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Poste Italiane, anche in Abruzzo aumentano le tariffe mentre gli uffici chiudono

D’Alessandro (Idv): «Chiodi chieda spiegazioni al ministro Passera»

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Abruzzo. Il presidente Chiodi contatti il ministro Passera e chieda conto degli aumenti delle Poste a carico dei cittadini.
E’ questa la richiesta del consigliere regionale dell’Italia dei Valori, Cesare D’Alessandro. Con l’arrivo del 2013, non vi sono stati solo aumenti per le autostrade, il gas, la nuova tassa sui rifiuti, l’Iva (dal 1° luglio prossimo passerà dal 22 al 23%), ma anche per tutti i servizi postali.
Da parte di Poste italiane non è stata data alcuna pubblicità sui nuovi balzelli.
«L’analisi economica di Poste italiane non giustifica gli aumenti decisi il 20 dicembre scorso», denuncia D’Alessandro. La posta prioritaria aumenterà del 16% (da 0,60 a 0,70 centesimi), quella sotto i 20 grammi; il formato medio aumenterà del 35% (da € 1,40 a € 1,90); la raccomandata mediamente del 6% e così dicasi per il recapito di tutti gli atti giudiziari.
Non si salvano nemmeno i servizi di Bancoposta, che dal 1° gennaio 2013 non costano più 30 €, bensì 48, con un aumento percentuale del 58%.
«Tutto questo fatto alla chetichella, a ridosso delle festività natalizie», lamenta ancora il consigliere dipietrista cge fa notare che contestualmente, però, Poste Italiane riduce l’occupazione, senza riconoscere alcun aumento per le retribuzioni del personale dipendente, ad eccezione dei dirigenti, e continua a chiudere i piccoli uffici postali come da anni sta facendo in Abruzzo.
Per questo D’Alessandro ha presentato una risoluzione scritta da inserire alla discussione della seduta del Consiglio regionale del prossimo 22 gennaio, con la quale si chiede a Chiodi di prendere contatti con il ministro Passera e chieda conto del motivo in base al quale Poste italiane, nonostante la crescita continua in termini economici, abbia licenziato solo nel 2012 oltre 3.600 persone.
«Inoltre, vogliamo sapere», continua D’Alessandro, «perché lo Stato continua a finanziare Poste italiane, pur in presenza di utili considerevoli che, però, non vengono impiegati né per migliorare i prodotti postali, né per dare qualche decina di euro di aumento ai dipendenti dell’Azienda. Poste italiane è di proprietà del Ministero dell’Economia: quindi, appartiene allo Stato. Di conseguenza a tutti i cittadini. Il ministro Passera deve dare spiegazioni».