LA SENTENZA

Abruzzo. La Corte Costituzionale boccia la legge regionale sulla caccia

Il Wwf: «ormai perso il conto delle bocciature. Prossimo passo, la Corte dei Conti».

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3526

palazzo giunta regionale

ABRUZZO. La Corte Costituzionale, con la sentenza 310/2012, ha bocciato la Legge Regionale 43/2011 con la quale il Consiglio regionale aveva prorogato a gennaio la caccia al cinghiale.

La Corte ha censurato sia la procedura seguita, per aver approvato la norma con Legge regionale e non con atto amministrativo di Giunta, sia i contenuti della stessa in quanto si è prorogata la caccia al cinghiale oltre i limiti previsti dalla norma nazionale.
 
«Ormai abbiamo difficoltà a tenere il conto delle bocciature rimediate davanti ai giudici da parte di questa amministrazione regionale», dice Dante Caserta, vicepresidente nazionale del Wwf, «siamo a due sentenze delle Corte Costituzionale su altrettante leggi, cinque pronunce del TAR sui calendari venatori, una ordinanza del Consiglio di Stato: questa è la cosiddetta gestione dell'attività venatoria in Abruzzo. E' un fallimento completo a danno del patrimonio collettivo costituito dalla fauna. Nonostante i nostri appelli e i nostri documenti inviati in questi anni neanche l'evidenza dei fatti e le censure ottenute ad ogni livello della Magistratura hanno fatto cambiare strada ai nostri amministratori. Purtroppo alcune di queste sentenze arrivano a prelievi già realizzati in maniera illegittima. Ormai ci rimane un'ultima strada giudiziaria da percorrere, quella della Corte dei Conti a cui presto invieremo un dossier su tutta la materia. Riteniamo che chi ripetutamente stravolge le leggi per favorire i cacciatori a scapito della tutela della fauna selvatica deve risponderne direttamente anche perchè impegna per mesi e mesi le strutture e i funzionari che hanno un costo sostenuto da tutta la collettività».

FEBBO: «LA SOLITA DEMAGOGIA DI AMBIETALISTI POCO INFORMATI»

L’assessore Febbo risponde al Wwf e dopo critiche sul loro modo di esternare e agire ricorda che  «la legge in questione non è di iniziativa né di questo Governo regionale né del mio assessorato ma di alcuni consiglieri regionali di entrambi gli schieramenti e nello specifico i firmatari sono Sospiri, Chiavaroli e Di Matteo (Pdl) e Ruffini (Pd). Pertanto una iniziativa legislativa presentata il 26/07/2011 e votata in Consiglio regionale il 29 novembre 2011 anche dal Partito Democratico e altri componenti dell’opposizione»

«Nel merito voglio – rimarca l’assessore alle Politiche della Caccia - informare che la normativa bocciata dalla Corte costituzionale è una iniziativa di alcuni consiglieri di minoranza che hanno presentato l’anno scorso una proposta di legge per la regolamentazione dell’attività venatoria. Invito pertanto il WWF a studiare la differenza tra gli organi della Regione quali la Giunta e il Consiglio. Posso garantire che la Direzione, lo sottolineo ancora una volta, si è sempre scrupolosamente attenuta alle indicazioni dei documenti della Comunità Europea (key concepts e Guida alla Disciplina sulla caccia della Commissione europea). Voglio anche ricordare che le altre sospensive del Tar (riguardanti le date di chiusura della caccia per alcune specie) sono provvedimenti di sospensione cautelare e non di condanna da parte del TAR poiché si è manifestato, a giudizio del tribunale, non una adeguata motivazione la scelta di discostarsi dalle prescrizioni ISPRA».

«Invece – conclude l’assessore Mauro Febbo – le associazioni volutamente tacciono su quelle che sono state le vittorie di questo Governo regionale in materia di gestione faunistico venatoria come, ad esempio, l’attivazione dell’OFR (Osservatorio Faunistico Regionale), con la partecipazione e il plauso delle massime autorità scientifiche in materia e la ripresa dei lavori per l’attuazione del PATOM (Piano di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) nell’ambito dell’azione B1 (Gestione dell’attività venatoria)».

 LA SENTENZA INTEGRALE
 
Sentenza  310/2012       
Giudizio           
Presidente QUARANTA - Redattore LATTANZI       
Udienza Pubblica del 20/11/2012    Decisione  del 12/12/2012       
Deposito del 20/12/2012   Pubblicazione in G. U.        
Norme impugnate:    Art. 5, c. 1°, della legge della Regione Abruzzo 13/12/2011, n. 43.       
Massime:           
Atti decisi:    ric. 26/2012    
 
SENTENZA N. 310
ANNO 2012

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori: Presidente: Alfonso QUARANTA; Giudici : Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Sergio MATTARELLA, Mario Rosario MORELLI,

ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, della legge della Regione Abruzzo 13 dicembre 2011, n. 43, recante «Modifiche alla legge regionale 11 agosto 2011, n. 28 (Norme per la riduzione del rischio sismico e modalità di vigilanza e controllo su opere e costruzioni in zone sismiche) ed altre disposizioni regionali», promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 13-15 febbraio 2012, depositato in cancelleria il 17 febbraio 2012, ed iscritto al n. 26 del registro ricorsi 2012.
Udito nell’udienza pubblica del 20 novembre 2012 il Giudice relatore Giorgio Lattanzi;
udito l’avvocato dello Stato Giacomo Aiello per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto
1.− Con ricorso notificato il 13 febbraio 2012 e depositato il successivo 17 febbraio (reg. ric. n. 26 del 2012) il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questione di legittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, della legge della Regione Abruzzo 13 dicembre 2011, n. 43, recante «Modifiche alla legge regionale 11 agosto 2011, n. 28 (Norme per la riduzione del rischio sismico e modalità di vigilanza e controllo su opere e costruzioni in zone sismiche) ed altre disposizioni regionali», in riferimento all’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione.
La disposizione impugnata proroga il prelievo venatorio del cinghiale, per la stagione di caccia 2011-2012, fino al 5 gennaio 2012.
Il ricorrente ritiene anzitutto che la disposizione impugnata sia lesiva dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. perché ha assunto veste legislativa, mentre dall’art. 18, commi 2 e 4, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), si desume la necessità di procedere all’approvazione del calendario venatorio in via amministrativa.
L’impiego della legge, infatti, frustrerebbe sia la necessità di garantire pronte modifiche del calendario, sia l’esercizio delle competenze attribuite in materia all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) dalla legislazione statale.
In secondo luogo, la proroga dell’attività venatoria fino al 5 gennaio, a parere del ricorrente, contrasta con l’art. 18, comma 1, lettera d), della legge n. 157 del 1992, che invece, quanto al cinghiale, la limita al periodo compreso tra il 1° ottobre ed il 31 dicembre, ovvero tra il 1° novembre e il 31 gennaio e comunque per un periodo massimo di 90 giorni, nel caso di specie superato perché la caccia era stata aperta il 18 agosto e pertanto si sarebbe dovuta chiudere il 18 novembre.
La norma impugnata avrebbe perciò invaso un’area riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, in relazione alle forme di approvazione del calendario venatorio a fini di tutela della fauna.
2.− La Regione Abruzzo non si è costituita.

Considerato in diritto
1.− Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questione di legittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, della legge della Regione Abruzzo 13 dicembre 2011, n. 43, recante «Modifiche alla legge regionale 11 agosto 2011, n. 28 (Norme per la riduzione del rischio sismico e modalità di vigilanza e controllo su opere e costruzioni in zone sismiche) ed altre disposizioni regionali», in riferimento all’articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione.
2.− La questione è fondata, per la parte in cui si contesta alla Regione di avere approvato previsioni proprie del calendario venatorio con legge anziché con atto secondario.
La disposizione impugnata disciplina l’arco temporale aperto per la caccia al cinghiale durante la stagione 2011-2012, ovvero un profilo proprio del calendario venatorio, e lo proroga fino al 5 gennaio 2012, ponendosi in contrasto con l’art. 18, comma 4, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), che, con una disposizione finalizzata alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.), regola la materia e non consente alla Regione di provvedere in proposito per mezzo della legge.
Come questa Corte ha ripetutamente affermato, infatti, «appare evidente che il legislatore statale, prescrivendo la pubblicazione del calendario venatorio e contestualmente del “regolamento” sull’attività venatoria e imponendo l’acquisizione obbligatoria del parere dell’ISPRA, e dunque esplicitando la natura tecnica del provvedere, abbia inteso realizzare un procedimento amministrativo, al termine del quale la Regione è tenuta a provvedere nella forma che naturalmente ne consegue, con divieto di impiegare, invece, la legge-provvedimento» (sentenza n. 20 del 2012; in seguito, sentenze n. 105 del 2012 e n. 116 del 2012).
3.− Il vizio di legittimità costituzionale appena indicato colpisce non solo l’impugnato comma 1 dell’art. 5, ma, in via consequenziale, l’intero testo di tale disposizione (sentenza n. 105 del 2012), ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale). Infatti, il comma 2, nel vietare la caccia al cinghiale nei giorni del 25 dicembre 2011 e del 1° gennaio 2012, è afflitto dal medesimo vizio appena rilevato con riguardo al comma 1, mentre il comma 3, nel disciplinare con altra prescrizione la caccia durante il periodo di proroga sancito dal comma 1, è del tutto privo di significato una volta dichiarato illegittimo quest’ultimo.
4.− Resta assorbita la censura di violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., per avere la disposizione impugnata stabilito un periodo di caccia al cinghiale diverso e più lungo di quello consentito dalla legge dello Stato.

per questi motivi 


LA CORTE COSTITUZIONALE

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, della legge della Regione Abruzzo 13 dicembre 2011, n. 43, recante «Modifiche alla legge regionale 11 agosto 2011, n. 28 (Norme per la riduzione del rischio sismico e modalità di vigilanza e controllo su opere e costruzioni in zone sismiche) ed altre disposizioni regionali»;
2) dichiara l’illegittimità costituzionale in via consequenziale dell’articolo 5, commi 2 e 3, della legge della Regione Abruzzo n. 43 del 2011.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 dicembre 2012.
F.to:
Alfonso QUARANTA, Presidente
Giorgio LATTANZI, Redattore
Gabriella MELATTI, Cancelliere
Depositata in Cancelleria il 20 dicembre 2012.
Il Direttore della Cancelleria
F.to: Gabriella MELATTI