Risarcimento Selex. Chiodi: «vicenda disdicevole. Molte cose oscure emergeranno in corso di causa»

«Una delle storie più torbide d’Abruzzo»

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Risarcimento Selex. Chiodi: «vicenda disdicevole. Molte cose oscure emergeranno in corso di causa»

ABRUZZO. «Ci sono tante cose oscure che saranno definite in corso di causa. Io sono contento del fatto che abbiamo messo uno stop ad una vicenda che è veramente disdicevole».
Ieri il presidente Gianni Chiodi è ritornato a parlare della richiesta da parte di Selex Service management di 29 milioni di euro alla Regione. La richiesta effettuata con citazione a giudizio dell’ente pubblico si giustifica in quanto la Regione è socia con la Selex (Finmeccanica) di Abruzzo Engineering, società mista che si è occupata negli anni di progetti tecnologici e di ricostruzione, oggi messa in liquidazione pe volere di Chiodi.
«Quella di Abruzzo Engineering é una delle vicende più torbide nella storia della Regione Abruzzo», ha aggiunto Chiodi che da quasi tre anni non aveva più parlato di presunti raggiri e truffe ai danni della Regione emersi in un Consiglio regionale straordinario.
Finmeccanica ha deciso di attivare la controversia contro la Regione e non contro Abruzzo Engineering, perché ritiene principale responsabile del negativo andamento della società proprio l'ente regionale. Secondo Finmeccanica, la Regione è inadempiente perché non ha attuato le attività previste nel piano industriale approvato nel 2009, per questo ci sarebbero state le perdite negli esercizi 2009 e 2010 di Abruzzo Engineering nata nella passata legislatura per iniziativa dell'ex governatore, Ottaviano Del Turco, con la mission di abbattere il digital divide.
«Selex non è stato un terzo estraneo», ha aggiunto Chiodi, «ma assolutamente partecipante anche nella fase delle strategie ed ha le sue responsabilità che non oserei a definire gravi. Sulla questione si pronunceranno i giudici, la Regione resisterà auspicando che si faccia la più ampia chiarezza su Ae e sul rapporto con il socio Selex. Ae è una società in liquidazione per i debiti che ammontano a 19 milioni di euro, che non possono essere ripianati dagli abruzzesi».
Finora non vi è stata alcuna chiarezza sulle vicende di cui si parla a mezza bocca da anni, forse perché (sempre mutuando le parole di Chiodi) «tutti i partiti ne hanno approfittato per fare clientelismo», utilizzando Abruzzo Engineering come contenitore da riempire per sfruttare il consenso elettorale che ne derivava. Che vi sia volontà bipartisan a salvare la società e dunque a non cercare chiarezza lo si è visto più volte, ed ogni volta che si è palesata una difficoltà di questa società (che pure assomiglia a tantissime altre società pubbliche) ed il pericolo di perdita dei posti di lavoro. Lo si è visto due anni fa al momento della decisione della messa in liquidazione e lo si vede oggi. Altro aspetto eclatante è che il consiglio regionale votò l'istituzione di una commissione d'inchiesta che non si è mai riunita.
Se scarso allora è l’interesse dei consiglieri regionali a capire cosa sia successo e se effettivamente, come dice Chiodi, vi sia stato una ipotesi di truffa ai danni della Regione, molto alto è l’interesse affinchè vengano girate commesse alla società per offrirle ossigeno utile per continuare ad esistere. In passato, però, proprio questi affidamenti diretti sono stati sanzionati mentre oggi per alcuni questo orientamento potrebbe essere superato.
Il capogruppo Pd, Camillo D’Alessandro si è detto sconcertato per la realtà che è emersa dalle parole di Chiodi che non coincide con quella prospettata invece dal collegio dei liquidatori presieduto dall’avvocato (nominato da Chiodi) Francesco Carli secondo il quale sarebbe possibile oggi per Abruzzo Engineering avere commesse dalla Regione.
Il problema come sempre è la salvaguardia dei posti di lavoro (100 ex lsu, 100 entrati anche a chiamata diretta) e non come sia stata gestita una società a maggioranza pubblica e per quale ragione molti progetti siano stati pagati e non realizzati (come il famoso anello per portare internet veloce in Abruzzo) o realizzati male. Il flusso di denaro passato da Abruzzo Engineering potrebbe essere anche di molto superiore a 500 mln di euro.