DISORDINE SUL RIORDINO

Riordino Province, giovedì Consiglio dei ministri taglia prefetture e questure

Cancellieri: «la sicurezza non è a rischio»

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Riordino Province, giovedì Consiglio dei ministri taglia prefetture e questure

Il ministro Cancellieri

ROMA. Via prefettura e questura in 18 delle 35 città che non saranno più capoluogo di provincia secondo la nuova riorganizzazione della presenza dello Stato sul territorio prevista dalla spending review.
Così come stanno oggi le cose in Abruzzo i capoluoghi che spariranno sono Teramo (che sarà accorpata a L’Aquila e perde lo status di capoluogo) e Chieti che dovrebbe soccombere lasciando il posto a Pescara.
Il regolamento sarà approvato dal Consiglio dei ministri in programma domani. Fortemente critici sindacati di polizia e prefettizi. Ma il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, assicura: «i livelli di sicurezza non verranno toccati».
Il provvedimento preparato dal ministro contiene 14 articoli che ridisegnano la presenza statale nella penisola con tagli e accorpamenti di strutture. Prevista una riduzione di almeno il 20% della spesa attualmente sostenuta. Il risparmio interviene soprattutto dove c'é una cancellazione di prefettura e questura. Il taglio netto riguarderà 18 delle 35 province che spariranno: qui il presidio di sicurezza si limiterà probabilmente ad un commissariato. Nelle altre 17 rimarranno la figura del prefetto e del questore nell'ambito di un 'Ufficio presidiario di pubblica sicurezza'.
Queste figure verranno mantenute, si legge nella relazione che accompagna la bozza di Regolamento, in territori «particolarmente vulnerabili sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica, del soccorso pubblico e della coesione sociale».
«Solo 18 sedi minori - sottolinea Cancellieri - rimarranno 'scoperte': nelle altre province rimarranno presidi con un prefetto e un questore, come peraltro avveniva 5-6 anni fa, perché parliamo di alcune sedi che sono di nuovissima istituzione. I livelli di sicurezza non verranno toccati e non ci saranno assolutamente trasposizioni di personale da un posto all'altro. Ho l'impressione - prosegue - che non si comprenda la delicatezza del momento: noi abbiamo un obiettivo, garantire la sicurezza della popolazione, e su questo non possiamo arretrare di un millimetro. Nello stesso tempo dobbiamo razionalizzare le spese perché non ci sono risorse».
Quanto alle proteste dei sindacati di polizia, aggiunge, «abbiamo parlato abbondantemente, ci sono state fatte delle richieste a cui noi siamo andati incontro. Quello che ci era stato chiesto l'abbiamo fatto».
I rappresentanti di poliziotti e prefetti continuano però a non vedere di buon occhio il Regolamento.
«E' inaccettabile - sostiene Claudio Giardullo, segretario generale del Silp-Cgil - dire che 18 sedi resteranno scoperte. Il Governo deve chiarire se ci sarà anche una riduzione del personale delle forze dell'ordine: per noi anche il taglio di un solo poliziotto dimostrerebbe la volontà dell'Esecutivo di intaccare i livelli della sicurezza».
Siulp, Sap, Ugl e Consap parlano di "provocazione" da parte del ministro. Per il Sinpref, l'associazione sindacale dei funzionari prefettizi, con il Regolamento «si rompe il sistema della sicurezza sul territorio e si lasciano sguarnite intere aree del Paese in un momento in cui tensioni sociali, crisi economica, disoccupazione e infiltrazioni delle criminalità organizzata richiederebbero un rafforzamento del sistema sicurezza».