SANITA'

Asl Chieti, riconferma per il manager Zavattaro

Ma l’UdA protesta con Chiodi: “scarsa considerazione per i nostri reparti”

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Asl Chieti, riconferma per il manager Zavattaro

Zavattaro

CHIETI. La conferma di Francesco Zavattaro come manager della Asl di Lanciano Vasto Chieti è sicuramente una promozione.


Ma i primari universitari del Ss. Annunziata non sembrano intenzionati a festeggiare, almeno stando a quanto trapela dall’incontro segreto che c’è stato lunedì scorso tra una delegazione di sette professori dell’UdA (più Luigi Arbore Mascia, sindaco di Pescara) ed il presidente Gianni Chiodi, accompagnato da Lanfranco Venturoni. Sarebbe però un errore sminuire l’incontro come un tentativo di sbarrare il passo alla riconferma di Zavattaro, infatti nell’elenco dei papabili i primari in servizio erano stati tutti cassati. Si è trattato dunque non di un’iniziativa “contro”, ma di un incontro “per” che completa e specifica la denuncia che c’era già stata il 28 dicembre scorso alla Asl di Chieti nel corso di un acceso Comitato paritetico. La riunione, richiesta dal prof. Leonardo Mastropasqua su sollecitazione dei colleghi universitari (nell’occasione erano presenti anche il rettore Carmine Di Ilio, Paolo Innocenti ed Andrea Mezzetti) fece emergere tutta l’insoddisfazione dei medici universitari in servizio all’Ospedale di Chieti per il trattamento loro riservato dal manager che di fatto ha depresso la fama del policlinico  di Chieti.
 E questo i prof hanno ripetuto a Chiodi, sbagliando forse destinatario non solo perché Zavattaro è stato riconfermato, ma perché la sua promozione dipende proprio dai “numeri” che il manager ha fatto registrare: risparmi, tagli, chiusure dei piccoli ospedali, insomma la politica ragionieristica della sanità che il Commissario privilegia e che ha penalizzato non solo l’Università, ma tutta Chieti e la sua provincia.
E che – complice una certa politica locale distratta o connivente – non ha fatto crescere il Ss. Annunziata (ma anche Lanciano, Vasto e Atessa che non stanno molto meglio). Pochi dunque i risultati ottenuti dai sette professori (Raffaele Tenaglia, Adelchi Croce, Vincenzo Salini, Paolo Innocenti, Eligio Pizzigallo, Flavia Petrini e Adriano Piattelli, altri hanno dato forfait all’ultimo momento) che hanno rivendicato il ruolo che la facoltà di medicina e la d’Annunzio non hanno più nella sanità teatina. In effetti, con solo tre dipartimenti a direzione universitaria, utilizzare ancora oggi la definizione “ospedale clinicizzato” rimanda ai vecchi tempi, quando i reparti universitari erano messi in grado di attirare pazienti e magari suscitavano qualche protesta tra i colleghi ospedalieri che si vedevano bloccate le posizioni apicali nei reparti universitari, nei quali non potevano diventare primari.
Il tutto in forza di una convenzione che risale ai primi anni ’90 e che poi è stata rinnovata. Cosa hanno detto dunque Tenaglia & c. a Chiodi? Che se tra università ed Asl c’è una convenzione, questo rapporto paritetico prevede la consultazione reciproca e preventiva, quindi non può il manager (chiunque esso sia) decidere da solo senza consultare gli universitari, come già denunciato senza effetto alcuno nel Comitato paritetico di fine anno. Ma a far infuriare gli universitari non c’è solo la mancata consultazione sui prossimi trasferimenti di alcuni reparti per lo sgombero di uno degli edifici dell’ospedale a rischio sismico. Il fatto è che i prof dell’UdA avvertono un declassamento dei loro reparti, quelli chirurgici in particolare di cui la Cardiochirurgia è l’esempio più eclatante con la cancellazione delle sale operatorie e la trasformazione dell’edificio in sede di uffici. Eppure a Cardiochirurgia si effettuavano trapianti. Stesso declino per la chirurgia universitaria teatina, mentre è stata potenziata quella ospedaliera di Ortona con l’arrivo di un chirurgo proveniente dall’ospedale di Padre Pio. Non basta: recentemente è stato acquistato un robot per gli interventi chirurgici di urologia ed è stato destinato al primario ospedaliero di Vasto, quando a Chieti l’urologo universitario lo aveva chiesto da un paio di anni. Insomma una serie di scelte che la dicono lunga sulla considerazione che il manager dimostra verso i reparti universitari. In realtà le responsabilità non sono tutte in capo al manager, ma vanno anche al sistema che la Regione ancora adotta per finanziare la sanità degli ospedali pubblici e cioè la quota capitaria e non il Drg. E così un intervento in Cardiochirurgia viene rimborsato con 1700 euro, che non bastano nemmeno per i fili delle suture. La soluzione – secondo l’Anaao – potrebbe essere quella di chiedere - almeno per i reparti di eccellenza - un finanziamento a Drg (come per le cliniche private) oppure la trasformazione in Irccs (istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) di questi reparti che attirano pazienti dalle altre regioni. Esempio: a Reggio Emilia è stato creato all’interno dell’ospedale pubblico l’Irccs di Oncologia, che era un reparto di eccellenza. Il che potrebbe avvenire anche a Chieti per alcuni reparti universitari. Il rettore dell’UdA – che è stato anche preside di Medicina – non ha gradito l’iniziativa dei suoi sette colleghi. Ma ora non può stare a guardare sulla richiesta di rilancio per i reparti universitari.


Sebastiano Calella