SANITA'

Abruzzo/La Regione taglia del 10% il budget della psico-riabilitazione

La Uil contesta le clausole che portano ad un deficit sicuro i piccoli operatori

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Domenico Rega

Domenico Rega



ABRUZZO. Il decreto 5 sui contratti per la psico-riabilitazione – che Pdn ha descritto in anteprima – racchiude in poche pagine il rapporto del Commissario con la sanità.
Infatti: 1) decide d’ufficio un taglio lineare del 10% al budget concesso lo scorso anno alle cliniche private ed alle società che operano in questo settore (da 17 mln e 706 mila si scende a 15 mln e 935 mila euro); 2) minaccia «la sospensione dell’accreditamento» a chi non firma; 3) avverte che non ci saranno risorse aggiuntive, visto che l’Abruzzo è ancora in Piano di rientro.
Forse si poteva fare di più dal punto di vista della concertazione della politica sanitaria, ma se non si lamenta l’Aiop, che è l’associazione che raggruppa le cliniche private, vuol dire che per molti va bene così. Per molti, appunto, ma non per tutti, visto che qualcuno ritiene vessatorie alcune clausole contrattuali, come spiega Domenico Rega, responsabile provinciale della Uil di Chieti: «La società “Il Quadrifoglio” si è fatta due conti ed ha scoperto che il budget di quest’anno creerà un deficit che già si può quantificare. Non è il solito lamento per il taglio del contratto che passa da 1mln e 472 mila euro a 1 mln e 325 mila, ma la segnalazione di un meccanismo infernale presente in alcune disposizioni: si scaricano sul gestore costi che non gli competono, ma che deve sopportare per i malati con setting non appropriato in attesa dei trasferimenti che non ci sono. E questo significa più personale, più farmaci e così via. E’ chiaro che questi pazienti non possono essere sfrattati, ma se c’è l’obbligo di tenerli, ci dovrebbe essere anche l’obbligo di pagarli interamente».


 Le doglianze del Quadrifoglio sono riportate in una comunicazione inviata al Commissario in cui si ripercorre l’itinerario delle verifiche. Le Uvm, unità di valutazione multidisciplinare dei singoli distretti competenti, da una parte validano il percorso riabilitativo intrapreso per ciascun paziente che non viene trasferito, oppure presentano la dicitura «ricovero incongruo setting assistenziale RA disabili adulti» (o altri setting secondo il paziente). E così ci possono essere diverse incongruità, cioè pazienti e quindi ricoveri inappropriati. Ma l’art. 14 della bozza contrattuale spiega che «nelle more del trasferimento del paziente presso la struttura pertinente, le prestazioni erogate saranno remunerate secondo le tariffe vigenti per tale diversa tipologia assistenziale e laddove sia prevista una quota di compartecipazione alla spesa sanitaria…le stesse verranno portate in decremento rispetto al tetto annuale assegnato e verranno appresi dalla Struttura a titolo di anticipazione, non costituendo in nessun modo fonte di remunerazione aggiuntiva».
«Su questo meccanismo - preannuncia Rega - la Uil si farà promotrice di un’iniziativa che serva a riequilibrare questi conti sui ricoveri inappropriati».
C’è, infine, un altro aspetto che sembra una contraddizione. Quando nel 2012 per la spending review si trattò di applicare alle cliniche uno sconto dello 0,5% sul consuntivo dell’anno precedente, Chiodi calcolò questo taglio sul consuntivo totale delle strutture nel 2011, non tenendo conto che alcune di esse non avevano lavorato causa terremoto. Il che fece schizzare il taglio dallo 0,5% a quasi il 10% (con corollario di ricorsi al Tar). In questo decreto invece, proprio nella parte introduttiva, il commissario scrive che «la definizione dei summenzionati tetti di spesa va effettuata per singola struttura». Quale sarà il vero metodo che la Regione deve applicare in questi casi?
Sebastiano Calella