DENTRO GLI UFFICI

Tensione all’assessorato regionale alla sanità per le assunzioni

Sindacati perplessi sui comandi e sull’uso di graduatorie esterne

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L'assessorato alla sanità

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ABRUZZO. Le sorprese all’assessorato regionale alla sanità non finiscono mai. Ieri c’era la mail del sub commissario Giuseppe Zuccatelli che minacciava le dimissioni se dovesse persistere la carenza di personale, oggi c’è una delibera che giace senza firma sulla scrivania del direttore del personale Gianluca Caruso e che prevede i comandi da attivare per coprire questi vuoti di organico.
Si tratta dell’atto finale della procedura per utilizzare impiegati e dirigenti in servizio presso altre amministrazioni, “chiamandoli” direttamente all’assessorato per scongiurare l’emergenza-personale.
Impossibile dire al momento le ragioni della “giacenza” del documento da approvare.
Sembra però che vi siano persone che nutrano dubbi su questa procedura poiché esisterebbero graduatorie da far scorrere e accordi sindacali per fronteggiare la crisi. Tutto questo sta alimentando il malcontento tra il personale.
E’ pur vero che la Regione - a più di un anno dalla soppressione dell’Arssa presentata come un successo - non riesce ancora a sistemare i 500 dipendenti rimasti senza casacca, ma è altrettanto vero che i numeri del personale dell’assessorato sono di molto inferiori e per riempire i vuoti servono meno persone. In realtà – ricostruendo le varie segnalazioni come in un puzzle - tutto sembra ruotare attorno ad un progetto le cui coordinate si stanno rivelando abbastanza chiare.
Si tratta di riuscire a mascherare solo un pò i “comandi” attingendo i nomi giusti da graduatorie di concorsi già effettuati, per evitare accuse di favoritismi. In realtà sia la Giunta regionale che il Consiglio hanno loro graduatorie da far scorrere per attingere personale e c’è pure una leggina che consente alla Giunta di utilizzare gli idonei dei concorsi al Consiglio, ma che blocca anche il ricorso ai comandi. Allora all’assessorato alla sanità è stata aggiunta una variante a questo progetto di sistemazione del personale attraverso una corsia preferenziale: la proposta è di utilizzare i nomi che si sono piazzati in posizione utile in un concorso alla Asl di Pescara o di attingere nella graduatoria del Consiglio regionale, che è struttura diversa dalla Giunta.

 Così - ad esempio – chi rischia di tornare a casa perché fa parte dei 14 dipendenti assunti a tempo indeterminato (scadenza tra marzo ed aprile) può essere recuperato subito se ha vinto il concorso alla Asl. Oppure se ha vinto un concorso al Consiglio. Per gli altri – che intanto il Governo Monti ha prorogato fino a luglio - è previsto un altro concorso aperto a tutti (ma ancora solo promesso) con un punteggio che dovrebbe favorire chi ha lavorato nella struttura. Ma queste diverse modalità di “salvataggio” dividono il personale in figli e figliastri, in ripescati sicuri oggi e in aspiranti da sistemare (forse) domani: di qui il malcontento che si respira all’assessorato. A quanto se ne sa, Cisl e Cgil non sembrano molto favorevoli a queste soluzioni e si fanno forza con il parere dell’Aran (l’agenzia che sovrintende ai concorsi ed ai contratti del pubblico impiego) che ha chiarito in modo inequivocabile come il principio dei vasi comunicanti tra concorsi sia possibile se c’è un accordo. Ma questo si deve decidere prima, perché se si attinge ad una graduatoria dopo che si conoscono i nomi dei vincitori o degli idonei, questo può significare che il comando con nome e cognome è motivato da altre ragioni.
Ad esempio non avrebbe senso che la Asl di Pescara – dove c’è carenza di infermieri – faccia un concorso per assumere 14 amministrativi ritenuti indispensabili e poi ne ceda un paio alla Regione. Se ne servivano 12 ne poteva assumere 12. I sindacati però vanno oltre: non condividono che i comandi possano essere utilizzati come il grimaldello per aggirare la legge sulla mobilità. E queste posizioni le hanno esplicitate in tutte le trattative, ma senza molto successo. Perché è vero che di solito si incolpa l’assessore Federica Carpineta per i ritardi nella sistemazione del personale: infatti il suo Piano del fabbisogno in realtà esiste, ma è come se non ci fosse. Infatti a decidere è qualche lobby che ostacola la cosa più semplice da fare: allocare il personale in esubero lì dove manca. Secondo una graduatoria pubblicata di recente, la spesa per i dipendenti posiziona la Regione Abruzzo al quinto posto in Italia. Come dire: non è vero che manca il personale, manca solo in alcuni posti (assessorato alla sanità compreso) dove si tenta di creare nuove regole sfruttando l’emergenza.
Sebastiano Calella