ELEZIONI POLITICHE

Abruzzo, le grandi manovre per le candidature al Parlamento

Pdl diviso, decolla Monti con Udc, Fli e Montezemolo. Di Giuseppantonio potrebbe dimettersi…

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Antonio Menna

Antonio Menna

ABRUZZO. Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti, è il più combattuto tra i possibili candidati alle prossime elezioni politiche.

Non è che gli altri – eccetto il Pd impegnato nelle primarie - non abbiano gli stessi problemi “mi candido-non mi candido”: vale per il senatore Fabrizio Di Stefano, approdato alla lista per la Camera dei Deputati con il movimento di La Russa, come vale per l’assessore Paolo Gatti, sempre più attirato da Giorgia Meloni, o per Gianni Chiodi, prima candidato sicuro alla Camera ed ora non più perché ritenuto – a torto o a ragione – uno dei congiurati contro Berlusconi nelle manovre intessute da Gaetano Quagliariello, prima tenuto in grande considerazione dal premier degli azzurri ed ora in caduta libera nella considerazione dopo il suo flirt con Mario Monti. Il fatto è che Di Giuseppantonio per candidarsi deve dimettersi entro domani e non può aspettare – come tutti gli altri – che Monti decida cosa fare, se una lista unica o più liste. Ma questo si saprà solo dopo il messaggio di fine anno del presidente Giorgio Napolitano, peraltro un discorso di fine mandato e perciò riassuntivo di questi anni turbolenti. E Monti non vuole rubargli la scena. Quindi prima di allora si fanno solo ipotesi sulla lista unica, sulle liste federate, sul Senato insieme perché il quorum è più alto e sulla Camera divisi. Il Pd, come noto, sarà impegnato nelle primarie e solo dopo si conosceranno i candidati, anche se si prevede a Pescara una prova di forza di Luciano D’Alfonso che farà votare il suo candidato Fusilli.
E’ quindi il Pdl che soffre di più, sia per le spaccature interne con le diaspore più o meno annunciate verso altri movimenti – come abbiamo visto – con il senatore Andrea Pastore che si è fatto fuori da solo (era uno dei saggi di Berlusconi e lo ha dimostrato così), e con i senatori Tancredi e Piccone che si ripresentano al Senato, anche se il segretario Angelino Alfano aveva tuonato per avere in lista personaggi nemmeno sfiorati da vicende giudiziarie. Però forse Berlusconi è più di bocca buona. Resta il mistero se ci sarà la lista Monti, comprensiva dell’Udc, di Fli e di Montezemolo. In questi giorni di attesa si sta discutendo sulle liste federate per la Camera con l’impegno però di formare poi un solo Gruppo e per una lista unica al Senato. Per le altre componenti vicine a Monti, Montezemolo rischia di non riuscire a piazzare il suo candidato Sottanelli proprio per le sue caratteristiche di uomo politico già rodato, Fli presenterà invece l’uscente Daniele Toto e – se c’è posto – qualche consigliere regionale. L’Udc ha una terna di nomi da spendere: Antonio Menna, in pole position, Enrico Di Giuseppantonio e Rodolfo De Laurentiis, recentemente nominato consigliere nel Cda Rai. Un posto che non tornerebbe all’Udc se De Laurentiis si dimettesse, il che dunque non avverrà. Restano alcuni pretendenti esterni, anche se di area. Come Giorgio De Matteis, che si era riavvicinato all’Udc, quando si parlava di legge con le preferenze e siccome i voti all’Aquila ce li ha, De Matteis era un candidato appetibile. Con il Porcellum cambiano invece le prospettive ed anche se dall’Udc di Chieti è partita una lettera con la richiesta di non presentare candidati atterrati da Roma con qualche paracadute, si fa il nome di Adornato, che ha attraversato diversi schieramenti per tornare a Casini. In flessione, sempre per questo tipo di legge elettorale, la candidatura al Senato del figlio di Remo Gaspari, che pure era ben visto dall’elettorato di centro. Dunque il primo a decidere sarà Di Giuseppantonio che però è pressato da tutta la Giunta a non abbandonare il campo, adesso che la Provincia di Chieti è salva. In effetti entro 20 giorni le dimissioni potranno essere ritirate, ma dopo aver ben amministrato in vista di questo traguardo che insegue dagli anni giovanili, è probabile che Di Giuseppantonio si dimetta. A meno che i conteggi elettorali non siano a lui sfavorevoli, visto che Antonio Menna, segretario regionale, sembra più forte in tutto l’Abruzzo. Ed alle politiche si corre per vincere, non per partecipare.


Sebastiano Calella


IL SENATORE DI STEFANO SI STUPISCE

Scrive il senatore Fabrizio Di Stefano: «Apprendo dalla fantasiosa penna dell'amico Sebastiano Calella di aver abbandonato il Pdl, così come apprendo della vocazione da “novello Catilina” del Presidente Chiodi. Mi sorprendono entrambe le affermazioni, poiché non ne ero a conoscenza...».