DISORDINE SUL RIORDINO

ABRUZZO. Riordino Province: comunque vada sarà un insuccesso (pagato caro)

Servizi da assicurare senza copertura finanziaria. E’ sempre più caos

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Silvio Berlusconi
ABRUZZO. E dire che nel pieno delle polemiche sul riordino delle Province si pensava si fosse toccato il massimo livello del… disordine.

 Invece anche in questo caso non c’è limite al peggio.
Da un giorno all’altro è cambiato in maniera irreversibile lo scenario: all’inizio le proteste per la riduzione e la cancellazione di alcune province, le polemiche sui presunti risparmi, le manifestazioni a Roma e gli scioperi della fame e per finire i ricorsi al tar e alla Corte Costituzionale. Poi dopo la decisione del Pdl di staccare la spina al governo Monti il decreto per il riordino delle Province è stato congelato e affossato ma anche questo paradossalmente produrrà effetti pesanti per tutti i cittadini. La ragione è semplice: le Province non hanno soldi per i servizi che dovrebbero assicurare. A pagare comunque vada saranno i cittadini.
Molto critico è il vice Presidente nazionale dell’Unione Province Italiane,  Enrico Di Giuseppantonio.
«Nello spazio di pochissimi giorni», dice, «siamo passati dalla prospettiva di una riorganizzazione amministrativa dello Stato ad un vuoto che produrrà soltanto caos, perché le Province, private delle funzioni fondamentali e sempre più a corto di risorse finanziarie, rischiano di morire».
«In questa fase dobbiamo batterci, e come UPI lo stiamo già facendo, affinchè almeno il capitolo delle funzioni trovi posto nella Legge di Stabilità e con le funzioni ci vengano restituite anche le risorse poiché altrimenti, l’ulteriore concreto pericolo, è il dissesto finanziario di tutte le Province – aggiunge il Presidente Di Giuseppantonio. A livello nazionale ciò che è accaduto è il sintomo di una inconcludenza che si è manifestata in sede parlamentare anche su altre questioni importanti come la riforma della Legge elettorale. E mentre nei territori ci si è confrontati e spesso divisi,  in Parlamento hanno avuto il sopravvento i tatticismi e l’inconcludenza che oggi ci consegnano un futuro a dir poco incerto e confuso. Per quanto riguarda l’Abruzzo, l’ho detto e lo ribadisco, l’errore è stato duplice: prima il Consiglio delle Autonomie Locali, poi il Consiglio Regionale, non hanno saputo trovare il giusto equilibrio per portare avanti un riordino che tenesse conto delle legittime istanze dei territori e soprattutto dei parametri fissati dal Governo: consegnando a quest’ultimo una soluzione che avrebbe mandato in fumo quattromila posti di lavoro nei diversi uffici pubblici decentrati».
In Abruzzo, inoltre, secondo Di Giuseppantonio, la confusione sarebbe aggravata da ulteriori situazioni che pesano come macigni sulle Province: è il caso della Legge regionale nr. 28 del 2011, la cui entrata in vigore è prevista per il prossimo primo gennaio e che ha introdotto ulteriori oneri a carico degli Uffici del Genio Civile  ma senza trasferire a questi ultimi né le risorse umane né quelle finanziarie mettendone a repentaglio la possibilità di operare.
E poi si registra la mancata assegnazione di risorse finanziarie  per lo svolgimento delle attività specialistiche dei Centri per l’Impiego su delega di cui all’art. 3 Legge regionale 76/98 che rischia di provocare, alla scadenza delle attività progettuali PO FSE e dunque dal primo gennaio 2013, disservizi agli utenti con l’interruzione di tutte le attività.
E’ facile prevedere che la mancanza di soldi metterà a rischio  la manutenzione di strade e scuole: le Province sono chiamate ad operare in questo scenario drammatico.
Allora cosa succederà se la legge di Stabilità non dovesse prevedere proposte concrete per aiutare le Province?
«Allora torneremo ad essere solo carne da macello per la campagna elettorale», dice Di Giuseppantonio.