VERSO IL VOTO

Lo scandalo delle elezioni 2013: ancora indagati e condannati in lista. Partiti senza vergogna

Promesse vane, coerenza zero, i condannati in lista dopo le polemiche e “l’antipolitica”. Perché?

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Dell'Utri e Cosentino

Dell'Utri e Cosentino

ROMA. Rispetto alle ultime elezioni politiche sono diverse le cose che sono cambiate. Tra tutte iol sentimento di antipolitica che è cresciuto esponenzialmente di pari passo con la diffusione della Rete. E’ la Rete che spesso mette a nudo i partiti e l’informazione “ufficiale” attraverso i social network ( non senza le bufale di rito o gli inganni facili). Eppure dopo la guerra ai partiti, dopo l’imperativo categorico di svecchiare, di rinnovare, di cambiamento solo a guardare i nomi che saranno candidati la Casta pare fare orecchie da mercante.
E via dentro i soliti nomi, pure quelli condannati anche per reati gravissimi, gli indagati e quelli che la stesa Casta ha salvato dagli arresti con accuse gravissime.
E’ l’estremo tentativo delle politica di salvarsi a scapito della faccia, della credibilità , della dignità propria e del Paese precipitato nella crisi proprio a causa delle stesse persone.  
Sono davvero poche le formazioni politiche che possono vantare solo incensurati nelle proprie file. Il caso più clamoroso di 'ripescaggio' di indagati rischia di essere quello del Pdl. Sembra imminente, infatti, l'annuncio delle candidature di Nicola Cosentino, di Marcello Dell'Utri, al Senato, e di Marco Milanese imputato a Roma per finanziamento illecito nell'ambito del processo sugli appalti Enav e indagato a Milano per corruzione nell'inchiesta sul presidente di Bpm, Ponzellini. Alla manifestazione elettorale di ieri del Pdl a Napoli erano in prima fila non solo Cosentino, ma anche Alfonso Papa, finito a Poggio Reale durante la legislatura.
«Abbiamo letto le carte processuali di Cosentino - spiega il commissario campano, Nitto Palma - e vi è un impianto accusatorio non accettabile». E' chiaro che si valuterà «caso per caso» la situazione dei vari inquisiti, aggiunge Palma, ma «se non troveremo elementi di supporto» ad un eventuale rifiuto della candidatura, «assumeremo la relativa decisione assumendocene le responsabilita». E per Cosentino, prosegue, non sembra che l'impianto accusatorio possa essere sufficiente a dire a no ad un suo ritorno in Parlamento. Più cauto il governatore Stefano Caldoro secondo il quale chi sa di poter essere una zavorra per la sua situazione giudiziaria dovrebbe saper fare un passo indietro. Io sono un garantista, insiste Caldoro, ma «visto che siamo tutti quanti sullo stesso aereo ognuno deve porsi con responsabilità il problema di non creare difficoltà al volo comune».
 Completamente diversa la posizione di Altero Matteoli che è poi quella dominante nel partito: bisogna essere severi solo con i candidati passati in giudicato. Per tutti gli altri, indagati o condannati solo in primo o secondo grado, porte aperte.
La realtà, si afferma tra i berlusconiani a microfono rigorosamente muto, è che è difficile rinunciare ad una candidatura come quella di Cosentino che «in Campania rappresenta un pacchetto di voti non indifferente». Tanto che si pensa a lui, appunto, per il Senato che nella prossima legislatura rischia di diventare l'ago della bilancia. Lui, l'interessato, due ordinanze di arresto respinte dalla Camera culminate in due processi, non commenta e ai cronisti che lo incalzano ribatte: «Finalmente qualcuno si è letto le mie carte».
 Marcello Dell'Utri, invece, si conferma che dovrebbe trovare ospitalità nella lista di Micciché. Deroga in vista, sembra, anche per Mario Landolfi, rinviato a giudizio per concorso in corruzione e truffa con l'aggravante di avere agito per favorire i clan casalesi. Ma il tormentone 'liste pulite' interessa un po' tutti i partiti, anche il Pd, come dimostrano la polemica dei giorni scorsi su nomi come quello di Vladimiro Crisafulli, coinvolto in Sicilia in varie inchieste giudiziarie. Anche lui sarebbe portatore di un pacchetto di voti, si assicura nell'isola, «davvero irrinunciabile».
 Ed è tensione tra Massimo Donadi e Bruno Tabacci su un'eventuale alleanza con Raffaele Lombardo. L'ex Idv punta «davvero a liste pulite» e dice no. E l'ex governatore dirotta sul Pdl. «La verità - incalza Casini - è che nelle liste i partiti ci hanno messo davvero di tutto».
 Ma oltre a quelle pulite tengono banco anche le 'liste di famiglia' come dimostra la polemica esplosa sulla candidatura nella Lista Monti della cognata di Casini Silvia Noé e del fidanzato della figlia Azzolini. Quest'ultimo sembra non ce l'abbia fatta, ma la Noé pare certa visto che, come assicura Casini «é quella che ha preso più voti in Emila Romagna per l'Udc».