CRISI DI FAMIGLIA

Abruzzo, Pdl dilaniato, volano insulti: «Razzi signore, Piccone dittatore»

«Chiodi, Piccone e Di Stefano hanno pensato ai fatti loro»

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Razzi e Piccone

Razzi e Piccone

L’AQUILA. Prove di disgelo ieri nella seduta del Consiglio regionale a Pescara in seno al centrodestra abruzzese, profondamente dilaniato dalle scelte sulle candidature alle prossime elezioni politiche.
Il senatore uscente Paolo Tancredi, al terzo posto alla Camera, ha incontrato il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, uno degli esponenti pidiellini più delusi dalle scelte fatte a Roma dopo essere stato egli stesso in lizza per una candidatura. Dopo l'ufficializzazione delle liste, Pagano si é detto pronto a votare al Senato la civica Rialzati Abruzzo per protestare contro l'esclusione del territorio pescarese dalla partita elettorale che avrà come conseguenza l'assenza, dopo vent'anni, di un parlamentare della città adriatica.
«E' una situazione che ha qualche ragion d'essere - ammette Tancredi - soprattutto subito dopo l'ufficializzazione delle liste il clima è sempre teso. In questo caso qualche superficialità c'é stata, ora bisogna riportare al centro la politica». Secondo Tancredi, «abbiamo cominciato da oggi una operazione per ricucire gli strappi e ricompattare il partito». 


Durante la seduta del Consiglio, la prima dopo le festività di Natale e fine anno e, probabilmente, l'ultima prima dello stop per la campagna elettorale, ci sono stati altri contatti tra i molti delusi del Pdl e i vertici regionali del partito.
Ma malcontento si respira anche a L’Aquila: «la nostra città meritava maggior rispetto», commenta il consigliere comunale e assessore provinciale Guido Liris. «L'esclusione dell'Aquila fa il paio con quella di Pescara, dove però a differenza degli esponenti aquilani, all'ufficializzazione delle liste è insorta».
Secondo Liris la causa dell'esclusione sta nel fatto che la classe dirigente «non ha peso negli ambienti che contano».
«Purtroppo la composizione delle liste non è mai un passaggio semplice, sono un terno al lotto, i tavoli nazionali dove si prendono le decisioni non danno grandi possibilità di confronto», ha commentato invece il coordinatore regionale del Popolo della libertà Filippo Piccone, primo nella lista della Camera. Sulla questione di Pescara, il senatore uscente ha spiegato che «erano stati offerti posti ai dirigenti locali, ma nel gruppo c'é stata poca compattezza e si è innescata una corsa 'ad escludendum'». Così alla fine sono rimasti tutti a bocca asciutta.


«E' stato utilizzato un metodo inaccettabile – protesta Alfonso Magliocco, responsabile della federazione L'Aquila-Sulmona - Dopo il blitz romano abbiamo assistito a quello abruzzese, in tutto e per tutto identico: in tre si sono giocati una partita in solitaria sulla pelle di tutti gli altri».
Il riferimento è al presidente della Regione, Gianni Chiodi, al leader regionale del partito, il senatore Filippo Piccone, e al suo vice e collega a palazzo Madama, Fabrizio Di Stefano, che hanno seguito in prima persona le trattative con Roma, gli ultimi due spuntando altrettanto seggi sicuri alla Camera, dove sono al numero uno e tre.
«Si sono aggiustati i fatti loro, senza comunicare nulla né a Pescara né a noi - sottolinea Magliocco - infatti se si guardano le liste alla Camera ci sono due celanesi, perché Massimo Verrecchia (quarto, ndr) è di Avezzano ma celanese per 'emanazione', due chietini e due teramani, mi sarei aspettato che almeno il quarto e il quinto posto fossero assegnati ai coordinamenti dell'Aquila e di Pescara».

GIULIANTE: «PICCONE COME BOCASSA»
«Controcorrente voglio fare l'elogio di Razzi», ha commentato invece Gianfranco Giuliante, assessore regionale, «per lo stile, il contegno, la moderazione che è riuscito a dimostrare senza protesta alcuna nonostante gli avessero comunicato che sarebbe stato in lista insieme a Bocassa, alias Piccone... Uomini di altri tempi!». Il riferimento di Giuliante, uno dei maggiorenti del Pdl aquilano, è a Jean-Bédel Bokassa, negli anni Settanta "imperatore cannibale" dell'attuale Repubblica Centrafricana.
Per Giuliante «si è consumato uno dei più squallidi spettacoli che la politica si è regalata negli ultimi tempi. Dopo aver protestato per le scelte illogiche che il tavolo romano voleva imporre all'Abruzzo, il tavolo abruzzese ha utilizzato per 'cio' che è avanzato lo stesso metodo».
«Impolitico, familistico, imbecille! - sbotta Giuliante contro il ‘tavolo abruzzese- A nessuno sarebbe mai venuto in mente di inserire nei primi 6 posti alla camera, due marsicani, due teramani e due chietini, lasciando scoperto tutto il resto del territorio regionale. Fuori L'Aquila e Pescara. Una scelta che nel contempo punisce il centrodestra e pompa candidature altre, aquilane e pescaresi, fino a ieri contigue al centrodestra e oggi emigrate altrove».


Nel commentare le scelte romane che hanno diviso ancor di più il suo ex partito, Paolo Gatti (primo nella lista della Camera di Fratelli d’Italia) ha sottolineato che alle elezioni i cittadini potranno scegliere fra un centrodestra tradizionale e uno nuovo, «più democratico, più ancorato ai territori e più aperto al dialogo. Si tratta di una competizione sana e leale fra due offerte politiche differenti - ha continuato Gatti -. D'altra parte, se ho fatto una scelta precisa è perché la mia idea di partito era diversa. Non a caso noi abbiamo presentato per primi la lista alla Camera e quella al Senato che sono completamente costituite da abruzzesi».