SANITA'

Dal ‘buio’ dell’ospedale psichiatrico giudiziario a una vita normale

70 pazienti lavorano oggi in aziende pubbliche e private

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Dal ‘buio’ dell’ospedale psichiatrico giudiziario a una vita normale

SULMONA. Dal buio dell’ospedale psichiatrico giudiziario al ritorno a una vita normale, come addetto alla biblioteca e commesso in un negozio.
Il Dipartimento di salute mentale della Asl 1 diretto da Vittorio Sconci, ha messo a punto, unico in Italia insieme alla Asl di Trieste, un modello innovativo per il recupero dei pazienti affetti da malattie mentali, anche molto gravi, che ha consentito di dimetterli dagli ospedali psichiatrici giudiziari.
Un iter terapeutico, avviato 10 anni nella ex Asl di L’Aquila e poi, dopo l’istituzione dell’Azienda sanitaria provinciale, esteso alla Marsica e alla Valle Peligna. Un modo di curare il soggetto che punta sul concreto reinserimento sociale e lavorativo e non su una gestione basata sulla permanenza nell’ospedale psichiatrico giudiziario (di cui è prevista la dismissione) oppure in altri luoghi di restrizione come strutture manicomiali. Tramite il progetto Armonia dal titolo: “Il futuro della riabilitazione psichiatrica”, elaborato dal Dipartimento salute mentale della Asl 1, al termine di un articolato percorso di cura, 70 pazienti, trattati dai servizi della Asl nella varie aree della Provincia, oggi sono inseriti in diversi contesti lavorativi e sono tornati ad essere parte viva e integrata della società.
Queste persone, prese in carico e seguite negli anni dai servizi Asl, oggi lavorano in aziende pubbliche e private, come addetti alla biblioteca, cuochi in ristoranti oppure commessi in negozi. Un ‘miracolo’ frutto di una ‘cultura’ terapeutica profondamente nuova che si affranca dai tradizionali sistemi di trattamento e che pone il servizio Salute Mentale della Asl 1 all’avanguardia.
Questo percorso, che oltre a centrare l’obiettivo primario (il recupero del paziente) consente anche un risparmio per l’Azienda, diventa ora patrimonio di tutti grazie a un’iniziativa itinerante, che comprende una mostra fotografica, corredata di proiezioni video, che ritrae momenti di vita dei pazienti alle prese col lavoro, sbocco finale di moderno percorso di recupero.
La mostra fotografica, con i video, secondo un calendario fissato, farà tappa a Sulmona (il 15 e 16 gennaio nel complesso della Rotonda di San Francesco della Scarpa, orario 10-19), a Castel di Sangro (21 e 22 gennaio, biblioteca comunale Vincenzo Balzano, orario 10-19), Avezzano (31 gennaio, con una tavola rotonda alle ore 10 nella sala consiliare e il giorno successivo con l’esposizione foto, sempre nei locali del Comune, orario 10-19). L’ultima tappa del progetto itinerante è fissata all’Aquila il 4-5 e 6 febbraio prossimi, al palazzetto dei Nobili, dove approderanno le istantanee. Atto finale l’11 e 12 Febbraio, sempre all’Aquila, all’auditorium Parco della musica, con due giorni di convegno, a partire dalle ore 9.00. Ai lavori, oltre ovviamente ai funzionari della Asl, interverranno anche autorità politiche provinciali.
«Il grande risultato, legato al recupero dei pazienti», dichiara Sconci, «è il frutto lavoro svolto in piena sinergia tra tutti i servizi e operatori della Asl nella provincia. Un risultato che costituisce un nuovo modo di curare il paziente, basato sul superamento dell’idea dell’ospedale psichiatrico giudiziario o del non auspicato ritorno a strutture manicomiali. Questa metodica terapeutica risponde alla logica di una nuova ‘cultura’ sanitaria e a un forte impegno che nulla hanno a che fare con container più o meno adeguati o particolari aspetti logistici. Ciò che abbiamo fatto, favorendo l’inserimento dei pazienti nel mondo del lavoro a fini di riabilitazione, dimostra che i nostri pazienti, anche coloro che hanno commesso reati penali, se seguiti in un certo modo, non costituiscono un pericolo ma una risorsa per la società purché non vengano sottoposti a misure restrittive (strutture psichiatriche o carceri)».