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Abruzzo/ Giorgia Meloni a Pescara: «Nel Pdl non condividevo tutto, Fiorito andava cacciato a calci»

La fondatrice di Fratelli d’Italia e le sue crepe con il Pdl

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Abruzzo/ Giorgia Meloni a Pescara: «Nel Pdl non condividevo tutto, Fiorito andava cacciato a calci»



PESCARA. «Fratelli d'Italia non è un cartello elettorale, è un partito a tutti gli effetti, che affronta con le politiche un primo step, ma non finisce con le politiche, anzi, inizia con esse».
Lo ha spiegato la fondatrice di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, a margine di un incontro pubblico che si è tenuto ieri a Pescara e ha chiarito che non è un caso che non si sia organizzato fino ad ora il partito: «non lo volevamo fare in campagna elettorale e in un mese, ma volevamo fare una cosa fatta bene, un'organizzazione che possa partire dal merito perché abbiamo rivendicato il principio del merito. Vogliamo un partito fondato sul valore della politica, fatta nel quotidiano, cioé la militanza politica, sul valore del territorio e di coloro che sono abituati a prendere i voti dei loro cittadini».
In questo modo Fratelli d'Italia vuole anche dare «una risposta a una legge elettorale che consideriamo infame e che consente a quattro persone chiuse in una stanza - ha concluso Meloni - di nominare mille rappresentanti in nome e per conto del popolo italiano».
Poi l’ex ministro della Gioventù ha ricordato il suo recentissimo passato nel Pdl: «Non mi vergogno di tutto quello che abbiamo fatto con il governo della nazione e della politica che abbiamo portato avanti perchè abbiamo fatto cose straordinarie che si sono dimenticate velocemente. Mi sono vergognata - ha detto chiarendo la sua posizione - di alcuni compagni di viaggio, di come alcune persone si sono comportate e mi sono trovata in difficoltà davanti ad un partito che avrebbe dovuto avere delle posizioni molto più decise. Non è il Pdl il problema. Alcuni sono stati inadeguati e il Pdl non è stato capace di rispondere come avrebbe dovuto, delle volte. Quando qualcuno tradisce il tuo mandato il problema non è il partito».


E ha fatto anche qualche nome: «tu non puoi sapere qual è nel tuo cesto la mela che marcirà e una mela che marcisce c'é sempre; il problema è come reagisci. Noi abbiamo consentito a uno come Fiorito di autosospendersi, quando andava cacciato a calci e io non mi sono trovata d'accordo».
Un commento anche sulle vicende di Finmeccanica e l’arresto del presidente e amministratore delegato Giuseppe Orsi con l’accusa di corruzione internazionale protratta: «La questione è molto complessa», ha detto Meloni, «perché Finmeccanica è forse l'asset più strategico che ha l'Italia e quindi, ovviamente, bisogna sperare che le cose non siano andate così. Spero che la magistratura abbia elementi davvero inconfutabili perché l'Italia rischia di pagare un prezzo altissimo. La grande questione della corruzione - ha sottolineato Meloni - che va affrontata innanzitutto sul piano culturale e con uno Stato giusto, perché io penso anche al tema dell'evasione evasione fiscale. Noi facciamo i redditest alle famiglie, ma quando queste scoprono che le banche evadono per cinque miliardi di euro o che la Corte dei Conti ha contestato evasione per 98 miliardi alle società delle slot machine si arrabbiano e allora noi diamo dei messaggi culturali che sono devastanti". "Bisogna cominciare da dove la corruzione è di livello, è grande - ha concluso Meloni -, per insegnare anche che lo Stato non fa due pesi e due misure sulla base di quanto sei potente».