SANITA'

Abruzzo. Assessorato regionale sanità senza dirigenti: Chiodi scrive lettere e non decreti

Stop all’assessore Carpineta che voleva attingere ad una vecchia graduatoria

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Abruzzo. Assessorato regionale sanità senza dirigenti: Chiodi scrive lettere e non decreti


ABRUZZO. C’è un retroscena dietro la lettera con cui nei giorni scorsi il commissario Gianni Chiodi ha comunicato alle Cliniche private il taglio del budget per il 2013.
Perché una lettera e non un decreto, una delibera ufficiale, un atto contro cui ci si può opporre, come è già avvenuto per questo taglio milionario che il Tar Abruzzo ha già sospeso?
Sembrerebbe che l’assessorato regionale alla sanità non ha dirigenti per scrivere materialmente le delibere. Come si sa, Chiodi scrive che non potrà essere superata la soglia dei 125 mln, che sono il risultato di una strana applicazione della spending review governativa che l’Abruzzo ha interpretato molto rigidamente, oppure molto ragionieristicamente.
Infatti lo 0,5% chiesto da Monti qui è diventato un taglio del 9,9%, cioè circa 14 mln in meno del budget 2012 che era di 139 mln. La lettera di Chiodi, che la Cisl definisce «una vera e propria doccia gelata» sulle speranze di un esito positivo della trattativa in corso alla Regione per riparare a quello che sembra un taglio fatto per sbaglio, è stata inviata nonostante che alla trattativa in corso non sia stata invitata ancora – e chissà se lo sarà - l’Aiop, cioè l’associazione che raggruppa l’ospedalità privata, in pratica il datore di lavoro. Il fatto è che l’assessorato regionale alla sanità dal primo gennaio è sotto organico per quanto riguarda i dirigenti ed è perciò difficile affrontare questa questione. A fine anno infatti sono cessati dal servizio quattro dirigenti, uno per pensionamento e tre per cessato comando e quindi per ritorno alle amministrazioni di provenienza. Con questi vuoti non è facile andare avanti, tanto è vero che prendendo la palla al balzo qualcuno ha chiesto all’assessore Federica Carpineta di risolvere questa carenza improvvisa che ha impoverito - e non poco - l’assessorato, attingendo ad una vecchia graduatoria da far scorrere. Tutto normale? Non proprio se alla Carpineta è arrivato subito lo stop da qualche collega di Giunta. E non solo perché la graduatoria da cui si voleva attingere riguardava personale del Consiglio regionale e non della Giunta, quanto perché il percorso logico è un altro e soprattutto è senza scorciatoie. Si tratta infatti prima di elaborare un piano del fabbisogno dei dirigenti regionali, anche in presenza di tante situazioni da sistemare per lo scioglimento dell’Arssa e dell’Aptr (infatti da implementare non c’è solo la sanità), poi di attivare la mobilità e le graduatorie, ma con criteri oggettivi e non con la casualità di andare a pescare dirigenti della Giunta nella graduatoria del Consiglio. Alla luce di questo retroscena appare più comprensibile la scelta da parte di Chiodi della lettera e non di un decreto: si tratta solo di una diffida preliminare a cui seguirà un provvedimento-guida per il contratto definitivo. Ammesso naturalmente che il Commissario voglia bypassare la giustizia amministrativa, che deciderà sull’argomento il 4 dicembre prossimo, e correre il rischio di una conflittualità perenne con le cliniche ed i sindacati, già sul piede di guerra.
Però secondo la Cisl Fp, «siamo alle comiche finali» se la riduzione del budget alle cliniche private viene comunicata dal commissario Chiodi con una lettera. E non solo per lo strumento epistolare utilizzato, quanto perché «provoca sconcerto verificare il doppio divergente atteggiamento dell’organo commissariale che da una parte accoglie e condivide le richieste sindacali di trovare utili soluzioni al problema e dall’altra persegue tutt’altra strada».
«Il riferimento – come spiega Davide Farina, Cisl Fp – è ai due incontri che ci sono stati in Regione tra Cisl, Cgil e Uil ed il sub commissario Giuseppe Zuccatelli ed il direttore Maria Crocco per trovare una soluzione a questo problema della riduzione del budget, sul quale è in atto un contenzioso. Ora questa lettera che smentisce quella trattativa sa tanto di delegittimazione e di beffa. Al di la di questi aspetti procedurali, noi come sindacato siamo molto preoccupati delle negative ricadute occupazionali di un taglio da 13-14 mln e del conseguente taglio dei servizi e delle prestazioni ai cittadini, già preannunciato dalle Case di cura private». 


Sebastiano Calella