RITORNO AL PASSATO

Abruzzo, i pasticci della vecchia Fira pesano ancora: la Regione vuole 80mln dalle cliniche

Si tratta dei crediti “non performing” autocertificati con la prima cartolarizzazione “Cartesio”

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Chiodi con il subcommissario Zuccatelli

Chiodi con il subcommissario Zuccatelli


ABRUZZO. Una richiesta forse inaspettata, una specie di Babbo Natale o di Befana al contrario.

La Regione rivuole 80 mln di euro indebitamente riscossi dalla Fira (la finanziaria regionale) e da tutte le cliniche private abruzzesi con la prima cartolarizzazione “Cartesio”.  Il tutto perché questi crediti vantati dal 1995 al 2001 – e tecnicamente identificati come “non performing” – erano «insussistenti e non esigibili», come si legge nella sentenza di condanna dell’avvocato Pietro Anello che aveva “consigliato” alla Regione questo tipo di cartolarizzazione. Anche se le case di cura li hanno comunque riscossi attraverso un’autocertificazione.
Firmata dal Commissario ad acta e Presidente della giunta Giovanni Chiodi e dal sub commissario Giuseppe Zuccatelli, la lettera con questa “bomba” è appena arrivata ed è scritta dapprima in una forma asettica e forse un pò imbarazzata, con un “oggetto” generico: «Richiesta delle copie conformi delle fatture inerenti questi crediti “non performing” e della copia conforme delle autocertificazioni del credito».
 Poi nel seguito delle lettera, ripercorrendo la storia giudiziaria di questa cartolarizzazione, il tono si fa più duro e si concedono solo cinque giorni dal ricevimento della richiesta per esibire alla Regione quanto richiesto («se esistente»). Inoltre «con la presente si viene a richiedere la ripetizione delle somme pagate e non dovute, oltre a rivalutazione monetaria ed interessi dal dovuto al saldo».
 In coda l’avvertenza di rito: «la presente vale come interruzione dei termini di prescrizione dei crediti sopra precisati».
 La storia di questo grande pasticcio è richiamata brevemente da Chiodi e Zuccatelli, fin dalla delibera di Giunta regionale n° 1281/2004 che accoglieva una proposta di accordi transattivi con le cliniche private per i crediti dal 1995 al 2001 vantati dalle varie Asl. Crediti ceduti alla Fira (la finanziaria regionale) e poi acquistati al 65% del valore nominale su parere dell’avvocato Pietro Anello, la cui consulenza definiva “conveniente” per la Regione una transazione a circa 2/3 del valore richiesto (cioè il 65%) per evitare probabili contenziosi perdenti. Ma nella sentenza di condanna di Anello – venuta dopo una lunga inchiesta della Gdf in una costola di Sanitopoli sulla Giunta Pace, sull’assessore Vito Domenici, su Sabatino Aracu  e su Giancarlo Masciarelli e dopo la sua richiesta di rito abbreviato - si legge che «questo imputato è stato l’attore principale per poter ammantare la cartolarizzazione di una veste di convenienza per la Regione e per le Asl, mentre detti enti ne hanno ricevuto un ingente danno pari all’intero ammontare dei debiti non performing (euro 80.830.054) pagati benché insussistenti e non esigibili».
 La lettera così conclude in neretto: nelle stesse motivazioni della sentenza si precisa che «il sistema utilizzato delle autocertificazioni è il medesimo per tutti i medesimi crediti non performing vantati da tutte le cliniche accreditate al sistema sanitario per il periodo 1995-2001».

 In aggiunta ci sono anche gli allegati 3B e 3H del documento A della Dgr 1281/2004, dove analiticamente, clinica per clinica e anno per anno, ci sono i crediti in contenzioso pari a circa 124 mln (allegato 3B) il cui 65% è 80 mln (allegato 3H, crediti ceduti alla Fira). Qualcuno (come il consigliere regionale Angelo Orlando) vede così riconosciuta la bontà della sua opposizione perché all’epoca di “Cartesio” era fieramente contrario, mentre tempi duri ora si preannunciano (in ordine di indirizzo) per i destinatari della richiesta di Chiodi e Zuccatelli:  la Fira e le case di cura Di Lorenzo, Ini Canistro, Villa Letizia, Villa Pini, Villa Santa Maria, Villa Serena, De Cesaris, Nova Salus, Immacolata Santa Maria della pace, Pierangeli, San Raffaele (ex santa Lucia) e Spatocco.
Da quello che se ne sa, si stanno già alzando le barricate per non pagare, anche se in verità un primo allarme era venuto durante il processo di Sanitopoli in corso a Pescara, quando ad un teste è stato chiesto se ricordava – ma non lo ricordava - quanti fossero i suoi crediti non performing di quella cartolarizzazione.
E forse i tempi saranno ancora più duri se arriveranno altre richieste dalla Regione, dopo le ispezioni del Nas dei Carabinieri nel 2008, più le sanzioni della legge 20, più il recupero delle tariffe imposte dall’assessore Bernardo Mazzocca e riconosciute corrette dal Consiglio di Stato: si tratta in totale di altri 80 mln circa.

Sebastiano Calella