SANITA'

Meno tagli per le cliniche: proposte alcune modifiche al regolamento Balduzzi

Le Regioni chiedono di diminuire i posti letto necessari per continuare l’attività

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Meno tagli per le cliniche: proposte alcune modifiche al regolamento Balduzzi

ABRUZZO. Eppur si muove. La sanità abruzzese, insieme a quella delle altre regioni, si sta adoperando per modificare il decreto Balduzzi nella parte che penalizza gli operatori della sanità privata.
Infatti il sub commissario Giuseppe Zuccatelli sta cercando di porre rimedio alla quasi totale cancellazione delle cliniche a seguito del regolamento Balduzzi che fissa paletti rigidi per la sopravvivenza di case di cura e di ospedali. A differenza di quanto sembrava in un primo momento, in Abruzzo non sono solo tre le cliniche a rischio: ce ne sono anche altre che non raggiungono lo standard di 80 pl letto per acuti - chiesto dal ministro - ed esistono anche quelle monospecialistiche, come sulla riabilitazione, che curano altri malati.
Insomma solo due o tre cliniche hanno i requisiti in regola per continuare l’attività e quindi la chiusura delle altre case di cura provocherebbe pesanti ricadute occupazionali. Il problema naturalmente non è solo abruzzese ed allora la Conferenza delle Regioni ha avviato una trattativa con il ministero, con tanto di delegazione abruzzese in trasferta che è tornata da Roma con qualche speranza in più e con qualche risultato già raggiunto. Intanto le case di cura monospecialistiche restano in attività, poi è stata valutata positivamente la possibilità di ridurre da 80 a 60 il limite dei posti letto necessari per continuare ad operare. Infine le cliniche che hanno una dotazione inferiore potranno consorziarsi.
Filippo Palumbo, direttore del dipartimento qualità del ministero della salute, ha accolto abbastanza positivamente queste proposte e si è riservato di dare una risposta definitiva. Insomma si apre uno spiraglio per ammorbidire il diktat del ministro e per calare le norme generali sulla realtà dei diversi territori regionali. In pratica, come è avvenuto per le polemiche sull’ospedale di comunità di Gissi, la Regione è costretta a muoversi su un terreno minato: da una parte deve applicare i documenti approvati nel Piano sanitario (dove questo ospedale non c’è e quindi potrebbe essere definito abusivo) dall’altra parte deve eseguire i decreti dell’Ufficio del commissario (e nel Piano Baraldi si faceva cenno a queste nuove realtà assistenziali). Dal che, a proposito dell’ospedale di Gissi, la firma del direttore dell’assessorato o del sub commissario avrebbero chiarito meglio se c’è la volontà politica di potenziare questo tipo di assistenza. Perché se ad inaugurare l’ospedale ci va il Chiodi-commissario, non è possibile che la mano destra non sappia quello che fa la sinistra.
s. c.