SANITA'

Il Consiglio di Stato rilancia Villa Pini, adesso si pensa alla prossima vendita

La sentenza promuove il commissario Chiodi e il Tribunale fallimentare di Chieti

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4907

Giuseppina Ivone

Giuseppina Ivone

ABRUZZO. L’accreditamento di Villa Pini – dice la sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato l’annullamento deciso a dicembre dal Tar L’Aquila - è un provvedimento con cui il commissario alla sanità Gianni Chiodi «ha raggiunto un duplice obiettivo: non disperdere il complesso dei beni aziendali a tutela dei creditori (dipendenti in primis) e tutelare le prestazioni sanitarie erogate a tutti i cittadini».
 Al contrario, le case di cura Spatocco e Pierangeli (riunite nella Synergo) avevano inoltrato ricorso al Tar sostenendo che la decisione di Chiodi era stato un indebito aiuto al curatore fallimentare Giuseppina Ivone, visto che le era stato restituito l’accreditamento tolto precedentemente a Villa Pini a causa delle inadempienze retributive e contributive.
 Insomma questo accreditamento –secondo le cliniche concorrenti- era illegittimo perché anche il curatore non aveva pagato stipendi e contributi previdenziali arretrati. In pratica Chiodi avrebbe bypassato questa “inadempienza”, distorcendo anche il regime di libera concorrenza. Il realtà il curatore aveva eccepito che era la legge fallimentare ad imporre di non pagare subito gli arretrati ai dipendenti, ma al termine della procedura fallimentare, proprio per la “par condicio creditorum”.
Quindi il suo comportamento definito «inadempiente» era solo il rispetto della legge e non un capriccio a danno dei dipendenti. Perciò nessun aiuto da Chiodi ma la normale applicazione della legge fallimentare. Tesi accolta dal CdS che così scrive in sentenza: «Non è condivisibile il ragionamento del Tar secondo il quale l’accreditamento tutela interessi che sono di competenza esclusiva del curatore e non del Piano di rientro dai debiti, come spetta al Commissario.  D’altra parte – scrive sempre il CdS - già nella sentenza del fallimento di Villa Pini, il Tribunale fallimentare argomentava che la decisione di attivare l’esercizio provvisorio tutelava non solo i creditori, ma anche l’interesse generale alla conservazione dei servizi sanitari erogati dalla società».

SCARTATE LE ARGOMENTAZIONI DELLE CLINICHE E DEL TAR
E’ questo il punto centrale e qualificante della sentenza con cui il CdS ha cancellato tutte le questioni sollevate sia dai ricorsi delle cliniche sia dalla decisione del Tar L’Aquila che li aveva accolti. Senza disperdersi sulle questioni preliminari e procedurali (peraltro assorbite nella discussione sul merito), la sentenza vola alto e affronta il problema generale che è quello della corretta applicazione della legge fallimentare e non quello della tardività dei ricorsi o delle mancate notifiche anche all’attuale gestore di Villa Pini o della libera concorrenza (che peraltro nei servizi in concessione non esiste). Infatti non solo la nuova legge (art. 186 bis) consente all’esercizio provvisorio di subentrare nei contratti con la Pubblica amministrazione, ma «la dichiarazione di fallimento è una evidente cesura con il passato» per cui è errato considerare «transitata in capo alla curatela l’inadempienza della passata gestione».
 Come è un errore sostenere che con questo accreditamento si trovava ad operare nel Sistema sanitario regionale una società senza requisiti. Non è così, argomenta il CdS: sia perché i requisiti c’erano sia perché al curatore «non dovevano essere imputate le preclusioni dell’impresa fallita. Il curatore infatti subentra nella gestione e non è un sostituto del fallito».
 Dunque in sostanza, la decisione della Regione non equivale ad un nuovo accreditamento ad uso del curatore, che è estraneo alle inadempienze. Non è nemmeno una sanatoria e non è illegittimo, ma solo l’applicazione del diverso regime contributivo imposto dalla legge fallimentare.

