AFFOSSAMENTO DEL RIORDINO

ABRUZZO. Riordino Province affossato, Di Stefano (Pdl): «è la giusta fine»

Di Primio: «molto soddisfatto»

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ABRUZZO. Riordino Province affossato, Di Stefano (Pdl): «è la giusta fine»

Fabrizio Di Stefano

ABRUZZO. L'epilogo si è consumato a tarda sera in Commissione Affari Costituzionali.

Non si andrà avanti con il riordino. La partita è chiusa, almeno per questa legislatura nonostante ormai si fosse in dirittura d’arrivo.
Soddisfatto il senatore del Pdl Fabrizio Di Stefano che nei giorni scorsi stava lavorando sodo per garantire l’autonomia alla provincia di Chieti (con grandi mal di pancia dei suoi colleghi di partito pescaresi)
«Credo sia la giusta fine di un provvedimento che non aveva alcuna logica, nè politica nè in termini economico finanziari», dice il parlamentare abruzzese. «Noi siamo, e continuiamo a ribadirlo, per l'abrogazione completa delle Province, con consequenziale delega delle gestioni alle Regioni ed ai Comuni».
Di Stefano replica anche a Sospiri e Chiavaroli che lo avevano accusato di tenere una posizione lontana dalle indicazioni generali del Popolo delle Libertà: «questi signori non sanno nemmeno che una cosa sono le identità ed un'altra i campanili. E sono poi gli stessi che quando si tocca loro un privilegio, e questo sì, sono pronti a fare le barricate. Non mi sottrarrò come da mia abitudine alle molte polemiche che ci possono essere, e che ci sono per quanto accaduto ieri sera , rivendicando la giustezza delle mie posizioni, ribadendo ancora una volta che a mio avviso è sempre meglio nessuna riforma che una pessima riforma. E questa lo era».

Umberto Di Primio, sindaco di Chieti, in prima fila nella battaglia anti riordino così come concepito dal governo Monti (ovvero con l’accorpamento di Pescara e la perdita di status di capoluogo) avverte («a nome personale e dell’Anci») che «il sistema degli Enti Locali non si presterà più ad essere luogo di saccheggio ma pretenderà autonomia finanziaria, libertà di investire sul territorio e rispetto del proprio ruolo istituzionale garantito dal Codice delle Autonomie. Non accetteremo più limitazioni al nostro ruolo istituzionale».
Sulla mancata approvazione del decreto sul taglio delle Province «non posso che esprimere la mia soddisfazione in quanto si è evitata una riforma che avrebbe creato diseconomie a livello locale.
Per una vera riforma si deve partire dal Codice della Autonomie per poi scendere per gradi sulla riorganizzazione dei livelli economici e sulla ripartizione degli uffici territoriali».
«Grazie al cielo è saltato il decreto», commenta anche Cristiano Vignali in prima fila anche lui nella tutela dell’autonomia di Chieti. Vignali definisce il decreto «iniquo e ingiusto, nonché anticostituzionale» e festeggia perché «questo ricatto terroristico, fatto dalle lobby finanziarie internazionali allo Stato italiano, di cui il governo dell'oligarchia dei tecnici e dell'usura è stato solo l'esecutore materiale, non ha portato i nefasti esiti sperati, e sono fallite le azioni di pressione antidemocratica sulla volontà dei parlamentari». Vignali contesta il fatto che il Governo non abbia mai quantificato i risparmi effettivi in oltre un anno di decreti legge, «anzi ha precisato che dalla riforma non derivano risparmi immediati. La stima dei risparmi potenziali di spesa a lungo termine è fatta sulla base di un semplice modello statistico che non tratta partitamente le singole situazioni, ma considera le singole province solo come componenti di un complesso nazionale».