ADDIO ALLA POLITICA

Il senatore Pastore (Pdl) scrive a Berlusconi: «non mi candido, dopo 20 anni mi ritiro»

«Deluso dalla mancata riforma della giustizia»

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Andrea Pastore

Andrea Pastore

PESCARA. Il senatore Andrea Pastore ha consegnato al presidente Silvio Berlusconi una sua lettera con la quale gli comunica che non richiederà la ricandidatura nel Pdl o in altra formazione elettorale.
Pastore ricorda che con il prossimo saranno 20 gli anni dell’impegno in politica e che, non rinnegando nulla di quanto fatto nel passato sia prossimo che remoto, ritiene sia giunto il momento di “rientrare nei ranghi” della vita civile, per evitare di trasformarsi, «nonostante le buone intenzioni», in un professionista della politica, nel senso più negativo che tale termine può assumere ma non perché condivida la moda della “rottamazione”.
Il senatore Pastore ringrazia Berlusconi per avergli dato la possibilità di impegnarsi in politica «con responsabilità di assoluto prestigio, mettendo a frutto sia i propri fondamenti culturali di ispirazione cattolico-liberale sia l’esperienza di studio e di lavoro nel campo del diritto, occupandosi prevalentemente di riforme costituzionali, di problemi relativi alla legislazione, alle semplificazioni, alle professioni, all’ordinamento degli enti locali e della pubblica amministrazione». Lo ringrazia infine per avergli consentito di rappresentare in Parlamento «le sensibilità, gli interessi, le problematiche del territorio di provenienza e di elezione, quello pescarese per due mandati e quello abruzzese per i successivi due, anche se con ridottissime possibilità di intervenire per la soluzione dei problemi locali rispetto a quelle usate ed abusate durante la prima Repubblica, anche a causa di una più matura e responsabile considerazione del mandato parlamentare in presenza di una perdurante crisi finanziaria ed economica che ha consentito solo di vigilare per evitare o ridurre i danni di provvedimenti sempre più restrittivi e penalizzanti».
Nonostante il bilancio positivo Pastore esprime due forti delusioni, l’una che riguarda la mancata riforma della giustizia «secondo un progetto complessivo e coerente per ricondurre l’intero pianeta “giustizia” a legalità costituzionale», l’altra che riguarda lo scivolamento del nostro sistema di lotta all’evasione fiscale «verso la creazione di un vero e proprio stato di polizia mentre sembra abbandonata la ricetta tutta liberale che il primo nemico della doverosa fedeltà fiscale è rappresentato dalle vessazioni cui sono sottoposti tutti i contribuenti, a partire dai più onesti».

