TAGLIO AI SERVIZI

Sanità. Aiop:«taglio di 14mld di euro produrrà conseguenze disastrose»

Oltre al taglio dei servizi anche la disoccupazione preoccupa l’associazione cliniche private

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Gabriele Pelissero

Gabriele Pelissero

ROMA. Quattordici miliardi in tre anni, da qui al 2014. E' il taglio che si abbatterà sul settore Sanità, e gli esperti stimano già quali saranno le «disastrose conseguenze»: alcuni sistemi regionali «rischiano il collasso» e nel settore del privato accreditato, solo considerando il decreto sugli standard all'esame della Conferenza Stato-Regioni e che prevede la chiusura delle aziende con meno di 80 posti letto, sono ben 250 gli ospedali che rischiano di 'saltare', mandando a casa 12mila dipendenti tra medici e personale.
Il che significa 300mila ricoveri in meno l'anno.
A fare il punto sulla Sanità italiana alla luce dei vecchi e recenti tagli è il 10/mo Rapporto dell'Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) 'Ospedali e salute 2012', presentato oggi dal presidente dell'Associazione Gabriele Pelissero.
Dalla manovra Tremonti del 2011, alla spending review e la legge di Stabilità 2013, rileva l'Aiop, è stato un susseguirsi di manovre governative che «hanno applicato tagli lineari», nonostante la spesa sanitaria pubblica si collochi costantemente tra 1 e 2 punti percentuali di PIL al di sotto di quella di Paesi come Francia e Germania.
Da qui l'appello di Pelissero: «I tagli predisposti non sono sostenibili. E' necessario che tutti i soggetti interessati si uniscano da subito in un progetto di salvataggio finanziario del Servizio sanitario nazionale. Il rischio per l'intero sistema produttivo è che collassi il Servizio pubblico». Dunque, «un'autentica alleanza tra strutture pubbliche e private, tenendo conto che queste ultime rappresentano il 25% di tutte le prestazioni erogate, a fronte del 15% dell'intera spesa: il loro contributo - rileva Pelissero - è pertanto fondamentale. Insomma, basta considerare la Sanità come settore su cui 'fare cassa'; chiediamo al governo di rivedere i provvedimenti di taglio». Preoccupazione é espressa anche dal presidente dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Giovanni Bissoni: «Bisogna transitare questa situazione difficile, tenendo però conto del fatto - sottolinea - che la compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini è già molto alta rispetto agli altri Paesi Ue».
 Un taglio di 14 mld, rincara il presidente della Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), Giovanni Monchiero, «é un obiettivo irraggiungibile, ed il premier Monti si è fatto 'sfuggire' questa verità».
 Il rapporto Aiop dimostra, prosegue, «che siamo tutti nella stessa barca, aziende pubbliche e private, e si rischia di non coprire più i costi». E non si tratta di previsioni future: «Le politiche di taglio stanno iniziando a dare problemi di cassa alle Asl e già a dicembre - afferma - si potrebbero verificare problemi di pagamenti per le forniture».
 Insomma, una situazione tutt'altro che rosea, mentre aumenta la pressione sui cittadini chiamati a pagare sempre di più la Sanità di tasca propria: la spesa dei cittadini per la sanità è infatti pari a circa 40 mld di euro l'anno (pari a circa il 2% del Pil). Ed ancora: l'onere per i ticket su visite e prestazioni specialistiche è cresciuto infatti dell'11,3% nel periodo 2009-11 e del 13,3% per i ticket sui farmaci, cui si aggiunge il costo per visite intramoenia (effettuate dal 14% dei cittadini) per evitare lunghe liste di attesa. E se il 18,1% degli italiani dichiara di aver rinunciato quest'anno a prestazioni sanitarie per ragioni economiche, il 75% non ha dubbi: unico effetto della Spending review sarà di addossare ulteriori costi agli utenti e di ridurre i servizi offerti.


L’86% DEI CITTADINI 'PROMUOVE' SISTEMA MIX PUBBLICO-PRIVATO
Sono 13,6 milioni gli italiani (di cui 12,4 mln over-18) che nel 2012 si sono rivolti alle strutture ospedaliere, e nell'80% dei casi la preferenza è andata ai nosocomi pubblici.
Ma ben l'86% dei cittadini promuove il sistema 'misto' pubblico-privato di erogazione delle prestazioni sanitarie.
Anche questo emerge dal rapporto Aiop.
Ma quali sono le prestazioni più richieste?
In crescita, rileva il Rapporto, sono i servizi di analisi, visite specialistiche e accessi al Pronto soccorso, mentre diminuiscono gli interventi chirurgici e i parti. Il che, sottolinea l'Aiop, «confermerebbe il processo graduale di riduzione delle degenze ospedaliere in favore dei servizi di day hospital, delle visite specialistiche, delle analisi».
 L'utilizzo dei servizi ospedalieri è maggiore tra gli over-55 e nelle regioni del Nord. Dal rapporto - che si basa su interviste ad un campione rappresentativo di 4.040 italiani - emerge inoltre che sono soprattutto le donne a utilizzare maggiormente le strutture ospedaliere, mentre «l'accesso al Pronto soccorso rappresenta più una caratteristica comune per le persone più giovani, dai 18 ai 34 anni».
 Quanto al tipo di ospedale scelto: l'80% preferisce le strutture pubbliche (per l'esattezza il 79,5% contro l'82,3% del 2011), il 19% ha scelto ospedali privati accreditati (contro il 17,8% del 2011)e il 4% cliniche private (contro il 4,6% del 2011). Proprio il sistema 'misto' - con l'erogazione dei servizi sanitari da parte sia di strutture pubbliche sia private accreditate - risulta essere quello vincente tra i cittadini: l'85% degli italiani sostiene infatti che «ormai le strutture private accreditate fanno parte del sistema ospedaliero complessivo presente sul territorio, e quando ci si deve ricoverare non si guarda se la struttura è pubblica o privata accreditata, bensì si considerano altri fattori come la presenza della specializzazione che serve, la qualità delle prestazioni, la vicinanza rispetto all'abitazione».
 Giudizio complessivamente positivo, infine, delle prestazioni ottenute. In particolare, il livello di soddisfazione vede collocarsi al primo posto gli ospedali privati accreditati con il 92,7% di valutazioni positive nel 2012; gli ospedali pubblici ottengono l'88% di giudizi positivi.