LEGGI E DIRITTI

Abruzzo. Assunzione personale in Regione, Governo Monti impugna la legge regionale

«Violata la Costituzione»

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Chiodi e Pagano

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ABRUZZO. Il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge regionale 48 del 28 settembre scorso dinanzi alla Corte Costituzionale.

Nel mirino è finito il comma 2 dell'articolo 3. Secondo il governo Monti, infatti, la Regione avrebbe violato gli articoli 97 e 117 della Costituzione che riserva allo Stato il compito di fissare i principi di coordinamento della finanza pubblica.
L'articolo 3, comma 2 (proprio quello contestato) stabilisce che ai fini del rispetto dei principi di coordinamento della finanza pubblica vengono escluse le spese relative al personale delle strutture amministrative di supporto agli organi elettivi della Giunta regionale (ovvero il personale assunto negli uffici di diretta collaborazione del Presidente Chiodi; nelle segreterie di assessori, presidente del Consiglio, presidenti di Commissioni, gruppi consiliari…)
Ma escludere queste spese derivanti dai rapporti di lavoro instaurati presso gli uffici alle dipendenze degli organi elettivi della Giunta e del Consiglio regionale contrasterebbe, però, con le stesse disposizioni statali finalizzate al contenimento della spesa per il personale.  Insomma per il governo la “manovra” finanziaria (nel senso di non computare queste spese negli appositi capitoli di spesa) non sarebbe del tutto corretta.
Infatti l'articolo 9, comma 28, del decreto legge n. 78/2010, stabilisce che, a decorrere dall'anno 2011, le amministrazioni pubbliche possono avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni, ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50% della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009.
La disposizione regionale invece, non rispetta «il limite assunzionale» e viola il principio costituzionale che riserva allo Stato il compito di fissare i principi di coordinamento della finanza pubblica.
Inoltre la disposizione regionale, non prevedendo la riduzione delle spese del personale previste «viola i principi di buon andamento e imparzialità nonché il principio costituzionale che riserva allo Stato il compito di fissare i principi di coordinamento della finanza pubblica».
Sarà ora la Corte costituzionale a decidere mentre la Regione deciderà se costituirsi in giudizio e proporre la propria tesi evidentemente contraria a quella del governo.