LA LETTERA

Roma, li 17 dicembre 2012
All’attenzione del
Presidente on.Silvio Berlusconi


Caro Presidente,
    con il prossimo saranno 20 gli anni trascorsi dalla tua “discesa in campo” che ha segnato per tanti di noi che ti hanno seguito una vera e propria rivoluzione nella propria vita familiare e professionale.
Io sono tra quelli che da allora hanno adottato un nuovo sistema di vita, ispirato ai valori cattolico-liberali su cui si fonda la nostra comunità, pieno di passione, impegno, determinazione, lealtà e totale dedizione al proprio ruolo pubblico, tanto da sottrarre tempo ed energie sempre maggiori ai propri affetti familiari ed ai propri personali interessi. Nessun pentimento per l’impegno politico speso sia a livello locale che nazionale, nell’ambito di Forza Italia e del Pdl e quale senatore della Repubblica, con un bilancio complessivo che giudico oltremodo positivo sia per i risultati di carattere generale sia per quelli conseguiti a livello personale.
Ma proprio il trascorrere degli anni mi ha convinto che è giunto il momento di rientrare nei ranghi della vita “civile”, per cui non chiederò di essere ricandidato nel Pdl o in quel movimento che tu ritenessi di guidare o sostenere nelle imminenti elezioni.
E ciò non perché io ritenga che valgano poco o nulla tante esperienze che costituiscono quella cultura di governo della cui mancanza spesso soffre il centro destra, o perché avverta preminente e imprescindibile l’esigenza di rinnovamento generalizzato della classe politica (battezzata “rottamazione”) chiesta a gran voce, e spesso a sproposito, dalla parte più chiassosa dell’opinione pubblica ma esclusivamente perchè considero conclusa la mia prestigiosa esperienza che rischia però, se proseguita, di trasformarmi in un professionista della politica, nella sua accezione più negativa (lontananza dai problemi della quotidianità, isolamento nelle stanze del palazzo, esaurimento della carica di entusiasmo che non deve mai mancare in chi non voglia trasformarsi in un mestierante, perdita del senso critico e della ricerca del confronto e dell’approfondimento dei problemi).
Non posso esimermi, caro presidente, dal ringraziarti di cuore e senza alcuna riserva per le opportunità che mi hai consentito di cogliere attraverso l’impegno parlamentare, non solo in questa legislatura ma soprattutto in quella del 2001/2006 consentendomi di dedicarmi in misura preponderante alle riforme costituzionali, ai problemi relativi alla legislazione, alle semplificazioni, alle professioni, all’ordinamento degli enti locali e della pubblica amministrazione, dandomi l’opportunità di mettere a frutto sia i miei fondamenti culturali di ispirazione liberale sia la mia esperienza di studio e di lavoro nel campo del diritto. Ti ringrazio inoltre per avermi consentito di rappresentare in Parlamento le sensibilità, gli interessi, le problematiche del mio territorio di provenienza e di elezione, quello pescarese per due mandati e quello abruzzese per i successivi due, anche se con ridottissime possibilità di intervenire per la soluzione dei problemi locali rispetto a quelle usate ed abusate durante la cd. I^ Repubblica, anche a causa di una più matura e responsabile considerazione del mandato parlamentare in presenza di una perdurante crisi finanziaria ed economica che ha consentito solo di vigilare per evitare o ridurre i danni di provvedimenti sempre più restrittivi e penalizzanti.
Ma nonostante il bilancio positivo non posso non manifestarti qualche delusione, attenuata certamente dalla situazione complessiva in cui, e non da oggi, versa l’Italia. La delusione più cocente riguarda la mancata riforma della giustizia che dopo il tentativo di due legislature addietro, non ha visto in questa legislatura un progetto complessivo e coerente per ricondurre l’intero pianeta “giustizia” a legalità costituzionale, intesa come esercizio del potere da parte dei magistrati nel rispetto di valori quali il diritto alla riservatezza, la tutela della libertà personale, la presunzione di innocenza, la soggezione alla legge, la fine dell’uso strumentale dei provvedimenti a danno di chi è investito della sovranità popolare, con piena assunzione di responsabilità da parte dei magistrati stessi così come prevista, con le dovute differenze e specificità, per tutti i soggetti cui sono conferite funzioni pubbliche.
Come pure non posso non dichiarami deluso dallo scivolamento del nostro sistema di lotta all’evasione fiscale verso la creazione di un vero e proprio stato di polizia mentre sembra abbandonata la ricetta tutta liberale (enunciata da Einaudi e ripresa da te in tempi piuttosto remoti) che il primo nemico della doverosa fedeltà fiscale è rappresentato dalle vessazioni cui è sottoposto il contribuente sia dal peso delle tasse sia da procedure diaboliche e da comportamenti spesso intimidatori che non si possono giustificare neppure con la necessità di mettere alle corde gli avasori, in quanto i primi ad esserne colpiti sono proprio i contribuenti più fedeli ed onesti.
Mi auguro che la prossima legislatura, che ti vedrà sicuramente protagonista insieme alla formazione che guiderai, possa mettere mano a questi due grandi temi come ai tanti altri lasciati in sospeso, primo tra tutti la riforma costituzionale.
Ti saluto fraternamente e ti abbraccio con la stessa sincerità e lo stesso affetto di tutti questi anni di straordinario impegno per il bene della nostra Italia.

Tuo
Andrea