SANITA'

ABRUZZO. Il Consiglio di Stato ha deciso: «l’accreditamento di Villa Pini è corretto»

Annullata la sentenza del Tar L’Aquila che aveva detto il contrario

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Aristide Police

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ABRUZZO. Il Consiglio di Stato ha cancellato la sentenza del Tar L’Aquila che aveva annullato l’accreditamento di Villa Pini, che, invece, risulta ora corretto.

Bene dunque aveva fatto la Regione e più precisamente dal commissario Gianni Chiodi a concedere all’esercizio provvisorio la possibilità di operare nell’ambito del sistema sanitario regionale.
Di converso viene bocciata in pieno la sentenza del Tar L’Aquila che aveva accolto il ricorso delle altre case di cura private secondo le quali questo accreditamento non era legittimo. In particolare veniva contestato il fatto che l’accreditamento era stato sospeso alla precedente gestione di Enzo Angelini perché inadempiente negli stipendi e nei contributi assicurativi. Ma anche il curatore e l’esercizio provvisorio erano inadempienti allo stesso modo – secondo le altre cliniche private - perché al momento del subentro non erano stati pagati gli stipendi ed i contributi.
Il Tar L’Aquila aveva accolto questa tesi, cassando le delibere del commissario Chiodi. Il Consiglio di Stato, invece, ha decretato, con una sentenza di 17 pagine, che l’esercizio provvisorio era meritevole di essere riaccreditato per una serie di motivi che vengono spiegati per esteso, ribaltando completamente il pronunciamento negativo del Tar L’Aquila. 


La sentenza, molto attesa, rende giustizia e dichiara vincitori tutti quelli che avevano scommesso sul rilancio di Villa Pini, sulla salvaguardia dei posti di lavoro e sull’interesse generale dei cittadini ad ottenere comunque prestazioni sanitarie.
Al di là di quelli che risultano oggi “i vincitori” (dal giudice delegato Adolfo Ceccarini, al curatore Giuseppina Ivone e al suo staff, al commissario Chiodi, ai sindacati, ai dipendenti ed all’attuale gestore Nicola Petruzzi) la sentenza è molto importante «perché va a tutelare gli interessi generali – spiega l’avvocato Aristide Police, che ha curato il ricorso al Consiglio di Stato – e non solo quelli della clinica. La sentenza è entrata nel merito della questione accreditamento ed è cristallina. Restituisce una ragione alla tutela dei creditori in generale ed ai lavoratori in particolare, ma salva anche gli interessi dei cittadini assistiti dal sistema sanitario. Noi», continua il legale, «avevamo sollevato anche una serie di pregiudiziali ed avevamo segnalato molte questioni di rito, ma il giudice ha ritenuto di affrontare la sostanza del problema accogliendo la tesi della regolarità dell’accreditamento». Infatti, dice la sentenza, al curatore non possono essere addebitate le inadempienze della precedente gestione, perché «pur se subentra al fallito, non è un sostituto del fallito, ma è un organo del fallimento che in veste di pubblico ufficiale ha l’amministrazione del patrimonio a tutela dei creditori».
Bene ha fatto perciò Chiodi a «scindere le due gestioni» perché il curatore è subentrato nella gestione delle parti “attive” dell’azienda.
Insomma, conclude il Consiglio di Stato, non è condivisibile il ragionamento di chi si opponeva all’accreditamento, siano esse le case di cura che il Tar. E così la sentenza accoglie nel merito la regolarità dell’accreditamento e assorbe in questo modo anche le pregiudiziali.

Sebastiano Calella