IL FATTO

La Regione non ha pagato l’ex sub commissario Giovanna Baraldi

Ostacoli al saldo dei due anni e mezzo che hanno risanato la sanità abruzzese

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Giovanna Baraldi

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ABRUZZO. Altro che Abruzzo forte e gentile. A sei mesi dalle sue dimissioni, Giovanna Baraldi, ex sub commissario alla sanità e - di fatto - il tecnico che scriveva quello che poi Gianni Chiodi firmava (prendendosene oneri ed onori), non è stata ancora pagata per il suo lavoro.
Raggiunta telefonicamente per avere conferma, il sub commissario «ringrazia dell’attenzione, anche se non sempre mi trattava bene – risponde sorridente – ho un buon ricordo dell’Abruzzo, non roviniamolo con questo argomento. Tanto ci penserà il ministero».
 Dunque è confermata l’esistenza di un contenzioso. Nei corridoi della Regione, assessorato alla sanità, ne parlano con imbarazzo quelli che hanno condiviso i due anni e mezzo di battaglie della Baraldi che - volenti o nolenti - hanno cambiato la sanità abruzzese.
Tutti i funzionari, anche quelli più critici, ricordano quando il sub commissario era “una donna sola al comando”, lasciata sul fronte a difendere scelte impopolari: dal taglio dei primari, alla riconversione-chiusura dei piccoli ospedali, alla riduzione dei posti letto, alle prime bozze di provvedimenti che davano una nuova impronta alla sanità abruzzese. Ma il sub commissario è stata protagonista anche delle battaglie perse al Tar o delle contestazioni dei sindaci e dei comitati popolari: luci ed ombre che dimostrano comunque un lavoro intenso, con una produttività di decreti e di provvedimenti che ancora oggi dettano legge ai manager. E l’ultima vittoria per la sentenza del Consiglio di Stato, che ha riconosciuto la legittimità dell’accreditamento a Villa Pini, è passata come un successo di Chiodi, ma il provvedimento era stato scritto dalla Baraldi.


 Quindi il merito è il suo, come ha riconosciuto la sentenza che ha definito esemplare tutta l’operazione. Dopo tutto questo lavoro (chissà se dopo la sentenza qualcuno l’ha chiamata per informarla o per ringraziarla), la Regione nicchia per liquidare il compenso e pone una serie di ostacoli che sanno molto di piccole rivincite.
Dapprima gli uffici hanno fatto storie per l’Iva, poi hanno decurtato il compenso del 10%, poi di un altro 10% facendo riferimento a norme nazionali. Insomma alla fine non sembra proprio che il lavoro del sub commissario sia stato premiato, anche se molti operatori della sanità (e qualche giornalista) la rimpiangono. Potrebbe essere la casta dei direttori e dei politici che si vendica di quello che il sub commissario Baraldi dichiarò all’audizione nella Commissione del Senato, quando parlò di un clima pesante nella sanità abruzzese.
Eppure - un anno dopo - disse quasi le stesse cose anche Nicola Trifuoggi, procuratore della repubblica di Pescara. L’impressione allora è che questo «slittamento del compenso con taglio incorporato» sia il frutto di una cancellazione dalla memoria del ruolo che Giovanna Baraldi ha svolto in Abruzzo. E rimuovere questa esperienza mette a rischio il presente ed il futuro della sanità regionale, il cui risanamento è stato soprattutto frutto del lavoro solitario del sub commissario (anche se i meriti se li è presi tutti il commissario). Ora al vertice dell’Aso, l’azienda ospedaliera di Cuneo, la Baraldi è a contatto con i piemontesi di cui sicuramente apprezza la serietà. Qui invece qualcuno cerca di rovinare il ricordo dell’Abruzzo con questa “rappresaglia” sul compenso.

Sebastiano Calella