LA VISITA

Papa riceve 6 vescovi di Abruzzo e Molise

Iniziata la visita ‘ad limina’

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Papa riceve 6 vescovi di Abruzzo e Molise

CITTA’ DEL VATICANO. Il papa ha ricevuto 6 vescovi della Conferenza episcopale di Abruzzo e Molise, dando così inizio la visita "ad limina" dei vescovi italiani.
Le "ad limina" sono il tradizionale tipo di incontri che, in genere ogni cinque anni, i vescovi di una regione ecclesiastica o di un Paese hanno con il papa, per fare il punto sulla situazione della loro Chiesa.
Tra loro c’era anche l'arcivescovo di Campobasso Giancarlo Bregantini che ha riferito a Benedetto XVI le «luci ed ombre» della sua regione.
«Le luci - ha detto - di un popolo mite, buono, attento che ascolta ancora molto la voce della Chiesa che ha tradizione antiche, con chiese molto belle e che ha un' intensa onestà di fondo. Però dall'altra parte - ha aggiunto il vescovo - troviamo anche i drammi del presente, specialmente la crisi che ci coinvolge e travolge tutti, in particolar modo quella che riguarda il settore agroindustriale: c'è la fatica nel mantenere le stalle aperte, la capacità dei nostri giovani di restare nei nostri Paesi perché fanno fatica a trovare un lavoro e si vedono costretti a emigrare in Germania o in Australia. Si torna all'emigrazione degli anni '50 - '60. Questo pone interrogativi molto grandi sul futuro della regione. Ovviamente c'è anche il cambiamento dei valori morali che si vede specialmente all'interno della famiglia, un tempo molto solida, ed oggi esposta a grandi ed insidiose tentazioni. L'altra esperienza riguarda la realtà sociopolitica che ancora fa fatica a volare alto; ci sono ancora troppi interessi, contrapposizioni...»
Non è «compito» della Chiesa, ha detto ancora Bregantini, dare «indicazioni di natura partitica» per le prossime elezioni regionali, e le parole dei vescovi «sono soprattutto di metodo e di alcuni contenuti».
«Poi - ha affermato - toccherà ai singoli partiti poter essere capaci di fare programmi ben dettagliati. La cosa che ci interessa - ha detto Bregantini in una intervista alla Radiovaticana, - è soprattutto il metodo, non contrapposizione, esclusione, ma condivisione e capacità - davanti ai problemi di un territorio così piccolo - di non staccarsi, né frastagliarsi, ma di coordinarsi».