AMBIENTE E VELENI

Megadiscarica dei veleni di Bussi. Wwf:«vogliono farla rimanere lì per sempre»

Acerbo: «serve stop della Regione»

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Megadiscarica dei veleni di Bussi. Wwf:«vogliono farla rimanere lì per sempre»

BUSSI. I materiali tossici della megadiscarica “Tremonti” posta a pochissimi metri dal Fiume Pescara nel Sito Nazionale di Bonifiche di Bussi rischiano di rimanere lì per i prossimi decenni, come una spada di Damocle per l'intera Val Pescara.
Giovedì presso il Ministero dell'Ambiente si terrà la Conferenza dei Servizi istruttoria sul Sito di Interesse Nazionale per le Bonifiche di Bussi, riunione che dovrà approfondire una serie di progetti di messa in sicurezza e piani di caratterizzazione presentati da enti pubblici e privati.
Tra gli altri si discuterà un progetto presentato dal Commissario straordinario Goio riguardante la famigerata mega-discarica di rifiuti tossici dove, a pochi metri dal fiume Pescara, sono presenti centinaia di migliaia di mc di materiale contaminato da sostanze tossiche e/o cancerogene.
 Dopo aver già provveduto al cosiddetto “capping” (la copertura con teli per evitare l'infiltrazione delle acque piovane dall'alto) questo nuovo intervento prevede il posizionamento attorno al perimetro del sito di una palancolatura con profondità di 20 metri. Si tratta di una barriera di metallo che, secondo il progetto, dovrebbe evitare il contatto tra rifiuti e acqua di falda. L'intervento ha un costo di 4 milioni di euro.
Il pericolo già in parte accertato dalle indagini effettuate sullo scandalo dei rifiuti e dell’acqua contaminata è che questi veleni a causa della qualità del terreno e della vicinanza al fiume continuino a disperdere veleni nelle acque del fiume contaminando l’ambiente.
«Il Wwf parteciperà alla conferenza dei servizi con un proprio rappresentante», dice  Luciano Di Tizio, presidente del Wwf Abruzzo, «che esprimerà fortissimi dubbi sulla soluzione prospettata dal commissario. In primo luogo non appare idonea a raggiungere lo scopo di impedire il contatto tra acqua di falda e materiale inquinato vista la particolare condizione di complessità idrogeologica del sito. Il progetto non prevede simulazioni sul comportamento della falda dopo l'intervento e, quindi, non offre sicurezze sulla sua efficacia».

 Tra l'altro nelle premesse del progetto si sostiene che il “capping” già realizzato avrebbe risolto gran parte dei problemi di contatto tra acqua e rifiuti.
«Allora», si domanda il Wwf, «perché intervenire con un progetto che costa quasi tre volte il “capping” stesso? In realtà i dati contenuti negli elaborati mostrano come effettivamente ancora oggi il materiale tossico è a contatto con l'acqua di falda visto che in alcuni punti dell'area questa è a profondità di poco più di un metro, a fronte di accumuli di materiale tossico di diversi metri».
 La questione che più preoccupa l’associazione è che la costruzione di questo tipo di barriera, per stessa ammissione dei progettisti, è un intervento che di solito viene attuato quando si decide di far rimanere in loco il materiale inquinato con la cosiddetta messa in sicurezza permanente, che è la seconda fase della procedura di bonifica.
«In maniera fuorviante qui invece», continua Di Tizio, «viene presentato nell'ambito della cosiddetta Messa in Sicurezza d'Emergenza che corrisponde alla primissima fase delle procedure di intervento in un sito inquinato. Vorrebbe dire che il Commissario sta predisponendo il sito della discarica “Tremonti” affinché i materiali tossici rimangano lì per i prossimi decenni, a pochi metri dal principale fiume abruzzese. Il WWF ritiene questa scelta inaccettabile anche perché una decisione del genere dovrebbe coinvolgere la popolazione dell'intera val Pescara e non avvenire in una conferenza dei servizi che non è stata neanche pubblicizzata adeguatamente dal Ministero dell'Ambiente».

ACERBO: «SERVE STOP DELLA REGIONE»
«Non posso che associarmi alle preoccupazioni espresse dal Wwf sul progetto che il commissario Goio proporrà in conferenza dei servizi al Ministero dell'Ambiente», commenta il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo.
«I cittadini della val Pescara hanno diritto a una bonifica che sia effettivamente tale e non è tollerabile che si pensi di lasciare quei veleni accanto al fiume per l'eternità. Auspico che la Regione Abruzzo, gli enti locali e la Provincia di Pescara non si accodino acriticamente a un progetto che presenta criticità che perlomeno meritano il dovuto approfondimento. Dispiace che la Giunta regionale non abbia ritenuto di informare i consiglieri su una questione così rilevante ma voglio sperare che il presidente Chiodi e l'assessore Mauro Di Dalmazio abbiano approfondito la questione. E' incredibile che l'opinione pubblica debba essere informata da un'associazione ambientalista e non dalle istituzioni che dovrebbero rappresentare la comunità locale».