AMMINISTRAZIONE PUBBLICA

Abruzzo/Da Vasto l’appello al Governo: «cambiare il patto di stabilità»

«Politica demagogica contro la pubblica amministrazione»

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Luciano Lapenna

Luciano Lapenna

VASTO. Il modo di procedere del governo sta mettendo a dura prova la capacità di tenuta dei Comuni.





«Servono norme certe e chiare che non cambiano continuamente, ma soprattutto il futuro governo deve rimettere mano al patto di stabilità, escludendo dai suoi vincoli almeno gli investimenti per la messa in sicurezza degli edifici scolastici».
E' l'appello lanciato dal sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, nel suo indirizzo di saluto al convegno che la sua amministrazione ha organizzato ieri insieme all'Anci nazionale.
«Chi si trova adesso a fare il sindaco non verrà ricordato certo per le grandi opere. I governi di questi ultimi anni hanno realizzato una politica demagogica contro la pubblica amministrazione», ha rincarato il primo cittadino vastese. Eppure, «i Comuni stanno contribuendo in modo fattivo al risanamento della finanza pubblica. In questo quadro le amministrazioni municipali - ha concluso il primo cittadino di Vasto - sono semplicemente eroiche».
«Il nuovo governo deve fare la diagnosi giusta delle difficoltà del nostro sistema e ripartire dai comuni e dalle comunità locali che sono la spina dorsale del paese: è questa la strada per uscire dalla crisi».
Lo ha detto il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, concludendo i lavori del convegno. Dopo aver sottolineato che «tutti i governi degli ultimi anni, sia di centro destra che di centrosinistra, nonostante i proclami sulle autonomie, non hanno fondato i sacrifici richiesti ai cittadini sulla collaborazione con i Comuni», Delrio ha indicato due temi che il nuovo esecutivo deve perseguire per guarire il ‘malato Italia’.
«In una fase delicata di riformismo per tutte le istituzioni nazionali non è immaginabile che si punti ad un’azione che escluda proprio i Comuni, che giocano in ogni parte d’Europa un ruolo centrale nella competitività dei sistemi nazionali», ha commentato Antonio Centi, presidente di Anci Abruzzo.
Secondo Centi «le amministrazioni comunali non devono essere percepite come coloro che si rivolgono con il cappello in mano per chiedere una maggiore efficienza finanziaria”, ma come i protagonisti della rinascita “del sistema economico nazionale».
Infine, un accenno alla tanto annunciata riforma del titolo V della Costituzione: «Non basta un processo che metta sul piano di parità tutti i soggetti istituzionali, ci vuole una seria consapevolezza riformista del sistema degli enti locali», ha concluso Centi.
Innanzitutto, serve una vera autonomia finanziaria, che non può essere disgiunta dalla responsabilità degli amministratori: «Sono contento che tutti i principali candidati per guidare il paese dicano adesso che sull’Imu bisogna cambiare. Come Anci – rileva Delrio – lo abbiamo detto da tempo, l’imposta ha determinato un incremento dell’imposizione del 100% rispetto all’Ici, ma i comuni non sono certo più ricchi di prima», mentre «lo Stato deve trasferirci tutto il gettito». E poi tutti i cittadini «devono essere messi nelle condizioni di giudicare gli amministratori locali: se mi prendo l’onere di alzare le tasse, devo garantire dei buoni servizi alle comunità».
E poi c’è il tema della spending review su cui il presidente Anci ribadisce: «Il problema non è che la spesa sanitaria o sociale è molto alta, quanto che la spesa è complessivamente inefficiente». Se proseguiamo «con la strada dei tagli uguali per tutti, fin qui seguita, corriamo il rischio di lasciare in piedi quei servizi che non funzionano e di azzerare invece quelli che ‘vanno bene’. I comuni sono favorevoli ai tagli, ma tutto va fatto in modo intelligente», ha affermato.
Infine, un accenno alla riforma federalista che per Delrio necessita di un ‘tagliando’: «Va eliminato il suo difetto originale che la basa sulle regioni, dimenticando che la storia dell’Italia è fatta dai comuni. Come ho detto al premier Monti alla nostra assemblea di Bologna, ha concluso il presidente Anci, i municipi ci sono da mille anni prima dello Sato e ci saranno anche mille anni dopo di esso».