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Abruzzo/ Crisi Pdl, Pagano lancia ultimatum: «commissariare il partito o lasciamo»

Convocata a Pescara l’assemblea di Agorabruzzo

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Abruzzo/ Crisi Pdl, Pagano lancia ultimatum: «commissariare il partito o lasciamo»

La riunione

PESCARA. «Siamo pronti a rimanere nel Pdl soltanto se ci saranno proposte condizioni chiare».
E le condizioni sono chiare quanto ‘pesanti’: commissariamento del partito locale e promozione di «un forte rinnovamento della classe dirigente regionale che in questi anni ha gestito male il partito».
«Solo così potremmo trovare le giuste motivazioni per celebrare la prossima campagna elettorale». Lo ha detto Nazario Pagano, Presidente del Consiglio regionale, intervenendo stamane, a Pescara, all’apertura dei lavori dell’assemblea di AgorAbruzzo, il movimento politico che racchiude consiglieri regionali, amministratori locali e molti simpatizzanti del Pdl. In sala, c’erano oltre 200 amministratori locali, provenienti dai comuni e centri limitrofi. Lo strappo a seguito della presentazione delle liste sembra ancora lontano dalla ricucitura e diversa da quel malessere che Chiodi aveva posto in capo a Pagano, a causa della presunta delusione «personale» per la candidatura sfumata.
Il problema sembra ben più ampio. «Pescara e la sua provincia sono state private di una rappresentanza parlamentare – ha detto Pagano – e le responsabilità sono di chi, oggi, ha gestito male il partito a livello locale. Nelle liste non c’è stato un solo segnale di rinnovamento, salvo qualche foglia di fico messa in posizione non eleggibile. Tuttavia, il prossimo anno abbiamo in programma elezioni importanti, come le regionali, le provinciali e il rinnovo dei consigli comunali, in particolare quello di Pescara. Se le nostre condizioni non saranno accettate – aggiunge il Presidente del Consiglio – ci sarà il nostro totale disimpegno a partire dalla prossima campagna elettorale».
Il presidente Pagano, poi, conclude: «Noi siamo uomini e donne liberali, e dunque sostenitori dei valori della persona e della famiglia, e dunque rimarremo sempre antagonisti alle forze politiche di sinistra».
La riunione è ancora in corsa e si stanno alternando interventi dei vari amministratori locali.

GIULIANTE:  «UN PERCORSO SCANDALOSO»
Ed è tornato a parlare da L’Aquila anche l’assessore regionale Gianfranco Giuliante, che in queste ore è sicuramente una delle voci più critiche del suo partito.
Giuliante chiede una immediata segreteria regionale da tenersi a Pescara e picchia giù duro: «è aberrante che invece di una sana autocritica e di una onesta assunzione di responsabilità, si cerchi, utilizzando vecchi rituali della politica, di alzare cortine fumogene per coprire lo scandaloso percorso delle scelte delle candidature in Abruzzo».
Quanto accaduto, secondo l’assessore, ha responsabile preciso: «ha sbagliato Chiodi, dando l'impressione di aver confuso il ruolo di presidente della Regione con quello di sindaco di Teramo».
Ma in queste ore il Popolo delle Libertà preferisce usare l'impersonale e allora è tutto un fioccare si espressioni tipo "Si è sbagliato....sono stati commessi degli errori....si doveva e poteva fare diversamente........si riparerà!". «Ha sbagliato l'oligarchia Abruzzese», continua Giuliante, furente. «E se si lasciano ampie zone scoperte? Non fa niente! Perchè si è pensato che dopo aver scientemente escluso L'Aquila l'intera marsica potesse essere rappresentata da Piccone e la sua controfigura? (il riferimento è a Massimo Verrecchia, quarto al Senato, ndr) Perchè l'incomprensibile esclusione di un importante bacino di voti come Pescara?
Si è applicata la Magna Charta, documento importante da iscriversi nel quadro della giurisprudenza feudale.  Piccone non ha capito bene proprio tutto, ma quel tanto che basta. Ha riunito i baroni e ha scelto il nuovo che è avanzato».