RIFIUTI E POLITICA

La guerra della monnezza a Lanciano: l’ostruzionismo del Pdl sulle consulenze

Si alza lo scontro sulla gestione della Ecolan proprio mentre una nuova emergenza rifiuti aumenta i costi del servizio

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Fabrizio Di Stefano

LANCIANO. Le inchieste, le emergenze del passato, gli errori e gli sperperi, non sono serviti a nulla. Nessuno ha imparato niente e si procede come se nulla fosse mentre si spendono soldi in più perché non si è saputo programmare per tempo.
La politica schizofrenica è quella che da una parte obbliga i cittadini ai sacrifici al taglio dei servizi e l’aumento delle tasse e dall’altra la stessa politica obbliga i cittadini a pagare di più un servizio gestito male e nella penombra. I fatti certi sono questi, il resto per ora sono rimpalli e polemiche che confondono le carte in tavola mentre tutto scorre come sempre.
Solo pochi giorni fa l'annuncio della emergenza rifiuti per il comune di Lanciano e per il comprensorio, «a causa di forti negligenze programmatiche e contingenti di Ecolan e della Regione Abruzzo», sostiene il Pd locale.
Il gruppo consiliare del Partito Democratico ed in particolare il consigliere Antonio Bianco che segue la questione per il partito è molto duro sull’argomento e respinge al mittente le argomentazioni «con atteggiamenti intimidatori, come quelle tenute dal consigliere PdL, Marco Di Domenico, o con la denuncia politica del Senatore Di Stefano». Il Pd rivendica il diritto di controllare le carte (che ha chiesto ma non ottenuto).
«Ricordiamo la gravità del fatto che al sindaco di Lanciano», ha spiegato Bianco, «sia stato negato il diritto di accesso agli atti su alcuni punti in cui sarebbe coinvolto incidentalmente anche l'avvocato Marco Di Domenico, consigliere comunale del Pdl ma anche spesso e volentieri consigliere e difensore legale di Ecolan».
Al di là degli intendimenti politici il diniego al sindaco e l’impossibilità di controllare la gestione di una società interamente pubblica è un campanello d’allarme che rintrona in tutta la zona frentana ma che non smuove il Pdl a più miti consigli.
Ormai da settimane, complice probabilmente il clima elettorale che scalda gli animi, il Pd accusa il Pdl di aver preso possesso della società che gestisce il servizio rifiuti nel lancianese e alcuni sindaci di centrosinistra del chietino hanno parlato senza mezzi termini di «monocolore»: quello azzurro del centrodestra che ricopre gli scranni del cda.


Se il centrodestra “consiglia” al Pd di occuparsi ‘dei guai0 della Sasi (l’azienda pubblica che si occupa del servizio idrico “controllato” dal centrosinistra), dal canto suo Ecolan è gestita «da quasi un ventennio da maggioranze politiche espressione della destra che amministrava tra l’altro i comuni di Lanciano, Ortona e Tollo».
Forse qualcuno si sarebbe aspettato un cambio di rotta dopo che alle ultime elezioni in quei comuni ha vinto il centrosinistra ma nulla è cambiato e nemmeno le richieste di dimissioni degli ultimi giorni hanno sortito alcun tipo di effetto.
Il senatore Di Stefano continua a difendere la gestione del consorzio dimostrando la sua passione per il settore rifiuti, come emerso anche nell’inchiesta Rifiutopoli della procura di Pescara dove è indagato. L’inchiesta portò all’arresto, tra gli altri, degli imprenditori Rodolfo Valentino Di Zio, dell’ex assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni. Il senatore Di Stefano, secondo gli inquirenti, si occupava anche del Consorzio comprensoriale dei rifiuti di Lanciano (oggi Ecolan), al quale partecipava una ditta della famiglia Di Zio, la Ecologica Sangro spa.
Di Zio chiese aiuto al senatore affinché ponesse le condizioni politiche per poter fermare l'attività di Riccardo La Morgia che a sua volta è finito un’altra inchiesta per abuso d’ufficio e la procura ne ha recentemente chiesto il rinvio a giudizio http://www.primadanoi.it/news/cronaca/535316/Rifiuti-Lanciano--chiesto-rinvio-a.html
Al posto di La Morgia il monopolista dei rifiuti avrebbe preferito un uomo di fiducia più malleabile. E lo fece, sostiene l'accusa, attraverso «elargizioni di denaro e altre utilità».


Gli inquirenti hanno scoperto che il 16 febbraio 2009 Rodolfo Di Zio avrebbe versato una somma di denaro contante e di importo «non accertato» e «non dichiarato» al senatore che si adoperava anche per i suoi colleghi di partito.
E sempre da Rifiutopoli si scoprì che il senatore azzurro chiese a Di Zio di aiutare un candidato di Napoli al Parlamento europeo, Crescenzio Rivellini (non indagato): 20.000 euro che arrivano direttamente a Napoli. Secondo gli accertamenti della Procura, però, 5.000 euro ritornano subito indietro, attraverso un assegno al senatore che versa sul suo conto personale. Il processo non è nemmeno iniziato stoppato per ora da eccezioni preliminari e autorizzazioni per l’uso delle intercettazioni. Non è remota l’uscita di scena da questa inchiesta almeno in parte del senatore Pdl.
Da Napoli arriva anche uno dei consulenti di Ecolan: Giuseppe Vacca. Su di lui Pupillo nei mesi scorsi ha chiesto documenti della consulenza e li ha ricevuti.
La consulenza, come da contratto, si sarebbe esaurita proprio pochi mesi fa ed era inerente la realizzazione del nuovo impianto di trattamento meccanico biologico. In totale gli sono stati elargiti 20 mila euro (per 135 giorni di lavoro).
Sul perché una società pubblica abruzzese scelga un consulente napoletano la risposta è forse scontata: per la sua competenza in materia, competenza che tra l’altro il Pd vorrebbe poter vedere corroborata da documenti. Oltre alla competenza Vacca, però, nel suo curriculum deve imputare anche una misura cautelare minore a giugno 2009 essendo finito nella rifiutopoli napoletana.
Lui era direttore dei lavori del termovalorizzatore di Acerra ma venne coinvolto nell’indagine per l´attività svolta come direttore dei lavori dell´impianto di Giugliano con l’accusa di falso ideologico, per una valutazione tecnica espressa nel corso della realizzazione degli impianti. Nei mesi scorsi c’è stato anche il rinvio a giudizio. La vicenda contò in totale 15 arresti. Per Vacca venne applicato l’obbligo di dimora ma appena si dimise dall’incarico caddero le misure cautelari. Nonostante l’inchiesta continua a lavorare per la Protezione Civile e due anni dopo è sbarcato a Lanciano.
La lunga strada dei rifiuti prima o poi passa per l’Abruzzo.