Istat conferma poi una minor propensione a viaggiare dei residenti nel Mezzogiorno (0,8 viaggi medi pro-capite). I viaggi con mete italiane, che rappresentano il 79,4% del complesso dei viaggi, subiscono un calo addirittura dell'8,3%.
La flessione riguarda soprattutto i viaggi verso le regioni del Centro (-15,5%). Diminuiscono, in particolare, le vacanze in montagna (-20,7%) e le visite a città o località d'arte (-18,9%), mentre aumentano le vacanze al lago, campagna e collina (+52,5%). Crescono inoltre i viaggi per motivi religiosi che, seppure residuali, ovvero pari al 2.1%, mostrano un forte incremento, tra le vacanze brevi, rispetto al 2011, pari al +48,5%. Risultano in flessione le vacanze lunghe in albergo (-16,9%) e quelle brevi in abitazioni di proprietà (-24%). I viaggi all'estero, invece, vanno in controtendenza e mostrano, nel complesso, una sostanziale stabilità, con un aumento dei flussi diretti verso i paesi extra-europei (+31,4%). La prenotazione diretta si conferma la modalità preferita di organizzazione del viaggio, mentre l'utilizzo di internet rimane stabile. L'auto, infine, resta il principale mezzo di trasporto ed è utilizzata nel 60,5% dei viaggi. Ai dati Istat si aggiunge il grido d'allarme arrivato oggi dagli albergatori: secondo il Centro studi di Federalberghi, l'Imu è costata loro, nel 2012, l'80% in più rispetto all'Ici.
I calcoli portano a dire che ognuno dei 34 mila alberghi esistenti in Italia ha avuto un esborso medio pari a 16.850 euro, per un controvalore di 523 euro per camera di Imu. E il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, commenta: «Sono cifre iperboliche e centinaia se non migliaia di alberghi rischiano la chiusura per fallimento». I dati diffusi oggi, osserva il responsabile Turismo del Pd, Armando Cirillo, «dimostrano che non basta indicare obiettivi da raggiungere entro il 2020 per fronteggiare la crisi del turismo italiano. Al turismo servono risposte significative di breve periodo e le necessarie risorse che con i Governi Berlusconi e Monti non sono arrivate».
 Per Federconsumatori i dati sul turismo diffusi oggi dall'Istat «sono allarmanti». I numeri «ci preoccupano, ma non ci meravigliano. Alla crisi che morde - sottolinea il presidente di Assoturismo- Confesercenti, Claudio Albonetti - si somma infatti il protagonismo di una politica che non sa cosa fare, mentre le imprese, che saprebbero più agevolmente come muoversi per arginarla, sono soffocate da un carico fiscale indegno di uno stato civile e da un costo del lavoro insostenibile».