Dissesto idrogeoligico: «stop case e imprese in zone ad alto rischio»

Associazioni: «compagnie di assicurazione lucreranno»

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ROMA. Stop a vittime ed emergenze per colpa di alluvioni o altri eventi climatici estremi.

E basta con costi di intervento per riparare i danni subiti, che sono circa 3,5 miliardi di euro l’anno, più di quanto serva per la prevenzione. In Italia deve essere vietato costruire case e lavorare in aree ad alto rischio idrogeologico e vanno fatti lavori di manutenzione delle zone vulnerabili. Le linee strategiche per la tutela del territorio sono state scritte in una bozza che il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha inviato al Cipe, che le esaminerà in una prossima riunione di intesa con i ministri delle Politiche agricole, delle Infrastrutture e dell'Economia e Finanze.
Un piano dettagliato arriverà all'inizio del 2013. Fra le azioni prioritarie la bozza prevede che i proprietari (Stato o privati) di edifici in aree ad alto rischio di inondazioni debbano fare un'assicurazione obbligatoria, necessaria per avere «la certezza del risarcimento in caso di danni, per ridurre i costi dei premi assicurativi e per non gravare sulle tasche di tutti gli italiani attraverso i risarcimenti con fondi pubblici» spiega il ministro.
Ma insorgono Adusbef e Federconsumatori, secondo cui il provvedimento «consentirebbe alle compagnie di assicurazione di lucrare sulle disgrazie dei cittadini».
No anche da Coldiretti che parla di soluzione «né giusta né efficace».

Per proteggere il territorio, Clini ha sempre parlato della necessità di 40 miliardi in 15 anni, cioè 2,5 miliardi l’anno.
Così le ‘Linee strategiche per l'adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile e la messa in sicurezza del territorio’ prevedono un fondo nazionale per il 2013-2020 che sarà alimentato per circa due miliardi da una parte delle accise sulla benzina, che però non subirà un aumento di prezzo.
Il prelievo determinato ogni anno su ogni litro di carburante consumato, spiega il ministro, «non graverà sulla crescita economica perché sarà uno spostamento, 'a parita' di peso fiscale». Altri 500 milioni entreranno nel fondo con il 40% dei proventi derivanti dalle aste dei permessi di emissione di anidride carbonica, che dall'inizio del 2013 saranno a pagamento. Proventi che la legge destina per almeno il 50% ad azioni contro i cambiamenti del clima. Saranno, poi costituite le Autorità di bacino Distrettuali, previste nella bozza nell’ambito delle 'strutture urgenti di salvaguardia'. Il programma di difesa del territorio deve essere aggiornato ogni anno e prevede manutenzione dei corsi d'acqua e di difesa dei centri abitati, protezione delle coste e delle lagune esposte all'innalzamento del mare, recupero dei terreni abbandonati e difesa dei boschi.
«Difendere le zone costiere dell'Alto Adriatico è uno dei punti fondamentali», sostiene Clini rilevando che «le previsioni dei climatologi sono molto preoccupanti e risultano molto esposte al rischio di alluvione tutte le zone costiere dell'alto Adriatico, da Ravenna a Monfalcone. Oggi quei terreni sono difesi e tenuti asciutti da un sistema di canali di scolo e di idrovore concepito fra l'800 e il '900, quando le piogge erano diverse e il mare non minacciava di diventare piu' alto».
Clini ha ribadito infine che le misure per la prevenzione dei rischi e dei danni connessi agli eventi climatici estremi devono essere considerate un'infrastruttura per la crescita e lo sviluppo sostenibile del nostro Paese e quindi questi interventi dovrebbero essere esclusi dai vincoli del patto di stabilità.