POLITICA

Grillo caccia Salsi e Favia. Dall’Abruzzo: «li abbiamo cacciati noi»

Il movimento 5 stelle abruzzese: «non è il messia»

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beppe grillo m5s
ABRUZZO. Beppe Grillo è convinto: la decisione di anticipare la data delle elezioni, senza che sia stato sfiduciato il governo, è tutta una mossa per impedire al Movimento 5 Stelle di partecipare alle elezioni.

Quella di raccogliere in pochi giorni le migliaia di firme necessarie alla presentazione delle candidature rischia di rivelarsi infatti una 'mission impossible'. Così, il comico genovese lancia il 'Firma Day' e chiede aiuto ai militanti: «Aiutateci a raccogliere le firme necessarie altrimenti non ce la facciamo a entrare in Parlamento».
Il suo appello non ha però il sapore della 'resa'. «O fuori o dentro il Parlamento - assicura infatti Grillo - noi comunque ci saremo».
Il ministro dell'Interno Cancellieri ci prova a tranquillizzare gli animi ricordando che in caso di scioglimento anticipato delle Camere le firme per le candidature si dimezzano passando da 160mila a 80mila, ma l'iniziativa del 'Firma day' resta in piedi. Il Grillo 'combattivo', poi, esce fuori anche quando si tratta di cacciare dal MoVimento i dissidenti Federica Salsi e Giovanni Favia.
Preannunciata con un video a dir poco eloquente («Fuori dalle palle chi mi accusa!») la fatwa del comico arriva puntuale. Poche righe sul suo blog, di prima mattina, per far fuori i 'ribelli' Favia e Salsi. Entrambi bolognesi, entrambi apprezzati da una buona parte della base, entrambi 'colpevoli' di aver criticato la mancanza di democrazia dentro al Movimento. Le nuove espulsioni, dopo quelle del ferrarese Valentino Tavolazzi e del piemontese Fabrizio Biolé, scatenano i militanti sul web e fanno quasi passare in secondo piano, a livello locale, le altre uscite del leader: l'allarme firme per il Parlamento e l'attacco a Monti definito «un bluff che deve scomparire». 

L’ADDIO IN POCHE RIGHE
A condannare Favia, consigliere regionale in Emilia-Romagna, e la Salsi, consigliera in Comune a Bologna, sono state poche righe: a loro, ha scritto Grillo, «é ritirato l'utilizzo del logo del M5S. Li prego di astenersi per il futuro a qualificare la loro azione politica con riferimento al M5S o alla mia figura. Gli auguro di continuare la loro brillante attività di consiglieri».
Favia, che ribatte ricordando di essere stato votato da «160 mila persone» e che dunque gli risulterà difficile «sparire così», era stato protagonista di un fuorionda (trasmesso a 'Piazza Pulita') in cui denunciava la mancanza di democrazia nel Movimento, sul quale è stata aperta anche un'inchiesta. La Salsi, invece, ha pagato la sua partecipazione a 'Ballaro'' («I talk show come il punto G», la stroncò Grillo) e fu isolata fisicamente dai compagni di gruppo in consiglio comunale che preferirono sedersi lontani da lei.

FAVIA VERSO DE MAGISTRIS
A entrambi il cartellino rosso non arriva inaspettato, anzi la comunicazione giunge prima che appaia sul web. La Salsi fa addirittura in tempo a registrare un video: «Il dissenso - spiega - non è concepito all'interno del movimento. E non avendo noi una struttura, paradossalmente negli altri partiti è più facile controllare chi è al vertice». Quindi si chiude in casa, dopo aver ribadito che non si dimetterà. Favia affida come sempre a Facebook le proprie riflessioni: «Gli interessi privati, i personalismi, la verticalità organizzativa, la fede messianica in un leader non sono mai state nel nostro Dna, non sono mai stati i nostri semi. Accettare una deriva di questo tipo significherebbe arrendersi. E noi invece non ci arrendiamo mai».
Passa la giornata in Regione, dribblando i cronisti («Sì, sorrido. Dovrei piangere?»), mentre già giravano le prime voci di un suo approdo alla lista arancione di De Magistris. Su internet soffia subito aria di bufera. Il Movimento appare ormai spaccato in due, tra fedelissimi e scettici, preoccupati anche in ottica elezioni che le tensioni interne possano costare voti, come evidenziano gli ultimi sondaggi.

DALL’ABRUZZO: «LI ABBIAMO CACCIATI NOI»
E in Abruzzo il Movimento si stringe intorno a Grillo. Gianluca Vacca (docente e attivista del movimento dal 2007), sarà il capolista regionale alla Camera e ieri su Facebook ha scritto la sua «precisazione»: «non è stato Beppe Grillo a togliere l'utilizzo del simbolo ai due soggetti, ma tutto il movimento! E' chiaro? Per colpa loro da mesi invece di discutere di idee, iniziative, programmi ecc... siamo costretti a rincorrere i loro deliri nelle TV di mezza Italia. Quindi il Movimento 5 stelle si è rotto le scatole di persone che invece di cercare di risolvere i problemi, anche interni, giocano a distruggere il Movimento e a spaccarlo. Beppe non è il messia, sia chiaro, ma ha solo espresso la volontà di tutto (o quasi) il Movimento 5 stelle. Punto. Ora al lavoro e basta con queste chiacchiere!!»