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Abruzzo/Scuola: l’appello dei docenti al Governo: «torni un bene comune»

Gli insegnanti citano la Costituzione

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Abruzzo/Scuola: l’appello dei docenti al Governo: «torni un bene comune»
PESCARA. Secondo la Costituzione la scuola dovrebbe essere «aperta a tutti e inclusiva».



Ma «Governo e Parlamento sembrano essersi trasformati in istituzioni al servizio di soggetti economici, nazionali e internazionali che agiscono al di fuori di ogni obbligo e responsabilità sociale e morale».
E' quanto si legge nel 'Manifesto per la scuola pubblica come bene comune', sottoscritto dai docenti del gruppo nazionale 'Insegnanti Arrabbiati' e anche da molti abruzzesi. Citando gli articoli 34 e 3 della Costituzione, i docenti ricordano che la Repubblica dovrebbe promuovere una scuola «aperta a tutti» e rimuovere «gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese».
«Le istituzioni che dovrebbero operare per il bene dei cittadini - si legge nel documento - li stanno invece espropriando di diritti basilari, in particolare quelli alla salute, al lavoro e all'istruzione, in nome di una logica di puro profitto. Tale logica, mentre da un lato impone tagli al welfare che colpiscono le fasce più deboli della popolazione, dall'altro attribuisce alla scuola un ruolo puramente strumentale e addestrativo».
«Noi vogliamo invece una scuola pubblica - evidenziano gli insegnanti - che abbia come obiettivo l'emancipazione umana e che favorisca la mobilità sociale; che sappia essere autenticamente democratica, perché laica, libera e inclusiva, formatrice di cittadine e cittadini colti, critici e attivi. Questa è la scuola che la Costituzione auspica. Questa è la scuola per cui noi insegnanti della scuola pubblica italiana vogliamo lavorare».
I docenti, in particolare, chiedono a Governo e Parlamento di: investire un punto e mezzo in più del Pil nella scuola pubblica; assumere i lavoratori precari della scuola; ritirare ogni progetto o provvedimento che comporti il frazionamento su base regionale del sistema scolastico nazionale o la privatizzazione della scuola; ripristinare nella scuola primaria il progetto didattico del tempo pieno con le relative compresenze; mantenere l'attuale scansione quinquennale del percorso di istruzione della scuola secondaria di secondo grado.