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‘Scippati’ i fondi per centri antiviolenza: «Chiodi ce li restituisca»

L’appello del groppo consigliare Sel de L’Aquila

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‘Scippati’ i fondi per centri antiviolenza: «Chiodi ce li restituisca»
L’AQUILA. Il gruppo consiliare di Sel ha depositato un Ordine del giorno per impegnare il Consiglio comunale a recuperare i fondi per la ricostruzione dei centri antiviolenza.


Infatti la Corte dei Conti ha dichiarato illegittimo il decreto di Chiodi che ad agosto ha attribuito i fondi destinati alla ricostruzione fisica dei luoghi a sostegno delle donne vittime di violenza, affidando 1.500.000 euro all’Arcidiocesi che li avrebbe destinati all’acquisto di un immobile a L’Aquila e alla ristrutturazione di un altro immobile a Pescara (dunque fuori dal cratere) lasciando briciole per l’erogazione del servizio di sostegno reale alle utenti.
L’altra parte dei fondi (altri 1.500 euro) era stato destinato ad un progetto sempre relativo ai centri antiviolenza da realizzare a cura della consigliera di parità Letizia Marinelli. Progetto che avrebbe dovuto essere concertato («non è mai avvenuto») con le realtà già esistenti e funzionanti nei comuni del cratere come il Centro antiviolenza dell’Aquila.
Il coordinamento comunale i Sel sottolinea come il decreto del commissario Chiodi avesse disconosciuto l’importanza del lavoro e del progetto del Centro Antiviolenza che a L’Aquila dal 2007 opera per sostenere le donne vittime di maltrattamento nel percorso di uscita dalla violenza e dare loro anche un “rifugio di transito” verso le strutture residenziali protette.
Il progetto del Centro Antiviolenza dell’Aquila e della rete di donne Terre-mutate, è quello di realizzare una Casa delle Donne quale luogo di accoglienza e di incontro, per ritessere le relazioni e diventare fulcro della vita associativa, luogo di cultura, di ricerca, di servizio, aperto alle donne di ogni provenienza, appartenenza religiosa, politica e collocazione sociale.

«L’ordinanza prima e il decreto poi hanno comportato una gravissima violazione dei diritti di tutela delle donne», commenta Pina leone, «perché non possono essere in alcun caso le Diocesi i soggetti qualificati e specializzati nelle attività di contrasto alla violenza maschile compiuta sulle donne e di sostegno alle stesse.
Sono i centri antiviolenza i soggetti qualificati e competenti, perché in essi si sono sperimentati percorsi di possibile uscita dalla violenza, grazie alla relazione tra donne e perché costituiti esclusivamente da donne». «La dichiarazione di illegittimità e la non registrabilità del Decreto 134/12 da parte della Corte dei Conti», sottolineano dal Sel, «ci spinge a chiedere ai Ministri Fornero e Barca di destinare i fondi dell’OPCM in disponibilità al comune dell’Aquila per assegnarli alla ricostruzione sociale e alla ricostruzione fisica di luoghi individuati per la Casa Delle Donne e finalizzandoli all’erogazione di un servizio fondamentale per la città».