NUMERI E MORTE

Abruzzo maglia nera. Morti sul lavoro e malattie professionali in crescita

Solo 40 ispettori, ognuno deve controllare 1.400 aziende

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Abruzzo maglia nera. Morti sul lavoro e malattie professionali in crescita
ABRUZZO. In Abruzzo aumentano gli infortuni mortali sul lavoro, 25 casi solo nei primi dieci mesi del 2012.

Alla fine di ottobre di quest’anno sono avvenuti un numero di infortuni mortali pari al 120% di quelli registrati dall’Inail nel corso di tutto il 2011. Con questi numeri, l’Abruzzo risulta essere la regione italiana di gran lunga con il più alto tasso di mortalità sul lavoro in base al numero dei lavoratori. Un triste primato che peggiora, e di molto, la già brutta posizione registrata per la nostra regione nel 2011, quando era preceduta solo dalla Valle d’Aosta e dal Molise.
L'analisi dei dati degli ultimi 15 anni mostra che l'Abruzzo ha sempre superato la media nazionale.
E' quanto emerge dal dossier "Infortuni e malattie professionali in Abruzzo", elaborato da Rifondazione comunista riferito al 2011 e aggiornato all'ottobre 2012.
Il rapporto è stato presentato stamattina da Carmine Tomeo, responsabile lavoro di Rifondazione, dal consigliere regionale Maurizio Acerbo e dal segretario regionale Marco Fars.

LE MALATTIE PROFESSIONALI
Ma ad aumentare non sono solo gli infortuni mortali ma anche la media delle malattie professionali, in rapporto al numero degli occupati, che supera di cinque volte quella nazionale. Nella maggior parte dei casi si tratta di sovraccarico biomeccanico (specie agli arti superiori), ernia discale e ipoacusia da rumore. Specie il primo tipo di tecnopatia è associato agli sforzi ripetuti e sempre più frenetici, tipici della catena di montaggio. Il ripetere per anni piccoli gesti a ritmi sempre più alti conduce inevitabilmente al rischio di contrarre danni all’apparato muscoloscheletrico.
Stando al rapporto l'Abruzzo nel 2011 risulta al terzo posto in Italia per malattie professionali, con 5.714 casi denunciati. A seguire ci sono soltanto Emilia Romagna e Toscana rispettivamente con 7.153 e 5.843 casi . Queste due regioni, però, hanno un numero di iscritti all'Inail superiore rispettivamente di quattro e tre volte rispetto all'Abruzzo.

I CONTROLLI
Sul fronte dei controlli si contano poco più di 40 ispettori che dovrebbero controllare ognuno quasi 1.400 aziende.
Il rapporto a livello nazionale invece e' di un ispettore ogni 850 aziende. La Direzione regionale del lavoro per l’Abruzzo, nel corso del 2011 ha eseguito verifiche presso
5.302 aziende riscontrando irregolarità in 2.913 casi. Non solo, sono stati accertati rapporti di lavoro irregolari per 4.615 lavoratori, di cui 1.229 in nero. Dati che purtroppo confermano quelli dell’anno precedente, segnalando che si tratta di un fenomeno duro a morire. A farne le spese sono spesso lavoratori indifesi, mentre si ingrossano i profitti delle aziende irregolari.

LE FASCE D’ETA’
Solo facendo riferimento allo scorso anno, si nota che ogni 1.000 occupati di 65 anni e oltre si infortunano in 73, contro i 35 di quelli di età compresa tra 35 ed i 64 anni ed i 36 di quelli fino a 34 anni; peggio il dato sugli infortuni mortali: nel 2011, ogni 100.000 occupati ultrasessantacinquenni sono morti in 28, contro i poco più di 3 dei lavoratori più giovani.
Sebbene i lavoratori che hanno raggiunto o superato i 65 anni costituiscano mediamente negli ultimi 5 anni solo l’1,4% degli occupati in Abruzzo, gli infortuni mortali occorsi
loro risultano essere quasi il 9% del totale di quelli denunciati all’Inail abruzzese

«LA REGIONE HA IGNORATO LA QUESTIONE»
Per Maurizio Acerbo la Regione negli ultimi anni «ha completamente ignorato la questione. La situazione - ha detto - e' preoccupante e i toni trionfalistici di alcuni assessori sono fuori luogo».
Un intero paragrafo del rapporto è dedicato ad una raccolta dati di osservatori indipendenti. «Il confronto tra gli infortuni mortali denunciati all’Inail e quelli complessivamente accaduti è sconcertante», hanno spiegato gli esponenti di Rifonazione. Infatti l’Inail, considerando solo i casi di infortuni occorsi ai suoi assicurati riesce a rilevare solo una parte di tutti gli infortuni mortali che avvengono in Italia e nella nostra regione.
«E l’analisi dei dati degli osservatori che abbiamo considerato, mostra l’Abruzzo come la regione italiana dove i luoghi di lavoro sono più rischiosi».

COSA FARE?
A fronte di un quadro così drammatico Rifondazione chiede di mettere in pratica politiche «attive di stimolo e sostegno alla messa in sicurezza dei luoghi di lavoro ed alla diffusione di una reale, concreta ed efficace cultura della sicurezza; aumento degli organi ispettivi; costituzione di un osservatorio regionale della sicurezza sul lavoro. Si tratta di interventi che stante la drammatica situazione regionale sulle condizioni di sicurezza e salute dei lavoratori, non possono essere ulteriormente rinviati».

ABRUZZO INCIDENTI SUL LAVORO 2012