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«Ignorata la proroga». I 12 precari del Bura sostituiti con i precari dell’Arit

La regione si espone al rischio di sborsare 3 milioni di euro

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ABRUZZO. Ora non sono più i ‘precari del Bura’ (Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo), ma dei disoccupati.
Il loro ‘grazie’, ad inizio anno, lo indirizzano alle scelte «lungimiranti e meritocratiche» dell’amministrazione regionale, dicono con sarcasmo.
Dal 2 gennaio, dopo 11 anni e due concorsi pubblici per titoli ed esami superati, a tutti e 12 è proibito varcare l’ingresso degli uffici, dove hanno lavorato fino al 31 dicembre scorso.
Sono stati disattivati i loro nostri account, chiuse a chiave le porte, «nonostante», protestano, «ci sia un provvedimento di proroga per un altro anno approvato il 28 dicembre dal Consiglio Regionale e per il quale non è stata ancora motivata la mancata applicazione».
L’amministrazione abruzzese avrebbe infatti preferito la strada di un quasi certo congruo esborso (valutato in circa 3 milioni di euro) per la liquidazione del danno subito e, in più, il rischio di sicuri esposti alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica per accertare danni erariali in capo a chi di competenza.
«Dal 2 gennaio dodici famiglie sono state gettate nel più cupo sconforto», denunciano gli ex precari che al momento hanno un’unica certezza: non ritroveremo lavoro nell’immediato, considerando soprattutto la realtà aquilana.
«Dal 2 gennaio», sottolineano, «siamo stati sostituiti con altri precari, guarda caso dell’Arit, agenzia teramana, anch’essi con contratti in prossima scadenza, arrecando un danno alla stessa amministrazione che, pur se non immediato, produrrà i suoi effetti nel tempo. Infatti, come era prevedibile, i bollettini pubblicati successivamente alla nostra uscita di scena, riportano errori di varia natura che potrebbero inficiare la validità degli atti in essi pubblicati, oltre al notevole ritardo con il quale vengono messi on-line sul sito».
Entrati a tempo determinato con la Giunta Pace nel 2002, dopo il superamento di un concorso pubblico per titoli ed esami, benché il progetto dell’informatizzazione del Bura non fosse terminato ma le scadenze politiche imponevano nuovi ed appetibili posti di lavoro, si videro costretti a partecipare ad un altro concorso pubblico per titoli ed esami per ricoprire lo stesso posto con le stesse mansioni solo che con un contratto di collaborazione.
«Il tutto», ricordano, «mentre altri precari a tempo determinato vedevano i loro contratti prorogati ad oltranza».