VERSO LE ELEZIONI

Idv, in Abruzzo Ingroia capolista. Riconfermati Costantini e Mascitelli: «hanno le mani pulite»

Il partito perde 2 consiglieri regionali

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Costantini, Di Pietro, Mascitelli

Costantini, Di Pietro, Mascitelli

ABRUZZO. Un momento di transizione per il partito di Antonio Di Pietro che per la prima volta ‘cede’ il posto di capolista.
Da Tonino lo scettro passa ad un altro magistrato: Antonio Ingroia, in politica da qualche settimana con il movimento Rivoluzione civile, candidato premier alle politiche di febbraio.
«La mia candidatura», ha spiegato ieri Di Pietro, in Abruzzo per il tour elettorale, «deve essere vista come una candidatura che cede il passo come capolista a chi più di me e, prima di me, intende metterci la faccia in questo momento, cioé Ingroia, di cui sono onorato che si anteponga il suo nome al mio in questo momento anche perché la sua storia ricorda tanto storie che ho già vissuto anch'io».
L’ex pm di Mani Pulite apre dunque all’ex collega ma perde pezzi importanti di chi oggi ammette di non riconoscersi più nel partito. I consiglieri regionali dell’Idv Paolo Palomba, Camillo Sulpizio sono pronti ad entrare nel Centro democratico di Massimo Donadi, che alle prossime politiche correrà insieme al Pd. Il partito è nato dopo la presa di distanza di Donadi a seguito dell’inchiesta di Report.

CONFERMATO COSTANTI E MASCITELLI
E se il leader dell’Idv annuncia l’apertura alla società civile ha confermato comunque che i due ‘volti noti’ del partito in Abruzzo resteranno Carlo Costantini e Alfonso Mascitelli «perché bisogna stare attenti a parlare di società civile quando si è di fronte a persone come loro, competenti e con le mani pulite. Attenti a confondere il concetto di società civile con chi ha una storia politica da rispettare».
In settimana a Roma i primi incontri per la composizione delle liste elettorali e anche in Abruzzo il capolista alla Camera sarà «assolutamente Antonio Ingroia. Con lui vi accorgerete cosa sia la società civile, quando saranno composte le liste elettorali: dalla Minetti passeremo a Margherita Hack, dalle scosciate alla direttrice di Libera, a Ilaria Cucchi. Dico: ci sarà una differenza?»
L'Idv finora ha ricevuto 2500 domande per candidarsi, di cui 150 solo in Abruzzo.
Ieri a Pescara Di Pietro ha assicurato inoltre che le vicende di Report non hanno in alcun modo condizionato le strategie dell'Idv. «Non c'azzecca niente… Hanno strumentalizzato Report, ma in questo caso ho la vecchiaia assicurata - spiega accennando ai possibili risarcimenti che chiederà - Ci azzecca invece e tanto la nostra coerenza: dopo aver votato 50 volte no alla fiducia del governo Monti è naturale un percorso elettorale con chi ha condiviso le nostre battaglie».

IDV PERDE PEZZI
Ma intanto, come detto, l’Idv perde pezzi. Oltre ai consiglieri regionali anche altri amministratori locali sono pronti a dire addio a Di Pietro. Come Elio Baccalà e Antonio Spadaccini, rispettivamente capogruppo del partito, e assessore alle politiche sociali e vice-sindaco di Vasto.
«L’Idv, a livello nazionale, è definitivamente fuori dalla coalizione di centrosinistra. A noi appare inaccettabile che il vertice del Partito tenda ad attribuire sempre ad altri “gli errori” e le responsabilità, senza mai riuscire a fare giusta e salutare autocritica».
Dall’Idv di Vasto, nel corso del 2012 e molto prima delle recenti criticità, si sono definitivamente allontanati numerosi iscritti ed alcuni dirigenti. «Abbiamo assistito», confermano Baccalà e Spadaccini, «all’esodo dal partito di persone preparate e stimate, nel direttivo e nella città, che ci avevano coinvolto nel dibattito politico e sostenuto, sicuramente non meno di altre, nell’azione amministrativa».
I due attribuiscono i problemi a «decisioni ed imposizioni “superiori”, dichiaratamente non condivise dalla maggioranza del direttivo locale» e ammettono di non riconoscersi più nel partito: «naturalmente nulla cambia», assicurano, «da parte dei sottoscritti, nel personale sostegno, convinto e collaborativo, al sindaco di Vasto ed alla sua maggioranza».

NOVE GIUDICI IN CORSA
Sono sette i magistrati per i quali, oggi, il Csm delibererà la presa d'atto della richiesta di aspettativa elettorale. Oltre alle domande di Pietro Grasso e Sfefano Dambruoso, già note, sono pervenute quelle di altre cinque toghe che hanno scelto la sfida politica: Doris Lo Moro che si ricandida col Pd, e i 'debuttanti' Domenico Ammirati, Michelangelo Russo, Daniela Canepa e Paolo Andrea Taviano. Per Antonio Ingroia e Giuseppe Amore, il Csm ha già deliberato l'aspettativa. Dunque sono nove i giudici in 'campo'.
Per quanto riguarda le scelte politiche delle toghe, Taviano - magistrato a Cassino - si candida per le regionali del Lazio nella lista della Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli. Degli altri - a parte Grasso che è nel 'listino' di Bersani, col Pd, e Dambruoso nell'area centrista - non è noto lo schieramento prescelto e il tipo di competizione anche perchè non c'è l'obbligo di indicarlo al Csm. Ammirati, per 38 anni giudice a Empoli e attualmente presidente del tribunale fallimentare a Firenze, si candiderà probabilmente in Toscana dove è molto radicato. Dalla Liguria, invece, arriva Daniela Canepa, giudice delle esecuzioni immobiliari al Tribunale di Genova, da non confondere con Anna Canepa, pm antimafia della Dia molto impegnata nell'Anm. Poi c'è Michelangelo Russo, ex pm a Salerno e a Lagonegro dove mise sotto inchiesta per usura il cardinale di Napoli Michele Giordano. E' stato consulente al ministero dell'ambiente con Alfonso Pecoraro Scanio e poi con Stefania Prestigiacomo.