VERSO LE ELEZIONI

Pdl, candidature segrete per sfruttare l’effetto sorpresa

A pesca di nomi nel mondo universitario e in quello confindustriale

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CHIODI ELEZIONI REGIONALI PDL

Elezioni regonali vinte da Chiodi

ABRUZZO. Sarà l’effetto sorpresa l’arma che il Pdl ha deciso di utilizzare per risalire nei sondaggi elettorali abruzzesi.
Cioè la presentazione “con il botto” dei capilista alla Camera ed al Senato, che scalzerebbero sia l’uscente coordinatore Filippo Piccone sia l’emergente Paola Pelino, retrocessi di un solo gradino al secondo posto e quindi comunque in grado di essere eletti, così come il governatore Chiodi che nega, ma che è pur sempre un candidato di prima scelta.
 Per il Senato si parla con insistenza di un nome proveniente dal mondo universitario e per la Camera di una rosa di candidati segnalata da Confindustria e da altre associazioni. C’è però silenzio assoluto tra questi possibili candidati ai quali è stato imposto di non parlare, come ai Vescovi nominati in pectore. Silenzio anche tra i senatori ed i deputati uscenti e tra i consiglieri regionali rimasti nel Pdl, lo stesso Gianni Chiodi mostra un distacco sospetto dalle vicende elettorali.
Eppure il presidente dovrebbe in qualche modo essere preoccupato: la sua maggioranza si è frantumata e – ad esempio – è completamente saltato il “modello Teramo”, visto che il Pdl non ha più consiglieri eletti in quel territorio. Che sia lui la sorpresa dell’ultimo minuto? In realtà è proprio lui il politico più popolare e più produttivo rispetto agli altri colleghi di coalizione emigrati in liste alleate o concorrenziali e sorprende che accetti la consegna del silenzio quando avrebbe tutti i titoli per giocare un ruolo di primo piano nel Pdl. Nessuno crede infatti che il Pdl sia in ritardo con le candidature, come si cerca di far filtrare annunciando riunioni che ci sarebbero state a Roma, anche ieri, ed alle quali sono stati invitati tutti i coordinatori regionali ed i vice d’Italia.
Per l’Abruzzo c’erano Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano, che hanno dovuto ascoltare le solite raccomandazioni sullo sforzo per recuperare consenso sul territorio e sulla necessità di elaborare una lista di nomi con gli aspiranti candidati. Questa rosa di nomi sarà vagliata a Roma con una griglia elaborata da una commissione, dopo di che ci sarà il via libera alle candidature. Difficile credere a questo ritardo, quando gli altri partiti sono già alle zuffe ed agli ammutinamenti per le liste presentate, quando incombe la raccolta delle firme e siamo a poco più di un mese dalle elezioni. Infatti questo ritardo apparente sembra una strategia precisa per arrivare a creare attesa sul nome del capolista al Senato ed alla Camera. L’identikit del candidato Senatore Pdl perfetto è quello di un personaggio pubblico del mondo universitario, con una forte bulimia di potere ed attualmente in crisi di astinenza, da catapultare in Senato a dire sempre sì. Per la Camera, l’identikit è più mosso: serve un candidato giovane, attivo nel mondo della produzione, con buoni contatti nel mondo industriale, come un presidente di Confindustria. Su tutta l’operazione l’effetto sorpresa. Anche per possibili, mancate ricandidature.


Sebastiano Calella