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Redditometro, tra paure, inquisizioni e illegittimità

Adiconsum:«una sentenza della Cassazione impone al Fisco di provare le contestazioni»

Redazione Pdn

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Agenzia delle entrate
ABRUZZO. Ormai lo sanno tutti: si chiama Redditometro e pare essere diventata l’ultima paura degli Italiani.


Il nuovo strumento antievasione fiscale è stato irrigidito dal governo Monti ed ha lo scopo dichiarato di far emergere il sommerso, evitare il nero e fare una vera e propria radiografia agli italiani che spendono.
Il 4 gennaio scorso è stato pubblicato, in Gazzetta Ufficiale, il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 24 dicembre 2012, che di fatto ne sancisce l’entrata in vigore. In sostanza, il redditometro è lo strumento attraverso il quale, a partire da marzo 2013, il Fisco potrà comparare le spese sostenute dal contribuente (uscite) con il reddito dichiarato (entrate), e verificare la coerenza (o lo scostamento) tra i due valori.
Per la determinazione sintetica del reddito dei contribuenti, il redditometro prenderà in considerazione un elenco di oltre 100 voci di spesa, divise in 11 categorie: un paniere che spazia dall’alimentare e dall’abbigliamento al tempo libero, passando per il consumo di energia elettrica e gas, assicurazioni e mezzi di trasporto, spese per la casa, istruzione, sanità, telefoni cellulari, beni e servizi di altra natura ed investimenti di vario tipo.
Le tipologie di famiglia che il redditometro prenderà in considerazione saranno ben 55: 11 categorie di base (single, coppie più o meno giovani, con o senza figli) declinate in 5 diverse aree geografiche: Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud e Isole.
Il redditometro misurerà la correttezza delle dichiarazioni dei redditi a partire dall’anno di imposta 2009 (quindi i redditi dichiarati nel 2010), partendo dalle spese effettivamente sostenute e documentate (dati disponibili o Anagrafe tributaria) o determinate “induttivamente” tenendo conto della spesa media Istat per gruppi e categorie di consumi e del nucleo familiare di appartenenza del contribuente. Si considerano anche le spese per coniugi o familiari a carico, mentre sono escluse quelle per beni o servizi relativi ad attività di impresa o esercizio di arti e professioni.
Nel caso in cui dall’accertamento risulti uno scostamento tra il reddito dichiarato e le spese rilevate superiore ad un margine di tolleranza del 20%, scatterà un accertamento dell’Agenzia delle Entrate.
Spetterà al contribuente, che sarà convocato dall’Agenzia delle Entrate, l’onere della prova di giustificare lo scostamento, dimostrando che il finanziamento delle spese effettuate è avvenuto con redditi di soggetti diversi dal contribuente o diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta, o esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, o ancora esclusi dalla formazione della base imponibile.

L’ONERE DELLA PROVA
Ed è proprio quest’ultimo aspetto a preoccupare moltissime persone che da oggi dovranno convivere con l’ossessione di conservare ogni “prova” scontrini o ricordare come si è fatto quel determinato acquisto che sia spesa alimentare, regali o servizi eccezionali (prestazioni professionali come l’idraulico, il giardiniere, il medico, il dentista ecc).
Fin dalla prima stesura in molti hanno contestato questo aspetto “inquisitorio” e per certi versi vessatorio che prevede che sia il cittadino a provare la regolarità e non lo Stato “l’irregolarità” con un inversione dell’onere della prova che provocherà non pochi mal di pancia.
Intanto la Corte di Cassazione è intervenuta, con una sentenza favorevole ai contribuenti, (n. 23554/2012 dello scorso 20 dicembre) in tema di Redditometro.
«Il decreto sul Redditometro prevede che», spiega l’associazione Adiconsum, «secondo la Corte, invece, non può ricadere sulle spalle del contribuente l’onere, eccessivamente gravoso, di doversi difendere sulla base dell’accertamento da Redditometro. L’accertamento sintetico, infatti, secondo la legge, consente al Fisco di formulare , giuridicamente parlando, solo una “presunzione semplice“, ma non una “presunzione legale” del reddito complessivo del contribuente. Il Redditometro, quindi, si basa su una presunzione semplice, e, di conseguenza, non inverte in alcun modo l’onere della prova nei confronti del contribuente, come invece accadrebbe nel caso in cui si trattasse di una presunzione legale (che definisce un fatto noto stabilito dalla legge). In conclusione, l’onere della prova, secondo la Corte, rimane a carico del Fisco, al quale spetterà dimostrare l’evasione fiscale da parte del contribuente, e non viceversa».