SOLDI PUBBLICI

Abruzzo/Sanità, è di 16 mln il nuovo budget per la psico-riabilitazione

A rischio i livelli occupazionali, soprattutto nelle strutture più piccole

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1975

Abruzzo/Sanità, è di 16 mln il nuovo budget per la psico-riabilitazione
ABRUZZO. L’allegato 1 al decreto commissariale 5 del primo febbraio comunica agli operatori privati della sanità il tetto di spesa 2013 per la Psico-riabilitazione.





Il totale dei contratti che la Regione ha chiesto di firmare è di quasi 16 mln, per la precisione 15.935.763,34. Gli importi più significativi riguardano Villa Serena (7 mln e 477 mila euro) e Villa Pini (4 mln 776 mila euro). Seguono il Quadrifoglio di Rosello (1.325.065 euro) e la Fondazione Alberto Mileno di Vasto (1.257.762 euro) e chiudono l’elenco il Castello di Anversa degli Abruzzi (790 mila 036 euro) e la srl Passaggi di Oricola (309 mila e 447 euro). Il tutto “prendere o lasciare” e contratti da firmare entro il 21 di questo mese. Segue l’allegato 2 con ben 22 articoli di clausole da accettare e di documentazione da presentare, con tutti gli obblighi che le diverse società si impegnano ad accettare. Questi 16 mln sono pochi o tanti? Di più o di meno rispetto al 2012? Il confronto delle cifre – struttura per struttura – servirà a capire se ci sono tagli, ma soprattutto servirà a chiarire il criterio seguito per la classificazione dei malati, da cui discende un budget più o meno alto. Nell’allegato 1 infatti, accanto al numero dei posti letto, c’è la classificazione della struttura come tipologia A oppure B o D. Pare di capire, dal silenzio dell’Aiop (l’associazione delle case di cura private) che tutto sommato i tagli non siano così pesanti, mentre le società più piccole rischiano di arrivare con il fiato grosso alla fine dell’anno. Dall’esame dell’allegato 1 sembra che il criterio adottato sia quello della modifica del cosiddetto setting assistenziale. E’ di tutta evidenza che è più alta la tariffa per un malato a patologia complessa, invece il budget diminuisce pur lasciando inalterato il numero dei ricoverati e cambiando la loro classificazione assistenziale. In effetti una razionalizzazione della spesa era inevitabile in tempi di vacche magre o di spending review, ma gli aspetti destinati a suscitare polemiche tra gli operatori della sanità privata - ed in parte tra i sindacati che finora non hanno reagito ufficialmente – sono almeno due: il primo è la mancata progressività dell’applicazione del nuovo budget. Con l’aggiunta che i nuovi obblighi ed i controlli sul rapporto personale-ricoverati metteranno in difficoltà gli operatori più piccoli, che con un’eventuale riduzione del budget non potranno diminuire il personale. Cosa che non avverrà, perché a fare le spese ci queste novità saranno soprattutto i dipendenti: il costo del lavoro è infatti la variabile più semplice su cui gli imprenditori della sanità potranno agire. Il secondo aspetto – più importante – è il metodo con cui si è arrivati alla classificazione dei malati attraverso l’Uvm, l’unità di valutazione medica, che ogni Asl ha messo in campo. Già in passato ci sono state polemiche sulla rigidità o meno di una Asl rispetto ad un’altra e quindi anche oggi è probabile che a fronte di queste classificazioni (e quindi di un budget più o meno alto) le polemiche possano ripartire. Infine: fermo restando che il budget 2013 ed anche i precedenti sono imposti per l’applicazione dei diktat del tavolo romano di monitoraggio, non si capisce perché ancora una volta si insiste sulla tecnica dei tagli lineari. Già con il decreto che imponeva la riduzione dei posti letto si era cercato di concordare con le cliniche dove e come tagliare, e poi non se ne era fatto nulla. E così anche per la riduzione del budget da spending review. Adesso – con la politica che per decreto è assente sulla sanità - il Commissario Chiodi ci riprova come se nulla fosse accaduto. Insomma non è cambiato l’approccio solitario alla sanità. L’unica novità potrebbe essere che forse nasce un “Comitato di resistenza” che però arriva tardi, quando i giochi sono fatti. E sarà difficile tornare indietro.


Sebastiano Calella