RILANCIO E FUTURO DI VILLA PINI
«E’ una sentenza “cristallina” », ha chiosato Aristide Police, il legale che ha difeso la curatela. Ora la regolarità dell’accreditamento di Villa Pini rilancia l’esercizio provvisorio e rimette in moto il complesso meccanismo che porterà alla vendita della clinica, la cui asta è prevedibile per la fine di gennaio o i primi di febbraio. Adesso infatti sarà convocato il Comitato dei creditori e poi partirà il nuovo avviso di gara.
In realtà il significato di questo pronunciamento coinvolge non solo l’attività di questa casa di cura che era il fiore all’occhiello della galassia Angelini (e che dava il nome a tutto il gruppo), ma riguarda tutte le altre società che erano state accreditate allo stesso modo, a partire da SanStefar per arrivare a Maristella ed alle altre cliniche già vendute.
Insomma c’è stato un grosso respiro di sollievo in tutti i dipendenti delle società fallite che aspettavano con ansia la decisione per le conseguenze positive che avrà sul destino occupazionale di molti, come era nelle intenzioni del giudice delegato Adolfo Ceccarini e dei colleghi Geremia Spiniello e Nicola Valletta che insieme hanno deciso il fallimento con esercizio provvisorio.
Secondo la teoria del complotto, questo ricorso contro l’accreditamento sarebbe stato l’ultimo tentativo da parte delle altre case di cura private di dividersi le spoglie (rectius: i soldi) dell’ex impero di Angelini. Un tentativo un pò debole e finito in un vicolo cieco, visto che la lettura della sentenza spiega che il CdS ha ribaltato la decisione del Tar solo applicando correttamente e con molto buonsenso la legge fallimentare. E così il CdS è arrivato a conclusioni opposte a quelle del Tar L’Aquila, tanto che alla fine è emerso in modo chiaro che si trattava di un’interpretazione errata ed illogica dell’articolo 7bis della legge regionale 32 del 2007, quello  che aveva permesso la sospensione dell’accreditamento di Angelini perché non pagava i dipendenti.
La ratio dell’articolo, come più volte ha sottolineato l’ex assessore Bernardo Mazzocca che ne è stato l’ispiratore, era la tutela dei lavoratori in caso di mancato pagamento degli stipendi. Quindi il 7bis non poteva diventare di colpo il pretesto per i licenziamenti accusando delle stesse inadempienze il curatore che applica solo la legge fallimentare.
 Chiodi aveva restituito i contratti ed il budget all’esercizio provvisorio «considerata la terzietà del curatore rispetto al passato» mentre il curatore si è opposto ai tentativi di vanificare gli sforzi per rilanciare la clinica e per tutelare i posti di lavoro di Villa Pini e di tutta la ex galassia Angelini. Raggiunta telefonicamente a Milano, l’avvocato Giuseppina Ivone ha rimandato ogni dichiarazione ufficiale a dopo la lettura della sentenza. «Abbiamo vinto»: questo è stato il suo unico commento, insieme al ringraziamento per tutta la squadra che lavora con lei.

Sebastiano Calella

IVONE:«VANIFICATO L’ENNESIMO TENTATIVO DI OSTACOLARCI»
«Di fatto», ha commentato il curatore Giuseppina Ivone, «il Consiglio di Stato ha individuato e duramente criticato i numerosi e macroscopici errori commessi dai giudici amministrativi abruzzesi nell’accogliere i ricorsi delle cliniche private. Nello stesso tempo ha sancito la piena legalità dell’operato del Tribunale fallimentare di Chieti, della curatela e quindi anche dell’Ente regionale. Inoltre i giudici romani hanno svolto un positivo apprezzamento sugli sforzi compiuti da queste istituzioni a tutela degli oltre 600 lavoratori di Villa Pini, degli oltre creditori della Società e soprattutto dei malati,  alcuni dei quali particolarmente fragili quali quelli affetti da malattie psichiatriche. La sentenza fa giustizia di un ennesimo tentativo di ostacolare il lavoro della curatela fallimentare, e dimostra come le decisioni assunte in sede locale non costituiscono mai l’ultima parola potendo essere severamente verificate in sede nazionale».
«Va dato atto all'attuale gestore, Nicola Petruzzi, il quale, sin dal suo ingresso nella clinica Villa Pini, ha dimostrato con i suoi collaboratori doti di coerenza e di trasparenza», ha detto il segretario Ugl Chieti, Leonardo Di Gregorio, «una sentenza che sicuramente induce ad essere ottimisti anche sul versante sindacale nel momento in cui ci sarà da ricollocare quei lavoratori che si trovano tuttora in Cassa Integrazione. Attendiamo con interesse e fiducia i prossimi passaggi della Curatela»

VILLA PINI SENTENZA CONSIGLIO DI STATO