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Abruzzo, nel Pdl pure Razzi e Scilipoti. Chiodi minaccia di lasciare il partito

Lettera a Berlusconi: «così si rischia debacle»

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Scilipoti e Razzi

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ABRUZZO. Scoppia la contestazione nel Pdl abruzzese per le probabili candidature di Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, già eletti con l’Idv di Antonio Di Pietro e poi passati con Berlusconi.
Le indiscrezioni, fino a ieri sera, li indicavano infatti come candidati del Pdl alla Camera, insieme a Sabatino Aracu. Al Senato invece ci sarebbero Gaetano Quagliariello come capolista e subito dopo Filippo Piccone. In bilico tra le due liste Paola Pelino che sceglierà la più sicura per essere eletta.
E la notizia dei due ingressi lascia perplessi. Razzi, che salvò il governo Berlusconi nel dicembre del 2010, è salito alla ribalta delle cronache nazionali dopo una confessione ‘rubata’ con una telecamera nascosta. «Penso ai cazzi miei», ammise candidamente parlando del suo lavoro in Parlamento. A difenderlo proprio il senatore azzurro, Aracu, oggi riconfermato nella lista della Camera. Lui disse che Razzi si era «innamorato» di Berlusconi.
Intanto il partito si agita. «Sì, confermo. C’è un documento unitario di tutti i consiglieri regionali, ma direi di tutto il Pdl: se i nomi che filtrano da Roma come candidati in Abruzzo sono quelli, noi ce ne andiamo in blocco – spiega in serata al telefono Lanfranco Venturoni, capogruppo Pdl alla Regione – al di la delle persone indicate, sarebbe una sconfessione di tutto il lavoro della Giunta regionale e delle indicazioni del partito abruzzese. Chiodi ne ha parlato direttamente con il presidente Berlusconi e mi auguro che questa presa di pozione molto ferma sia ascoltata».
Scrivono nella lettera, inviata per conoscenza ad Angelino Alfano: «Il nostro partito ha tutte le carte in regola, a partire dal suo leader autorevole e forte, e merita di vincere la prossima sfida elettorale. Non le nascondiamo, però, il nostro totale dissenso rispetto alle indiscrezioni» sulle candidature.
«L'Abruzzo ha avuto la fortuna di essere guidato in questi anni da Gianni Chiodi, il miglior presidente che questa Regione abbia mai avuto» prosegue la lettera. «In Abruzzo vi sono tante persone che lavorano a stretto contatto con i cittadini, per portare avanti valori e politiche del nostro partito. Il consenso consolidato in questa direzione non può essere pregiudicato da scelte di palazzo che non rispecchiano la volontà dei cittadini e non hanno collegamento con i territori, anche in considerazione delle prossime elezioni regionali».
Il Pdl rischia «una forte debacle elettorale, conseguenza di una composizione delle liste non autorevole», ha commentato Chiodi. «Così non va proprio bene - dice - se la situazione non si recupera e non si ravvedono, prenderemo altre strade. E' un'operazione inaccettabile - aggiunge - l'Abruzzo merita una considerazione sufficiente per quanto ha fatto e quanto ha saputo esprimere».
E il partito in queste ore ha un documento corredato da moltissime firme di amministratori regionali - e non solo - che Chiodi ha portato a Berlusconi e che forse ha ottenuto il risultato sperato, cioè una riconsiderazione dei candidati da proporre in Abruzzo. Lo sconcerto nel Pdl è al massimo ed è molto più marcato di quello che ha registrato l’Udc con la scelta contestata di Giorgio De Matteis o che ha investito Fli con l’arrivo di Nicoletta Verì, già Pdl e poi Grande sud, come capolista al Senato per la lista Monti.
Nel primo caso infatti il contrasto è tra ex democristiani, nel secondo la lista al Senato è frutto di un accordo a tre (Monti, Casini e Fini) nel quale la Verì l’ha spuntata con l’aiuto di qualche potere forte. Nel Pdl invece siamo forse all’applicazione più eclatante dei guasti della legge elettorale: il Porcellum infatti consente ai partiti (in questo caso al presidente Berlusconi) di scegliere con altri criteri rispetto alla rappresentanza territoriale e sicuramente l’ex presidente del consiglio avrà qualche motivo di gratitudine nei confronti dei suoi due “salvatori” nella fiducia che salvò il suo governo. Difficile perciò fare previsioni sull’esito di questo scontro, anche se la soluzione a cui sta lavorano Denis Verdini è quella di una mediazione. A meno che tutto il chiasso attorno a queste candidature non sia un espediente per far parlare del Pdl che è in forte ritardo nella presentazione dei candidati, che scade oggi.
s. c.