IL FATTO

Sanità Abruzzo, Chiodi taglia il budget delle cliniche private con una lettera

Ancora una volta aggirato il Tar. Meno soldi ai privati uguale meno personale

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5178

Gianni Chiodi

Gianni Chiodi

ABRUZZO. Ieri il commissario ad acta Giovanni Chiodi ha comunicato alle 11 Case di cura private abruzzesi che il tetto provvisorio al loro budget complessivo per il 2013 è di 125 mln.


Lo ha fatto con una lettera in cui avverte anche che questo totale non è definitivo perché potrebbe subire ulteriori decurtazioni con la ripartizione del fondo sanitario nazionale. Il che tradotto potrebbe significare meno occupazione e meno servizi ai cittadini, meno certezze per gli imprenditori privati della sanità e sicuramente un aumento della mobilità passiva che ingrassa le altre regioni ed impoverisce l’Abruzzo.
Singolare il fatto che il Commissario decida in solitudine queste scelte e anche il mezzo attraverso cui le comunica e cioè una semplice lettera. Questa comunicazione arriva a 20 giorni dalla sospensiva che il Tar Abruzzo ha concesso sulla validità del decreto commissariale che fissava a 125 mln il tetto di spesa per le cliniche private, rispetto ad un budget iniziale di 139 mln.
La somiglianza di questa cifra “ridotta” porta inevitabilmente a pensare che la sospensiva è stata bypassata e che di fatto il commissario ha deciso come se il Tar non esistesse. Non solo. Prima del ricorso delle cliniche e prima dell’ordinanza dei giudici amministrativi, i sindacati – preoccupati delle ricadute occupazionali negative di un taglio da 14 mln - sono stati ricevuti i primi di dicembre dal sub commissario Giuseppe Zuccatelli e dal direttore della sanità regionale Maria Crocco che li hanno rassicurati sulla possibilità di porre rimedio al taglio eccessivo. Si riconosceva infatti che c’era stato un errore evidente nel taglio da 14 mln, ma che il tutto si poteva sanare attraverso un emendamento al decreto Monti studiato proprio per l’Abruzzo. L’emendamento, però, poi non è passato, perché il decreto Monti è stato approvato in Parlamento attraverso la fiducia che blocca ogni modifica. Ma questo dimostra che a dicembre il sub commissario ed il direttore la pensavano come i sindacati e come le cliniche. Eppure la lettera che ieri Chiodi ha scritto dice tutta un’altra cosa: bypassati anche Zuccatelli e la Crocco? Presi in giro i sindacati? Chissà.
Resta dunque questa comunicazione del tetto massimo provvisorio di spesa, con l’invito perentorio perché ciascuna casa di cura non spenda di più della cifra assegnata, divisa in dodicesimi. 

TETTO PROVVISORIO PERCHE' LE STRUTTURE PUBBLICHE LAVORANO BENE
«Questo tetto provvisorio di spesa assegnato – spiega il commissario – tiene conto del fatto che la produzione delle Case di cura consiste esclusivamente in attività di ricovero programmato e che le strutture pubbliche regionali sono comunque in grado di soddisfare la domanda prestazionale».
 Basterebbe quest’ultima affermazione a dimostrare che Chiodi forse è mal consigliato: le strutture pubbliche, cioè gli ospedali, non sono affatto «in grado di soddisfare la domanda di prestazioni», come dimostra la mobilità passiva, come dicono i tempi di attesa e le lunghe liste di malati in cerca di prestazioni, come spiegano bene le richieste alle cliniche di collaborare a smaltire le liste di attesa (vedi le mammografie richieste dalla Asl di Chieti a Villa Pini) o il ruolo dei laboratori privati di analisi. La realtà della sanità abruzzese è perciò assai diversa da quella che il Commissario descrive e che gli è costata ripetute bocciature al Tar, anche su questo argomento.
Infatti il 20 dicembre scorso l’avvocato Tommaso Marchese per conto delle cliniche ha ottenuto la sospensiva contro i tagli operati dalla Regione per la spending review. Tagli che in Abruzzo sono arrivati al 9,9%, nonostante che Monti avesse chiesto solo una riduzione dello 0,5% sulla spesa consuntivata nel 2011. Il taglio abnorme è dipeso esclusivamente dal fatto che il consuntivo considerato dalla Regione era inferiore di molto (ben 14 mln) al budget iniziale in quanto alcune cliniche non avevano lavorato a causa del terremoto. Secondo il Tar, «anche ad una sommaria delibazione del ricorso», c’era il fumus per concedere la sospensiva del taglio in quanto la «Regione ha omesso di dare il giusto rilievo» al fatto che due cliniche non avevano lavorato. Come ben si sa, una sospensiva è solo una sospensiva ed è possibile che entrando nel merito il Tar possa dar ragione Chiodi e torto alle cliniche. Ma in attesa della discussione, il tetto dei 125 mln al momento è molto provvisorio, più provvisorio anche di quello che dice la lettera di ieri.
C’è poi un altro aspetto che va sottolineato. Chiodi come commissario ha tutto il diritto di fissare i tetti e magari anche di ridurli, ma non lo può fare con una lettera, senza consultare le Case di cura ed i sindacati e senza pensare alle ricadute occupazionali e alle conseguenze sui servizi ai cittadini. E senza aspettare la decisione del Tar. Forse per questo non ha adottato un provvedimento, impugnabile, ma ha scelto una comunicazione generica come la lettera di un condominio. 


Sebastiano Calella