LE MANI IN CASTA

Abruzzo. Chiodi non si candida, Del Corvo si dimette, Piccone sicuro in Parlamento

Pdl in difficoltà. Ancora incerto Di Giuseppantonio

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Piccone e Del Corvo

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ABRUZZO. Inaspettata e forse inattesa, la rinuncia di Gianni Chiodi alla candidatura elettorale è il dato politico più importante del toto-elezioni di questi giorni.

Si tratta di una scelta sicuramente destinata ad avere un peso negativo sul risultato elettorale del Pdl, che in questo modo rinuncia a schierare il politico “più pregiato” del suo schieramento. Ma è anche una decisione che forse spiega meglio di ogni altra analisi il desiderio di autodistruzione che serpeggia nel centrodestra.
Da una parte, c’è la diaspora degli assessori e dei consiglieri regionali, in cerca di casacche con un’immagine più asettica rispetto a quella del Pdl ormai in caduta libera. Dall’altra, c’è il no del partito nazionale alla candidatura del presidente della Regione che pure era stato sbandierato in passato come il simbolo della “politica del fare”, con tanto di abbracci e baci da parte dell’ex presidente Silvio Berlusconi. Checché ne dica la vulgata ufficiale, questa non è una “rinuncia” di Chiodi alla candidatura, come da lui comunicato in una riunione del gruppo Pdl alla Regione: in realtà si tratta di una scelta dei vertici nazionali del Pdl, in verità molto autolesionista, visto che la Regione non offre altri personaggi di peso. Ma il fatto è che il presidente abruzzese non gode più molte simpatie romane, tanto da essere costretto a lunghe anticamere per essere ricevuto dal coordinatore Denis Verdini che - insieme ad Altero Matteoli – sta preparando le liste. L’improvviso crollo delle quotazioni di Chiodi va forse legato al suo legame con Gaetano Quagliariello, anche lui in difficoltà come politico, dopo il suo breve flirt con il gruppo del Pdl che si era avvicinato a Mario Monti e che ha provocato anche uscite clamorose dal partito di Berlusconi, il quale sta applicando il codice della guerra elettorale: “o con me o contro di me”. 


Cosa che ha ben fiutato e per tempo il coordinatore regionale Filippo Piccone che si è prontamente assicurato la protezione di Verdini – e quindi la ricandidatura - con un’operazione da manuale, nonostante la sua partecipazione alla Fondazione Magna Carta di cui Quagliariello è l’anima. Ad agitare ulteriormente il panorama aquilano sono le dimissioni improvvise del presidente della Provincia Antonio Del Corvo, ufficialmente motivate con il suo desiderio di candidarsi alle elezioni, ma dal contorno abbastanza strano. Le sue dimissioni arrivano infatti solo a due anni dalla sua elezione come presidente della Provincia dell’Aquila e sono avvenute al termine di un consiglio e di una giunta in cui si è parlato delle vicende giudiziarie di Angelo Specchio, il direttore generale della Provincia recentemente arrestato con gravi accuse. Del Corvo parla di un momento di riflessione, lasciando aperta la porta ad un ripensamento. Anche perché lascia molto perplessi il fatto che due esponenti di Celano (lui e Piccone) possano concorrere appaiati alle elezioni. In realtà dunque il clima pre-elettorale abruzzese e non solo aquilano, vive di attesa per le scelte che il “Porcellum” calerà sull’Abruzzo. 


Solo i caselli dell’autostrada potrebbero raccontare con precisione quanti viaggi sono stati contati in direzione Roma per perorare una candidatura. Questo vale soprattutto per il centrodestra, con l’ex ministro Giorgia Meloni molto corteggiata dagli ex An e che sembra aver scelto come capolista in Abruzzo l’assessore Paolo Gatti, seguito da Lorenzo Sospiri. Il senatore Fabrizio Di Stefano ribadisce invece la sua fedeltà a Maurizio Gasparri e quindi al Pdl, ma ci sono altri che scalpitano per una candidatura o per un passo indietro degli attuali parlamentari.
Infatti sono molte le tensioni presenti tra gli ex An, che ora rimpiangono di non aver rotto con il Pdl quando Gianfranco Fini dette vita con molta lungimiranza a Fli, che ora può spendere alle elezioni una verginità politica degna di miglior causa. Tanto è vero che a Daniele Toto, responsabile regionale di Futuro e libertà, sono pervenute offerte di candidature dal vicino Molise, dove si vota anche per le regionali. Sul fronte Udc, ostenta tranquillità Antonio Menna, già segretario regionale del partito, ed in attesa delle decisioni della direzione nazionale del partito. E le dimissioni annunciate di Enrico Di Giuseppantonio?
Oggi è l’ultimo giorno per comunicarle e poi ci saranno altri 20 giorni per ritirarle. L’indecisione è grande, come ci ha confermato di persona il presidente della Provincia di Chieti, ma alla fine si tratta solo di contare i voti. E sembra che questo conteggio lo faccia ben sperare.


Sebastiano Calella